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NOOOOOOOOOOOO avevo sbagliato tutto, o quasi! Non c’è da aspettare + di tanto quando si tratta di blog, bisogna buttarsi, inutile trovare un punto da cui cominciare, inutile avere la consapevolezza che tale punto è provvisorio, e sarà destinato a stravolgimento nel corso del procedere del blog…. impossibile trovare un punto “perfetto” da cui partire, neppure quello in cui si ha coscienza che si è solo a un punto provvisorio, modificabile!

c’è sempre qualcosa da migliorare, plasmare, modificare… se uno aspetta di trovare un inizio perfetto non comincerà mai!

mannaggia a questa mania di perfezione, mannaggia a questa ansia di dover controllare tutto, sapere tutto, azzeccare sempre tutto… a tal proposito voglio citare un paio di cose,

la prima è del mio caro professore di informatica dell’università di medicina, Andreas Formiconi, che mi azzardo con fierezza a chiamare amico, proviene da qui, una bellissima riflessione sulla vitalità della rete, e sulla difficoltà che abbiamo, nell’epoca moderna, a riconoscere le cose vive. Ancora non l’ho finita di leggere ma non tarderò a farlo. Eccola, parla di un ansia molto simile alla mia. Andreas la attribuisce alla “scolarizzazione della società”.

La passeggiata nel bosco
Sia andando in cerca di connessioni che coltivando quelle selezionate, può venire molto facilmente l’ansia di non poter affrontare una quantità così grande e soprattutto di perdere qualcosa nella vastità della quale non si scorgono i limiti.
Un altro effetto della scolarizzazione: voler vedere i limiti del territorio, avere bisogno del manuale, voler sapere tutto ciò che serve. Questa è una malformazione di origine scolastica. La vita non è così. Mai.
Queste ansie sono emerse con evidenza nel corso online sul “connettivismo e la conoscenza connettivistica” tenuto da George Siemens e Stephen Downes nel semestre autunnale di quest’anno.
Durante la seconda settimana del corso proposi la metafora che traduco qui di seguito.
Pare , forse non sorprendentemente, che molti di noi si trovino disorientati e talvolta infastiditi dalla struttura caotica del corso.
Ebbene, facciamo una passeggiata in un bosco e rilassiamoci … cosa vuol dire conoscere un bosco?
• conoscerne il nome?
• conoscere tutti i sentieri del bosco così da poter tornare indietro con sicurezza in qualsiasi condizione?
• conoscere tutti i tipi di alberi, piante e animali che lo popolano?
• conoscerlo così da poterci cacciare animali selvatici?
• sapere se in qualche sua parte scorre dell’acqua sotto il suolo?
• sapere dove e quando ci si possono trovare dei buoni funghi?
• sapere che vi ebbe luogo un importante fatto storico?
• sapere che vi trovò ispirazione un poeta famoso?
• essersi innamorati di qualcuno in quel luogo?
Oh, quanti modi diversi ci sono di conoscere quel bosco, alcuni richiedono una vita intera, altri pochi istanti.
Tuttavia, nessuno può credere che per conoscere quel bosco sia necessario conoscerne esattamente tutti gli alberi, uno per uno, le loro forme, età e posizione. Tutte le piante. Tutte le foglie di ciascuna pianta. Tutti gli animali e dove si trova e cosa fa ciascun animale in ogni istante. Tutte le pietre. Tutte le
particelle.
Certo che no! È semplicemente troppo e del resto, potrebbe essere desiderabile un simile tipo di conoscenza? No, questo tipo di conoscenza completa e dissennata è certamente meno desiderabile di una qualsiasi delle precedenti.
No, quello di cui abbiamo bisogno è di trovare ciascuno il proprio percorso per conoscere quel bosco. I modi di conoscerlo sono illimitati e ciascuno può impiegare un sistema di concetti diversi per conoscerlo. Un sistema diverso di connessioni. Una rete diversa di connessioni. Persino la stessa persona in momenti diversi può ricorrere ad un diverso sistema di concetti per conoscere
quel bosco.
In ogni caso, qual è il modo migliore per raggiungerne quella vostra particolare conoscenza? Semplicemente godendosi una passeggiata, una, due, molte volte e andando dove vedete qualcosa che vi piace. Col passare del tempo conoscerete quel bosco nel vostro particolare modo.

La seconda citazione è di Leo Buscaglia, ma ora non la riporto: quando ritornerò a casa, in Italia, cercherò il suo libro, Vivere Amare Capirsi, e la copierò in questo post, ma prima di allora, nisba. Diceva però + o – che non apprezzava + tanto la perfezione, in nome della quale un monte di noi si rovinano, vedi per esempio una quantità di ragazze/i che non apprezzano il proprio corpo perché non paragonabile a quello dei loro modelli di riferimento. Io stesso ho avuto problemi in tal senso per cui so di cosa parlo.

Nel prossimo post spiegherò il senso di questo blog, e cercherò di farlo in modo divertente.

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