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questo post è in risposta a questi commenti qui, e fondamentalmente a questo di iamarf:

Le cose vive (FB o qualsiasi altra rete) sono cose composte da una moltitudine di cosine vive (gli umani) a loro volta composte da moltitudini di cosettine vive (cellule) a loro volta costituite da moltitudini di altre cosettine (organelli ex microorganismi) e reti di cicli biochimici intrecciate le une con le altre …

Poi, più precisamente, le cose vive non sono poi in realtà *cose* bensì *processi* nei quali un insieme di forme in relazione funzionale fra loro mantiene una certa stabilità grazie ad un flusso entrante di materia ed energia ed un altro flusso uscente di materia ed energia.

mi sento confuso – stupido? – può darsi, ma sono immerso in questo nuovo mondo che non conoscevo

sistemi emergenti?” certo, ne ero già venuto a conoscienza, e m’affascinano e mi ci faccio anche dei bei trippi
reti vive?” perché no, sono circa 6 anni che ipotizzo che in base alla definizione che ci diamo di vita si possa considerare *processo* vivo l’insieme “virus-cellula infettata” se non il virus in sé e per sé… non è di per sé questa una piccola rete viva?
mannaggia alla distruzione delle creatività per mano della scolarizzazione?” anche sì, ricordo come fosse oggi quando -guardando fuori dalla finestra, alle superiori- mi venne una gran voglia di uscire di classe e sortire dalla scuola, libero, in quel momento, fuori da quelle mura, e lo feci, presi fagotto e me ne andai con alle spalle le urla della professoressa e davanti una gran soddisfazione

eppure questa concezione della rete viva, ancora, mi sfugge

-stupido?- può darsi, ma ho bisogno di interiorizzarla, perché con la testa il concetto l’ho capito – un po’ – a dispetto di quel che può sembrare, ma me ne sbatto, perché la testa è in grado di trovare molte obiezioni a qualunque tesi, anche alle tue, alle vostre, alle mie, la testa non vede ragioni, le produce forse, ma non le vede, è forse in grado di partire da un punto che nessuno sa chi glielo dà, quel punto di appoggio, alla testa, da cui partire, ma da lì parte e crea teorie, e crea ragioni, e così vedo con la testa tutta questa storia delle reti vive: teorie: belle, affascinanti, teorie

no non importa se sono stupido o no, qui in questa faccenda ci voglio vedere chiaro in altro modo, bisogna che lo capisca in altro modo, perché capirlo con la testa vorrebbe dire sposare una teoria, e io per partito preso non sposo neppure la teoria di non sposare teorie per partito preso, ma l’unico modo di vederci chiaro, in questa rete viva, è continuare a navigare attraverso questa *vita*

ne riparleremo quando sarò in grado di riparlarne, questa volta non posterò senza aver aspettato a sufficienza, l’unica maniera di imparare questo genere di cose è percorrere

considera questo il mio contributo all’assignment 3: ooh l’ho letto a fondo quel pamphlet, ce n’avrei di cose da dire, obiezioni da sollevare, ringraziamenti da formulare, ma sospendo tutto, tutto fino a che non avrò le carte in tavola per farlo, da ora in poi sì che giocherò col web
lo tratterò come una cosa viva
aspettatevi disastri*

ti va bene come contributo questo andrea?

da sandro, un ragazzo che dall’erasmus aveva come desiderio una cosa che comprendeva quella di creare una rete orizzontale di persone che potessero cambiare il mondo anche in verticale, che cioè influisse anche sulle istituzioni sconvolgendole e riassestandole dall’interno, e che per questo ha deciso di sostenere un’altra volta l’esame di informatica, a gratis, senza nessun vantaggio formale, la materia considerata più inutile in tutta l’università di medicina, ma solo non sapeva che entrando in questo genere di rete avrebbe trovato una cosa ancora più grande di quella che immaginava, di una complessità imparagonabilmente maggiore, dalla quale è rimasto fondamentalmente sbigottito, perché fondamentalmente è un ragazzo sensibile all’immensità

ora sandro è confuso e giocherà col web

– sarà stupido? –
può darsi

*intendo per disastri non i disastri tipo il titanic o cose così, ma stravolgimenti!

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