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Un gruppo di autori residenti a Bologna sotto lo pseudonimo attivista “Luther Blisset” scrive un romanzo in cui si descrivono 30 anni di lotte ai poteri temporale e spirituale e la loro repressione, decine di personaggi, 600 pagine che ti scorrono via in un lampo, tradotto in 14 lingue, la prima opera pubblicata da una major con una formula anti-copyright.
Da quando Lutero il 31 ottobre 1517 affisse le sue 95 tesi alle porte della Cattedrale di Wittenberg l’Europa non sarebbe stata più la stessa: da Thomas Müntzer e la Rivolta Contadina al Movimento Anabattista, dalla banda di Batenburg degli Armati della Spada alla comunità Loista di Anversa. Dal mercato sotterraneo di libri dissidenti, all’anabattismo italiano.
“Eresie, insurrezioni, battaglie, duelli, amori, amplessi, vendette, processi, roghi e piani mandati all’aria da imprevedibili rovesci del destino” [dal sito di Wu Ming, il nuovo nome collettivo degli autori].
Due personaggi inventati, due nemici, percorrono fedelmente 30 anni di storia Europea colma di personaggi ed eventi reali.
Un romanzo politico assolutamente attuale, chiave per leggere i nostri tempi.
Un romanzo insanguinato, duro.
Non pensavo che esistesse un libro tanto enorme, meraviglioso, infuocato come questo.
Non è un libro che tutti gli stomaci e tutte le mentalità possano tollerare.
Tra i migliori che siano mai stati scritti, secondo me.

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PREOCCUPATISSIMO per le riforme costituzionali e sulla libertà in internet che questa destra SCELLERATA vuole fare, DISGUSTATO dalla tiepidezza con cui il PD fa opposizione, FRASTORNATO dalla gente che ignora o addirittura appoggia ciò che così chiaramente è marcio, DECISO a cambiare il nostro tipo di gestione del potere con uno più condiviso che passi dalla CONSAPEVOLEZZA delle persone comuni e dalla loro CAPACITÀ CRITICA, che è esattamente ciò che non si insegna a scuola.

È come se ci fossero 2 strade che la mia consapevolezza può intraprendere… che la mia concezione di me può intraprendere.
Anzi ci sono molte, moltissime strade.
E in base a quale è quella percorsa io mi percepisco diversamente e mi si prospettano dinnanzi possibilità del tutto diverse, ed io, io stesso sono diverso ed ho capacità completamente diverse.
Ed è così che la mia mente fissa i miei limiti, le mie sensazioni, le mie possibilità.
È come se ciò che sono fosse tremendamente legato a ciò che io immagino, alla mia immaginazione.

Gli ecovillaggi sono una roba ganzissima: perché sono perfettamente integrati nell’ambiente in cui sorgono, perché ci vivono persone che condividono gli stessi principi di base, perché hanno un nome figo.
Ce ne sono alcuni che sono sostenibili al 100%, cioè inquinamento zero, roba da urlo.

Io personalmente sono assolutamente favorevole all’espansione del numero di insediamenti umani ecosostenibili – come gli ecovillaggi – e all’instaurazione di reti fra questi.
Anzi a dirla tutta uno dei posti in cui vorrei vivere in futuro è proprio l’ecovillaggio. (In realtà, vorrei anche rombare per il mondo con la mia moto sferragliante, con al seguito la borsa degli attrezzi di medicina, una penna e un quadernaccio, attrezzi per la moto, fogli da disegno e i miei pennelli. BRUMMM!!!!)

… tuttavia però forse c’è da ragionare… ci sono troppi esseri umani al mondo per pensare di poter vivere tutti negli ecovillaggi, e d’altra parte non si capisce neanche perché si dovrebbe smettere tutti di vivere nelle città… molti le ritengono sistemazioni di gran lunga preferibili a dei piccoli villaggi sperduti, ed è giusto così, ognuno vive dove vuole!
… anzi anch’io non vorrei mai lasciare del tutto la città.

Quello che mi piacerebbe, però, è che le città fossero più a misura di uomo e di ambiente.

Sarebbe bellissimo vivere in città verdi, ricche di benessere, animali, giraffe, meno macchine, eccetera eccetera, in cui tutti si interessano di tutti, anche degli sconosciuti: mi piace pensare alla mia città ideale come un luogo in cui – prima di tutto – la gente è davvero interessata alle altre persone e a tutto il resto… ecco, io credo che questa sia la cosa più importante, non credo affatto che i problemi del mondo d’oggi siano di livello tecnico.. per la verità, sospetto che abbiamo tutta la tecnica che ci serve per far andare le cose per bene. cioè, per vivere tutti con tutto ciò che ci occorre e per far andare avanti le cose attorno a noi.
Basta pensare alla vecchia storia che nel mondo c’è abbastanza cibo da sfamare tutti, ma l’80% delle persone della Terra vive con solo il 20 % delle risorse totali, e viceversa.
Se la gente fosse davvero interessata agli altri, queste disparità non ci sarebbero. Il resto sono chiacchiere, i problemi di cui solitamente si discute sono importanti, ma non sono i veri problemi: siamo un popolo che chiacchiera ancora di destra e sinistra, di tav o non tav, di immigrazione ecc., e facciamo bene a parlarne, ma dovremmo farlo dopo aver garantito il necessario a tutti.
perdiamo tempo dietro a cose importanti e cazzate, trascurando l’essenziale.
Schizofrenia sociale, siamo pazzi.

Il mio mondo ideale invece è fatto di persone che si vogliono bene, più consapevoli… la mia città ideale è fatta da gente che è capace di andare a trovare all’ospedale il parente del perfetto sconosciuto conosciuto al bar quella stessa mattina.

e vabbè questo è il sogno, l’utopia. bisognerebbe anche spogliarla del buonismo di cui sono capace, dell’ipocrisia, e affrontare i vari problemi che si frappongono alla sua realizzazione. ma nonostante questo credo ancora che il problema principale – forse l’unico vero problema – sia la mancanza di interesse verso gli altri.

Patch Adams, Gandhi, altra gente con le palle, dicono che per cambiare il mondo bisogna trasformarsi nel cambiamento che vogliamo vedere nella nostra società
Pensare al proprio mondo ideale, pensare al sé stesso in quel mondo ideale, e poi diventarlo
Patch dice che è un importante passo, che è il passo

Mi pare plausibile

In cosa io non sono il mio io ideale:
– Mi arrabbio spesso
– Non sono così felice
– Non sono realmente interessato agli sconosciuti
– tanto altro.

Come sempre c’è da lavorare su sé stessi

riporto una critica all’idea che lanciavo qui da parte di un mio carissimo amico (e proprio per questo gli rispondo in modo colorito),
la posto perché è una critica giustissima che credo che molti condividano, e mi dà la possibilità di rispondere:

per quello che riguarda il forum ti dico che c’ho capito poco, ossia a me lo sai mi piace di più fare che parlare per cui tu segui il forum, […] poi se hai idee fammele sapere, comunque se ci sono dei ragazzi giovani che affrontano temi importanti come quelli del mondo ideale male non fa, secondo me serve a poco ma meglio farlo che no.

macché, non c’hai capito un cazzo!
non è per parlare ma per fare
intendo creare 2 sezioni distinte: una è quella in dove come dici te si chiacchiera, e sì serve ma serve a poco
la seconda è quella in cui oltre a manifestare quello che si desidera ci si scrive anche delle chiare strategie per ottenerlo, e poi si fanno (per fare un esempio, quello della maglietta contro il razzismo ne è uno)… la speranza è che così si possano incontrare tante persone con desideri simili e con cui FARE
è uno strumento per fare

nonostante non tu debba certo per forza dedicartici anche te cerco di farti capire meglio
wikipedia te lo sai cos’è no? come la consideri? fare o parlare? per me in questo caso è le 2 cose insieme: infatti creare un’enciclopedia libera, più grande e in alcuni casi + approfondita della treccani (è il nome di un’enciclopedia famosa se non tu lo sapessi, non sono Fufi, Rocky e Ringo!), con un livello di accuratezza in genere pari a una normale enciclopedia e senz’altro molto più aggiornata, e quindi diffondere cultura e conoscenze è un esempio bello di come internet possa far sì che la gente si organizzi e sviluppi “prodotti” di pari livello o anche superiori a quelli delle più grandi industrie del settore (attenzione non dico poche persone che dall’alto scrivono un’enciclopedia per tutti gli altri (senza niente voler togliere a questa cosa comunque meravigliosa): dico la massa stessa che si autoorganizza e crea un prodotto per sé stessa!)

ora te cerca di capire bene quello che voglio fare io, perché secondo me non hai capito una mazza se mi rispondi “parlare”
cerca di comportarti in maniera intelligente per una volta – dico: sforzatici! -: non ho assolutamente idea di come fare ma una delle cose che ho in mente è questa: prova a immaginare intere popolazioni che si autoorganizzano direttamente senza più bisogno di intermediari… perlomeno non ai livelli dei giorni nostri, senza cioè un manipolo di pochi potenti (per carità spero ci siano le eccezioni!) che vivono in maniera completamente distinta dal popolo, che non sanno neppure vagamente che cosa vuol dire essere “popolo”, che nel peggiore dei casi si approfittano e si incollano alle proprie poltrone… bene uno degli obiettivi è rendere il potere del popolo maggiore,
cioè far sì che le genti NORMALI abbiano maggiore influenza sulla società (no, non mi dire che oggi ce n’hanno tanta.. in certi casi sì ma ti faccio un esempio: quando l’America fece guerra all’Afganistan non considerò minimamente l’opinione pubblica mondiale… ma nemmeno degli Americani! quando scoppiò la guerra la > parte degli americani era contraria! tuttavia bush la fece iniziare lo stesso! poi l’opinione pubblica – che è scivolosa come una saponetta – ebbe modo col tempo di cambiare direzione più di una volta, ma il punto è: come si permise di dichiarare guerra a un altro paese senza che il proprio popolo fosse d’accordo? ma funziona per davvero questa democrazia o ha bisogno quantomeno di migliorie?… ma a te sembra normale che un governo faccia qualcosa nonostante il proprio popolo non voglia?
pensaci, ma te lo chiedo di nuovo: pensaci davvero, anche nel caso lo sapessi di già, pensaci di nuovo una volta, perché io questa non me la spiego, perché a me sembra davvero TANTO grave… cioè, mi lascia impotente, esterefatto, allibito…

mi pare incredibile che chi ci governa faccia dichiarazioni come questa senza scatenare una insurrezione popolare,
ma viviamo nel paese delle paperelle?

e sia chiaro non me ne sbatte il cazzo di prendere le difese della sinistra, per favore per una volta cerchiamo di accantonare queste cazzate di destra e sinistra, ok?
posso perlomeno non condividere la violenza come mezzo per far valere le proprie idee? (fossero anche giuste, cribbio!)

questa cosa è da cambiare
non importa se è utopico, se non so come fare: c’è da cominciare
internet è in grado di fornire gli strumenti per espandere informazione ma soprattutto per organizzarsi…
un po’ alla volta sto cercando di creare un sistema che un giorno diventi parte fondante del governo di un popolo, che un domani sia talmente tanto ben fatto che le persone lo utilizzeranno per autoamministrarsi…
ti immagini se tutti (o quasi) gli uomini e le donne del mondo si potessero organizzare in un sistema che nascesse dai loro desideri?
una delle sfide più grosse è far convivere fra loro idee contrastanti
un’altra è quella di diffondere capillarmente una corretta e libera informazione per rendere le persone in grado di scegliere con più coscienza e consapevolezza
è già possibile cominciare a discuterne e tentarvi soluzioni

ti è mai capitato di pensare “vorrei che il mondo fosse così”, “vorrei che i miei vicini avessero tutti i giorni da mangiare”, vorrei che le ricchezze fossero distribuite meglio ecc.?
sto cercando di cambiare queste cose non solo nel piccolo ma anche nel grande, in quanto le 2 cose non sono separate e vanno portate avanti tutte e 2… sto cercando persone con gli stessi obiettivi e idee geniali con cui attuare dei piani semplici e funzionanti
non voglio “parlare”

non so se puoi capire
certo non voglio obbligarti a farne parte
cerca di capire solo che sto cercando un modo di cambiare le cose in grande
e proprio perché sono solo un bischero sto cercando aiuto su internet: “oh tutti voi che vi rendete conto di quanto siano ridicoli i miei mezzi e di quanto sciocca la metà delle cose che dico: se pure però sognate anche voi un mondo in cui finalmente vigano PACE, GIUSTIZIA, anche tutte le CAZZATE che volete, QUELLO CHE VI PARE, ma non PERSONE CHE CON PIU’ FACILITA’ DEGLI ALTRI POSSANO RAGGIUNGERE I BENI ESSENZIALI, ma non INTOLLERANZA, ma non RAZZISMO né PREGIUDIZI né POVERTA’ né NOIA, né QUEL CHE VI PARE allora aiutatemi a raddrizzare le cose che fo storte e a cercare i mezzi giusti per creare un mondo migliore”

come dire: “dato che sono sinceramente interessato a crearlo non limitatevi a dirmi che sto usando i mezzi sbagliati, aiutatemi a trovarli giusti”

aggiornamento (10/04/2009): a qualche giorno di distanza, come è giusto che sia, ho evoluto il mio pensiero e ci tengo a rafforzare che non penso ci sia una reale distinzione tra parlare e fare, perché le 2 cose si trovano congiunte nelle persone che hanno un atteggiamento propositivo. Cambio così idea dicendo che la sezione in cui si chiacchiera non solo serve ma serve anche a tanto se si discute sul proprio mondo ideale: se tutti lo facessimo regolarmente con spirito costruttivo questo mondo sarebbe MOLTO più colorito di quello di oggi. La separazione fra parola e azione diventa una chiavica in coloro i quali non hanno il cervello scollegato dal corpo.

chiedo poi scusa a tutti coloro ai quali abbia dato fastidio il tono un po’ acceso del mio post, spero non me ne vogliano e che comprendano le sensazioni che provavo. spero inoltre che possano leggere oltre quello che ha dato loro fastidio e carpirne i contenuti.

invito infine tutti quelli che non si trovano d’accordo con quello che quivi sostengo a manifestare il proprio dissenso e a argomentare le proprie considerazioni. ogni commento è sinceramente il benvenuto. 🙂

progettando il mondo

ho una proposta ditemi se vi garba e se pensate sensato dedicarle tempo

pensavo di creare un wiki, cioè una cosa come wikipedia in cui chiunque può scrivere e contribuire, a differenza di questa però non sarebbe una enciclopedia bensì una specie di laboratorio di progettazione della nostra società ideale, vorrei che ciascuno di noi che crede nella possibilità di creare un mondo migliore vi partecipasse discutendo e proponendo

i principi dovrebbero essere quelli di desiderare qualunque cosa, senza vergogna né ritegno, e poi discutere se è possibile e come realizzarla

vorrei che il laboratorio riguardasse temi ben precisi, cruciali, quali:
la sanità ideale
la scuola ideale
la politica ideale
il sistema d’informazione ideale
eccetera

forse ci dovrebbe essere un forum in cui ciascuno propone e si discute sulle varie proposte, e poi una wiki in cui venissero raccolti i contenuti che emergeranno, comunque ulteriormente aggiornabili

non importa trovare uniformità di vedute su, per es., la scuola ideale che vorremmo: va bene che ci siano una varietà di proposte e di scuole ideali differenti: si metteranno insieme in una unica “scuola ideale” tutte le proposte complementari fra loro, mentre si creeranno più “scuole ideali” in tutti i casi in cui le proposte non potessero coesistere assieme in un unico progetto: una cosa basilare del mondo che io vorrei è la sperimentazione: da una parte apriamo una “scuola ideale”, da un’altra parte un’altra scuola ancora e via dicendo… è giusto così: non esiste qualcosa di ideale per tutti…
a tal proposito manifesto un mio desiderio, una componente del mio mondo ideale: che ciascuno, nel proprio ambiente, fosse responsabile dell’ambiente stesso.. nelle sue regole e nelle sue caratteristiche… che ciascuno contribuisca in maniera attiva alla creazione del posto in cui vive e lavora. Ho uno splendido esempio che illustra questo mio desiderio: nell’Ospedale di Ponte a Niccheri, a Firenze, c’è un bellissimo reparto di oncologia, in cui gli infermieri sono contenti, i medici anche, i pazienti anche: di speciale c’è che il reparto è stato fortemente voluto così (anche nella struttura) dalle persone che ci lavorano e vi sono ricoverate: basta pensare che l’architetta che l’ha disegnato era una paziente del vecchio reparto sul quale sorge il nuovo di cui sto parlando, disegnato da lei… io ci sono stato e vi garantisco che si respira tutta un’altra aria rispetto agli altri reparti, nonostante che chi ci va non sia certo malato di raffreddore… Spero che sia ancora un reparto così.

ci dovrebbero essere pochi princìpi, è lecito discuterne, per ora mi vengono in mente i diritti universali dell’uomo… e dell’ambiente… pochi principi universali insomma che dovrebbero guidare l’intero progetto

il sogno che ho è che l’idea esplodesse al di fuori di noi che la iniziamo e raggiungesse, semplicemente, tutta la società… una società orizzontale che si governa da sola, senza limiti di frontiere né lingua (il progetto sarebbe portato avanti in più parti del mondo possibile, ciascuna sezione con la lingua locale). L’ultima cosa che vorrei è che quelli di noi che ci staranno e la inizieranno divenissero i “padroni” dell’idea. No, il suo senso è completamente nell’ottica del servizio e della parità fra individui, e esattamente come wikipedia deve rimanere completamente aperta, e una volta resa pubblica diviene di tutti, anche di chi la pensa diversamente da noi.

Dovremo quindi stare bene attenti a stilare dei bei e semplici principi.

Certo ci sono delle difficoltà ma non le trovo insormontabili. Credete possa funzionare?

Per la blogoclasse poi ho una ulteriore proposta, una cosa molto semplice: che ne dite di aprire una specie di “farsi regali a vicenda?” in cui ciascuno offre quello che può dare e scrive quello che desidera così da stimolare gli altri a regalarglielo e va a cercare se c’è qualcuno che offre qualcosa che gli piacerebbe avere: da un libro a un ritratto, da un corso di fotografia gestito da uno studente a ospitalità per viaggi. mi pare bello che un programma del genere si possa sviluppare in una scuola… io e la mia ragazza offriamo a chiunque lo desideri ospitalità a valencia in casa nostra per un fine settimana, vitto e alloggio inclusi, fino a un massimo di 2 persone per fine settimana. questa è la nostra prima offerta.
Questo progetto dei regali non è un’idea mia lo si trova in molti contesti per es. sul blog di jacopo fo, ma anche in molte altre realtà di condivisione, per esempio si trovano molte di queste idee in un bel libro di Heidemarie Schwermer: Vivere senza soldi
Pensavo comunque che possa essere d’aiuto a rafforzare le connessioni fra di noi e che sia anche più facilmente realizzabile tra di noi rispetto a analoghi progetti su larga scala in quanto si svilupperebbe fra una rete di amici, e quindi con più fiducia alla base.
Comunque sia, l’invito a partecipare è comunque aperto a tutti! (belli e brutti!)

fatemi sapere cosa ne pensate

(aggiornamento: è stato creato il forum: http://liberoesperimento.forumattivo.com )

È fondamentale la capacità di lasciare la fantasia libera di agire e desiderare follemente, altrimenti non riproporremo altro che i vecchi sistemi falliti.

difficolta-nel-dire-nuove-cose

1 ) Il vero progresso, l’idea che cambia il mondo, sono quasi sempre ritenuti folli o quantomeno irrealizzabili fino a che inaspettatamente non vengono realizzati.
I loro detrattori hanno un termine molto efficace per accantonare l’innovazione: “utopia”.
Questa è una parola potente che etichetta l’idea nuova come un qualcosa di magari bello ma sostanzialmente irrealizzabile, per cui è ingenuo e con la testa fra le nuvole chi vi si dedica.

2) L’ultima volta che ho trovato tali resistenze mi è successa l’altra sera parlando della possibilità di vivere in una società senza nessun governo centrale in favore di una società open source ossia autoorganizzata dai cittadini in maniera diretta, e della possibilità di vivere in un mondo senza frontiere.
Certo c’è da chiedersi se fossi io e non loro a non capire la sostanziale ragione della parte avversaria, tuttavia c’è da domandarsi anche perché, dato che le resistenze le ho trovate non appena mostrato il concetto, non mi è stato per nulla facile neppure parlare di queste possibilità.

3) Ma perché succede questo?
Secondo me, ognuno, nella sua testa, ha cose a cui proprio non riesce ad arrivare.
Semplicemente non riusciamo a andare fuori dai binari sui quali siamo abituati a pensare.
Nei casi più eclatanti proprio non si riesce a notare cose evidenti, davanti agli occhi di tutti… e capita così che gli echimesi classifichino il ghiaccio in una 15ina di tipi diversi mentre gli Aztechi avevano una sola parola per indicare il ghiaccio, la neve e il freddo… semplicemente perché ciascuno conosce la realtà in base a quelli che sono i suoi interessi, che dipendono certo anche dalle proprie esigenze, ed è ovvio che un Eschimese sia molto più interessato al ghiaccio di un Azteco, perché l’uno ci vive, mentre all’altro gli serve a ben poco.
Alla stessa maniera, chi vive pensando a alternative all’attuale sistema, vedrà cose che chi vive muovendocisi dentro probabilmente non vede (e viceversa!).

Da qualsivoglia parte del “sistema” si guardino le cose, raramente qualcuno è disposto a mettere in discussione la propria realtà, perché anche i propri giudizi ossia quello che reputiamo giusto e sbagliato si basa su questa.
Scoccerebbe capire di aver difeso l’idea sbagliata tanto a lungo e tanto fortemente.
(Oh! Sia chiaro, questo vale anche per me ovviamente! Tante volte purtroppo sono io che unn’intendo niente d’icché mi dicono, eh!?)

Ora questa non è certo una scoperta mia, può anzi sembrare un’ovvietà: tutti sanno che gli innovatori all’inizio vengono osteggiati e poi applauditi. Tuttavia questa conoscenza è meramente nozionistica: ci rimane infatti molto difficile tirarci in causa e comprendere che a volte quello che reputiamo dire idiozie sta dicendo le ovvietà di domani.
Succede così che persone a cui si cerca di spiegare una cosa, magari anche semplice, proprio non l’afferrano o al massimo la confondono per un’altra e rispondono fischi per fiaschi.
È abbastanza frustrante, soprattutto quando si cerca di comunicare qualcosa a cui abbiamo pensato a fondo e che reputiamo importante…

4) Al contrario i bambini, che non hanno ancora consolidato molti “binari mentali”, e quelli che sanno mettersi nei panni degli altri e dubitare delle proprie opinioni, in genere non hanno problemi ad ammettere la possibile realtà di idee anche folli. Perlomeno se lo domandano. Questo nel bene e nel male li rende più capaci di riconoscere la plasticità del sistema in cui viviamo, ossia di comprendere che questo è un prodotto delle scelte dell’uomo, quasi mai forzatamente univoche, e quindi solo una delle possibili maniere di organizzare la società.
Il denaro è un opcional.
I confini sono un opcional.
I governi sono un opcional.
Anche la carta igienica è un opcional!
Ciò non significa che queste cose siano sbagliate o dovrebbero essere eliminate, ma solo che probabilmente è possibile immaginare e creare alternative in grado di dare gli stessi benefici per cui esse sono nate e che ciascuna di esse dà.

E magari, alle volte, sarebbe meglio fare il cambio.

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Questo sito in perenne modifica si propone di fare e dire tante cose e quindi si suppone che tante volte sbaglierà. La creatività presuppone la libertà di fallire, il cambiamento sociale anche. Un richiamo a questo concetto (e a molti altri) si trova anche in questo bel video qua! Permettersi di fare errori è forse il miglior modo per correggerli. Dato poi che di errori ne faccio tanti e che il mio pensiero è perennemente in evoluzione, non è difficile che al termine di un mio post possiate incontrare un aggiornamento scritto in rosso. Siete caldissimamente invitati a esporre critiche dubbi consensi e quant'altro di civilmente espresso al fine di contribuire all'aggiornamento e al perfezionamento dei miei pensieri! GRAZIE!!!

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