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“Se avrai Fede entrerai in Paradiso, altrimenti andrai all’Inferno!”
“Voglio aver Fede, Padre! Mi dica cosa devo fare!”
“Devi fare la Volontà di Dio, Figlio mio!”
“Mi dica Padre, qual è la Volontà di Dio?”
“Per conoscerla devi affidarti alla Parola di Dio, messa per iscritto nelle Sacre Scritture dagli Uomini che Lui ha scelto, ed affidarti nella sua giusta interpretazione al Capo della Chiesa: in materia di Fede Egli è infallibile!”
“Va bene, Padre, ma chi mi garantisce che ciò che hanno scritto gli uomini sia realmente stato dettato da Dio, e che il Capo della Chiesa sia veramente, in materia di Fede, infallibile?”
“L’ha detto Dio!”
“La prego, Padre, mi faccia capire: il Capo della Chiesa dice di rappresentare la voce di Dio perché l’ha detto Dio, ma il fatto che l’abbia veramente detto Dio ce lo garantisce proprio il Capo della Chiesa… non ci trova qualcosa di strano? Chi mi assicura che questa voce l’abbia messa in giro proprio Dio e non il Capo della Chiesa? E chi mi dà la prova che le Sacre Scritture rappresentino veramente la Parola di Dio? Chi mi garantisce cioè che il Capo della Chiesa, e la Chiesa stessa, non si siano legittimati da soli?
“Arrr… il tuo cuore lo sa!”
“Ma allora devo ascoltare prima il mio cuore, e poi il Capo della Chiesa e le Sacre Scritture?! E tutti coloro il cui cuore suggerisce che il Capo della Chiesa non è veramente il massimo rappresentante di Dio in Terra e le Sacre Scritture non sono veramente la Parola di Dio?”
“Sono degli eretici! Non è la Parola di Dio che soffia contro le porte sprangate del loro cuore quella che ascoltano, seguono piuttosto il sibilo ammaliatore di Satana! Inoltre è evidente che dietro al Capo della Chiesa ed alle Sacre Scritture, e quindi a tutta la Chiesa, vi sia l’Unico Dio: solo così si spiegano infatti gli innumerevoli Miracoli e le Sante Opere che la Chiesa ha negli anni compiuto, e la sua diffusione nel mondo!”
“Padre, questo suo giudizio è quanto di più soggettivo ci possa essere e non trovo alcun motivo né razionale, né emotivo, né spirituale per cui debba essere unanimemente condiviso; trovo inoltre che l’unica cosa veramente evidente sia che la Chiesa ed il suo Capo abbiano una grande convenienza a che la loro autorità venga largamente riconosciuta”
“Figliolo…”
“Padre…”
“Tu andrai all’Inferno, Figliolo”
“Non c’è peggior peccato, Padre, che controllare gli uomini schiavizzando Dio”
“Andrai all’Inferno”
“Forse ne sto uscendo”

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sesso per la gioia dei disabili!!

Che vuoi che c’entri il sesso coi disabili?!!
Se uno è handicappato mica se le fa le pippe!
Quella è roba da gente sana, non scherziamo!
Ci vuole la carburazione funzionante…

.. e invece la volete la verità? Non solo il buon vecchio disabile le pippe se le fa, ma fa anche all’amore… corpo, testa e ambiente sociale permettendo!
E certo perché sempre di persone si parla, e tutti quegli impulsi strani e birichini che tante volte elettrizzano gli altri ce li hanno anche loro: mica son fatti di pongo!
Ma purtroppo a quanto pare parecchi pensano che i disabili non abbiano una vita sessuale o peggio non la debbano avere.

Attorno all’handicap c’è infatti un alone di idiozia e preconcetti che determina la relegazione in ambito sociale di chi ne è portatore poco più che alla pubblicità progresso o a quella dell’8 X 1000.
Ma gli handicappati – passatemi il termine non politically correct (concetto questo comunque di per sé ampiamente criticato, come si può leggere su Wikipedia) – non possono essere reclusi al rango di strumento di intenerimento, né essere oggetto di pregiudizi per i quali non dovrebbero aver libero accesso al sesso.
Se si parte dal presupposto che chiunque dovrebbe poter vivere una sessualità gratificante e piena, bisogna cominciare a distruggere questo tabù.

Parliamone un po’ allora.

Girando sul web alla ricerca di sesso sfrenato ho avuto invece la fortuna di imbattermi in alcuni post del blog di Maximiliano, un uomo affetto da distrofia muscolare da quando aveva 2 anni: “un mucchiettino di ossa storte”, si definisce lui stesso. Ma vivo e dalle disarmanti apertura e lucidità, aggiungo io, senza contare la sua notevole dose di inventiva che gli ha permesso di partorire il progetto Diversamente Agibile, che è – in buona sostanza – una guida turistica on-line per disabili (soprattutto motori) scritta da disabili, in cui vengono recensiti i servizi e le strutture incontrati nei vari viaggi in giro per il mondo e per l’Italia e le loro accessibilità da parte di chi ha problemi fisici: apprezzo moltissimo questo progetto dati l’attinenza e il parallelismo con la mia visione di “società ideale”.
Maximiliano è inoltre – tanto per fare un po’ di gossip – sposato con Enza, una bellissima donna siciliana, di cui è innamoratissimo e da cui è ricambiatissimo, come possiamo leggere in questa sua autointervista scritta dopo un mese dal loro matrimonio, o nei suoi post della categoria “Mi Sposo”.

E bravo Maximiliano.

È grazie a lui ed ovviamente al web 2.0 che ho avuto la conferma che i disabili hanno le stesse esigenze sessuali di tutti noi, che vanno dai pensieri erotici ai rapporti sessuali completi passando dalla masturbazione.
Ci tengo a precisare che in questo post mi riferisco solo a quelle persone la cui disabilità permette l’accesso anche difficoltoso ad una vita sessuale: dalla tetraplegia ai ritardi mentali sono un mucchio coloro che potrebbero vivere una sessualità gratificante ma a cui viene troppo spesso negata.
Per quanto riguarda tutti coloro che invece soffrono di disfunzioni erettilli e altri disturbi della sessualità dico solo che molti di questi sono risolvibili – specie se di origine nervosa ma anche in vari casi di origine fisica – e che in ogni caso un buon medico (quelli che, per capirci, hanno davvero a cuore i propri pazienti oltreché essere competenti in materia) potrà aiutare a risolvere o convivere con la propria condizione.

Ritornando ai portatori di disabilità motoria dobbiamo riconoscere intanto che per loro le difficoltà di origine fisica si uniscono a quelle di tipo sociale.
Per le prime c’è da dire che se riesci a usare pollice e indice ti sei garantito l’autonomia masturbatoria (per i maschietti… alle femminucce magari basta l’indice)… che non è poco dato che gli altri si devono far aiutare, cosa assolutamente problematica per chi non ha un partner e per coloro che vivono laddove non esiste assistenza sessuale “pratica” (se capite cosa intendo..) per i diversamente abili (come per es. in Italia).
E qui si apre anche il capitolo delle difficoltà di tipo sociale, dato che mi immagino già qualcuno saltare sulla sedia:
“Ma come, vorresti mandare i disabili a puttane?!!”.
Su questo bisogna chiarirsi perbenino: PRIMO bisogna saper distinguere tra prostituta e prostituta: una donna che sceglie consapevolmente tale mestiere è ben diversa da quelle che vi sono costrette, quindi non sono in linea di principio contrario alla prostituzione (mi viene da pensare a Bocca di Rosa di De André, per esempio), perciò non vedo perché se un uomo a cui funzionano le gambe ci può andare non dovrebbe avere lo stesso diritto uno a cui non funzionano (su tutto questo voglio precisare che la realtà è differente dalla teoria e che credo che la stragrande maggioranza del fenomeno della prostituzione sia disgustoso, per intenderci: non mi piace la prostituzione che vediamo tutti i giorni per strada e ancor meno i puttanieri e meno ancora i giri che ci sono dietro, io mi sto riferendo solo a quelle donne che scelgono di fare le prostitute in totale libertà e felicità: se le prostitute non sono pienamente felici, io sono contrario); SECONDO non stavo pensando di mandare i disabili a puttane, ma di istituire anche in Italia l’esercizio delle assistenti sessuali per disabili, come già avviene per esempio in Svizzera e in altri paesi dell’Unione Europea. Ora mi chiederete: e che fanno queste assistenti sessuali? Non ci fanno forse all’amore coi disabili? Certo, possono farlo qualora fosse il caso – anche se le loro mansioni non si limitano certamente a questo – e in questo sarebbero in fondo delle prostitute… ma di un tipo particolare, senz’altro del tipo che io permetterei: nella puntata delle Iene di martedì scorso c’era un servizio in cui Pellazza intervistava 2 assistenti sessuali per portatori d’handicap svizzere da cui traspare l’utilità che tale figura professionale può avere per molti che non possono vivere la sessualità in altra maniera. Fra le altre cose, una di loro dice chiaramente che non farebbe mai la prostituta “normale” in quanto per lei quello che fa ha tutto un altro significato rispetto alla normale prostituzione.
Ulteriori approfondimenti sulla masturbazione di un disabile motorio li potrete trovare nell’interessante post di Maximiliano, avendo cura di leggere anche i commenti al post, che valgono almeno quanto il post stesso; i dubbi di una escort che non se la sente di avere come cliente un disabile li potete trovare sempre in un post di Maximiliano e nello stesso blog di Alexia, la escort in questione (ci tengo a precisare che è lodevole il proposito di Alexia di mettere in piazza le sue difficoltà e cercare il confronto e la crescita personale, e che non deve certo diventare un obbligo per le prostitute di accettare clienti che non vogliono accettare); mentre notizie di una prostituta che più che volentieri lavora coi disabili e che per questo la società le ha messo i bastoni fra le ruote le trovate in quest’altro post sempre del nostro Max.

Detto tutto questo, rimane ancora da trattare il nocciolo delle difficoltà di tipo sociale che un disabile può incontrare nel vissuto della propria sessualità, e che è presente anche all’interno di questo mio stesso scritto in alcune cose che ho dato per scontate: com’è che quando si parla del diritto di un disabile di vivere liberamente la propria sessualità ci si riferisce sempre alle seghe e alle puttane? (Passatemi i termini: è per dar forza al discorso!)
Com’è che un disabile deve avere tutta questa difficoltà a trovarsi normali partner come tutti gli altri?

L’approfondimento di questi concetti e una soluzione che condivido APPIENO li lascio ad Antonio Capoduro, un’altra meravigliosa persona scoperta su internet:
Antonio è un esperto di formazione a distanza (e-learning) sui temi dell’accessibilita’ e del Web ferventemente convinto che con la diffusione dell’informatica si possa e si debba migliorare la qualità della vita di tutti, e il cui principale obiettivo – come dice lui stesso – è la “diffusione della cultura del libero accesso alle informazioni con professionalità, con razionalità e un pizzico di ironia”.
Estremamente attivo come collaboratore di varie università e riviste, consulente informatico e tanto altro, è a tutti gli effetti una mente “sguinzagliata” e in piena attività al servizio di tutti noi.

In un suo eccellente articolo – di cui consiglio la lettura integrale – pubblicato sulla rivista Anthropos Magazine, Antonio scrive:

Quello della sessualità in generale, e dei disabili in particolare, è un argomento delicato che non si affronta volentieri. […] Premettendo dunque che è stato complicato documentarsi adeguatamente per scrivere del rapporto fra disabilità e sessualità, si può comunque affermare che dai documenti e dai siti internet visitati emerge che il disabile ha un’unica via per soddisfare il proprio bisogno sessuale: la masturbazione. […] i disabili sono considerati “diversi”: a loro le circostanze negano l’appagamento di un istinto al quale neppure gli animali si sottraggono. […] Se i film erotici sono spariti dal piccolo schermo, sono invece diventate numerose le offerte personali e di numeri a pagamento. E queste pratiche avvilenti ed antieconomiche sembrano essere l’unica alternativa all’amore impossibile del disabile.

Antonio è sua volta disabile, sa di cosa parla.
L’articolo così continua:

[…] A chi pensa che siano poche le alternative per i disabili e che in fondo sia inutile cercarle, sarebbe bello far sapere quanto invece tutto può diventare più facile (anche la disabilità) quando si ha la certezza di avere una persona accanto, con cui si condividono l’affetto, la tenerezza e l’amore. […] La sensazione di gioia che genera un gesto di affetto, o un atto sessuale completo, è grandissima ed è indispensabile all’equilibrio mentale. […] è pericoloso credere che la masturbazione o il sesso a pagamento siano l’unica alternativa.
[…] In Italia esistono alcuni centri di assistenza psicologica sessuale […] Non si arriva mai, però, a soddisfare fisicamente l’atto, perché l’atto sessuale viene considerato estraneo.
[…] In Europa, già a partire dai primi anni Ottanta, esistono organizzazioni che offrono servizi di questo genere […] perlopiù dislocate nei Paesi Bassi, in Germania e nei paesi scandinavi; l’offerta, per i disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, è di prestazioni sessuali e/o di “tenerezza”;
[…] Le problematiche poste da tali servizi sono molte e complesse, perché attengono da un lato al bisogno di espressione del potenziale sessuale delle persone con disabilità, dall’altro alla realtà densa e multifattoriale della sessualità, che chiama in causa non solo la pelle e i genitali, ma anche le emozioni, i sentimenti e le relazioni.
[…] Il lavoro più grande da parte degli operatori e degli psichiatri è portare queste persone a riconoscere i [propri] limiti e la [propria] personalità e stimolare verso una condizione sociale, economica e sessualmente sostenibile.

Eccola quindi la sola ed unica soluzione:

Per fare questo […] Occorre dare la possibilità ai disabili di essere autonomi, di poter sperimentare il mondo esterno e non solo quello della famiglia, delle comunità o delle cooperative. Soltanto in questo modo si può avere una maggiore partecipazione alla vita attiva e sperare quindi in un incontro che dia origine a un rapporto affettivo. […] è necessario creare le condizioni perché l’incontro avvenga. Occorre quindi togliere il disabile dall’isolamento, inserirlo nella vita sociale e non relegarlo in realtà “protette” ove la protezione impedisce di sperimentare. […] Ci vuole la partecipazione di tutti, maggiore sensibilità e attenzioni ma anche maggiore umiltà da parte dei disabili, che troppo spesso si riservano il ruolo delle vittime; questo atteggiamento li spinge a pensare che tutto sia loro dovuto. […] La fatica nel creare le relazioni accomuna disabili e non, e abbatte la barriera costruita dai pregiudizi. […] L’assistenza sessuale per i diversamente abili va affrontata perché al momento costituisce l’unica e utile risposta al bisogno di soddisfazione del piacere sessuale, è l’unica alternativa alla masturbazione. Questo, però, è solo il primo passo. Per superare davvero il problema della sessualità nei disabili occorre creare le condizioni per eliminare le barriere di pregiudizi e di paure: serve un’azione sociale che spinga le persone ad incontrarsi liberamente, senza timore d’essere giudicate in base alla differente abilità.

Voglio concludere il post con le stesse, semplici parole di Maximiliano:

non c’è nessuna differenza tra le nostre sessualità“.

sesso per la gioia dei disabili!!
se non ve ne foste accorti, la stechiometria della “reazione” presente nel disegnino è stata rispettata… 🙂

Allora allora allora! La scorsa settimana io e quella figa della Maria (no non quella Maria, e nanche questa Maria: questa Maria!) siamo tornati in Italia non ricordo bene perché, forse per fare la cacca.

Quale che sia il motivo, una volta fatta la cacca siamo andati a conoscere di persona Giulia (viaggioalterminedellanotte)e Patrizia (egocentricamente), prima l’una e poi l’altra, col fine di scroccare la cena a entrambe.

A queste cene, nonostante ci fossimo impegnati a non fare altro che mangiare e essere importuni, la straordinaria propositività delle nostre amiche è riuscita a coinvolgere persino noi in un paio di progetti tanto semplici quanto bellini e di interesse sociale:

1) con Giulia e la sua allegra combriccola al seguito (fra cui spiccavano i cari vecchi Arialdo e Effe (F)) venerdì notte abbiamo fatto il primo attacco verde della nostra vita: s’è preso un cantuccio di terra pubblica incolta e ci abbiamo piantato fiori e piante al solo fine di rendere il suolo pubblico più gradevole e utile a tutti (tra qualche tempo dovrebbe sbocciare anche qualche pianta da cucina).

guerrilla gardening

 Ci siamo proprio divertiti.

L’idea l’abbiamo ripresa da Guerrilla Gardening (Jacopo Fo recensisce il loro manuale qui) e ne avevamo già discusso nel forum (e mica pensavate che s’era tornati in Italia davvero solo per cacare eh?! certo anche per quello, ma serviva da concime per fini sociali più alti! noi non si caca mai senza motivo.)

2) dopo la cena scroccata a Patrizia, alla quale abbiamo conosciuto anche le sue 2 figlie Raudo e Cipollotto (veri nomi Lisa e Daria), ci siamo messi a fare le magliette antirazziste che dicevamo qui e anche qui.

Sono ovviamente bellissime, per usarle però io e Mariù dobbiamo aspettare di trovare un ferro da stiro per fissare i colori, perché qui in ispagna non ce l’abbiamo (Patri, secondo te funziona se usiamo una pentola con H2O bollente al posto del ferro?).

a breve posterò le foto delle magliette mia e di Maria. 

 

Insomma, la morale è: nun c’è una vera distinzione fra azioni e chiacchiere, fra pratica e teoria, fra internet e realtà, fra partecipare a questo progetto e cambiare il mondo nelle possibilità di chi vi partecipa, se la gente che ne fa parte è gente di buona volontà. Esattamente come dicevo con toni coloriti e un po’ arrabbiati qui.

anzi no la vera morale è fare la merda.

liberamentemonete&radici

in questo disegnino ci sono 3 scritte
spieghiamo le 3 scritte:

LiberaMente > vecchio e scontato gioco di parole, comunque carino, rappresenta la dichiarazione del voler esprimere in forma libera ciò che provavo disegnando

IL POTERE E IL DENARO > chi ha soldi ha potere, potere di aquisto ma non solo.
potere di comprarsi una maglietta,
di laurearsi in medicina,
di dormire sotto un tetto e lavarsi tutti i giorni
di accedere a internet
di comprarsi le donne attratte dai soldi o da quello che essi possono comprare
di comprarsi ogni genere di uomo disposto a vendersi per denaro,
e alcuni uomini sono uomini capaci, influenti, potenti,
alcuni sono editori, alcuni scrittori, alcuni sono veri e propri geni.
chi ha soldi può mettere ogni genere di competenze al proprio servizio.
può mettere tutti i cervelli disposti a vendersi per denaro al proprio servizio.
e gli uomini disposti a vendersi per denaro riguardano ogni genere di competenza.
poi può mettere insieme cervelli, scrittori e editori e diffondere le proprie idee a macchia d’olio, e comprarsi un’opinione pubblica e un consenso popolare tutti suoi.
alcuni uomini politici sono in vendita, sono i cosiddetti politici corrotti.
gli uomini politici fanno le leggi.
chi ha soldi può arrivare a esercitare potere sulle leggi.
il potere d’acquisto dei soldi ha infiltrato il potere sociale,
questo è il potere sociale derivato direttamente dai soldi.

il potere dei soldi valica i confini delle singole persone: gli stati con più soldi sono gli stati che godono di maggiore considerazione per l’opinione pubblica.
basta pensare a quante cose sapete dell’america, della francia, dell’inghilterra, e quante ne sapete dell’etiopia, della romania, del ghana (come si scrive?..). gli stessi turisti rumeni non valgono quanto quelli americani: i turisti rumeni sono turisti di serie B.
per i commercianti certo, ma non solo.

il potere attribuito ai soldi è eccessivo, perché non è detto che chi ha soldi sia capace di gestire il potere sociale nel modo migliore per la società.
qualcuno in questi giorni ha parlato di meritocrazia.
in base a questa, per esempio, il potere sociale dovrebbe essere dato in mano agli uomini in grado di usarlo al meglio per la società.
questo genere di meritocrazia non è molto diffusa, in quasi nessun ambiente.
d’altra parte chi definisce quali sono i meriti? quali sono i criteri che stabiliscono che uno è meritevole e un altro no?
quello di avere soldi è uno dei meriti della meritocrazia vigente ai nostri giorni.
non è il solo certo, per quanto uno dei più potenti, se non il più potente: ci sono altri generi di corruzione che non passano per il denaro corrente. ci sono le amicizie politiche, la svendita dei voti, e altri generi di “meriti” che attribuiscono potere sociale.

il criterio di attribuzione del potere nella società è da rivedere alle radici.

DUBITARE DELLE RADICI > questo è da riferirsi al discorso precedente, certo, ma non solo.
riguarda il porsi domande su tutto ciò che diamo per scontato, su ciò che è di base per i nostri ragionamenti, per i nostri giudizi. riguarda il dubitare dei “meriti” alla base della meritocrazia dei nostri giorni, riguarda il dubitare i nostri stessi princìpi.
Le parole “corretto”, “giusto”, “sbagliato”, “buono”, “cattivo”, “migliore”, “peggiore”, sono il metro con cui giudichiamo le cose che ci si pongono davanti, sono cioè l’espressione di ciò che ci permette di scegliere fra più cose.
ma chi definisce queste parole, chi decide che cosa è meglio, peggio, giusto, sbagliato, corretto, buono, cattivo?
sono i nostri princìpi, i princìpi che abbiamo, che danno un significato a queste parole. se una cosa è conforme a un nostro principio, è buona, se non lo è, è cattiva.
ma da dove vengono questi princìpi? sono forse assoluti?
dovrebbero esserlo, se si parla di bene e male. ma non è affatto detto che sia così.
certe volte vengono da dentro di noi e basta: lo sai da te che il dolore fa male, perché il tuo organismo è fatto così: se metti il pene sotto a una ruspa ti fa male. non è che te l’hanno dovuto dire: “oh guarda, ti fa male il pene” “ah cavolo, è vero, lo levo subito!”, queste cose le sai e basta.
altre volte però non sono così innate, e in questo caso i princìpi ci vengono dati da qualcuno.
ma chi ci dice che questi princìpi siano quelli giusti?
e poi, giusti per chi?
in assoluto? per me? per te?

in teoria, i princìpi sono giusti a priori, per assunto.
e questo andrebbe anche bene, se non fosse che la gente crede in princìpi diversi anche in contrasto gli uni con gli altri e per i quali si è sparso e si sparge tuttora sangue:
ovviamente se i miei princìpi sono giusti, i tuoi, se contrastano coi miei, non possono che essere sbagliati. e se tu valuti quello che è buono e cattivo sulla base di princìpi sbagliati, valuterai male, e potrai scambiare quello che è buono per cattivo e viceversa. per cui, ai miei occhi, diventerai cattivo. e in certi casi, potrei perfino ammazzarti.
tuttavia, generalmente, non è necessario ammazzarti, mi basta pensare che tu sia in errore. per fare un esempio, se io sono cristiano e tu induista, alcune cose le dirai in accordo con me altre in disaccordo, e su quelle in disaccordo, ovviamente tu sbagli e io ho ragione. però non è che per questo ti ammazzo: mi basta pensare che tu sia in errore, che tanto esiste il perdono, e te la cavi così; o che tu non abbia ancora ricevuto la grazia di conoscere la Verità, che è solo Dio a concederla e te la concederà quando lo riterrà giusto. Sì perché è Dio che mi ha dato i miei princìpi, a differenza dei tuoi a te. Così mi metto al sicuro. In fondo, questo stesso è un mio princìpio, forse il più importante di tutti: i miei princìpi non si toccano.

Insomma, ognuno di noi valuta ciò che è giusto e sbagliato in base ad alcuni criteri più o meno acquisiti, una legge interiore che reputiamo superiore a qualunque cosa, perfino a noi stessi, al punto che le persone che ammiriamo di più sono quelle che sono giunte a morire per i propri ideali (meglio se i nostri).
come potremmo mai dubitare dei nostri stessi princìpi, delle stesse radici della nostra morale?
eppure, qualcuno lo dovrà pur fare: non io certo, ma tu, che sbagli, lo dovresti fare! eccome se lo dovresti fare!

DUBITARE DELLE RADICI vuol dire chiedersi se gli stessi criteri che utilizziamo per dare giudizi e effettuare delle scelte sono giusti oppure sbagliati.
io credo che ciascuno di noi dovrebbe dubitare delle proprie radici, e chiedersi se gli altri non abbiano – magari sotto un punto di vista che prima neppure sospettavamo – tanta ragione quanto noi.
dubitare delle proprie radici, dei propri principi quindi.
tuttavia se sono i princìpi a definire cosa è giusto e cosa è sbagliato, come possiamo chiederci se essi siano giusti oppure sbagliati?
in base a cosa potremmo dire che i nostri princìpi ossia tutto ciò in cui noi crediamo è giusto oppure sbagliato? quali criteri ci permettono di valutare se i criteri con cui valutiamo ciò che è buono e cattivo sono buoni o cattivi?
in questa maniera tutto potrebbe crollare sotto ai propri piedi, e noi stessi saremmo i manovratori della vanga che ne sarebbe responsabile.

per il momento, basta così.

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Questo sito in perenne modifica si propone di fare e dire tante cose e quindi si suppone che tante volte sbaglierà. La creatività presuppone la libertà di fallire, il cambiamento sociale anche. Un richiamo a questo concetto (e a molti altri) si trova anche in questo bel video qua! Permettersi di fare errori è forse il miglior modo per correggerli. Dato poi che di errori ne faccio tanti e che il mio pensiero è perennemente in evoluzione, non è difficile che al termine di un mio post possiate incontrare un aggiornamento scritto in rosso. Siete caldissimamente invitati a esporre critiche dubbi consensi e quant'altro di civilmente espresso al fine di contribuire all'aggiornamento e al perfezionamento dei miei pensieri! GRAZIE!!!

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