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Nella stanza c’è un drago, ma nessuno lo vede.

Le persone si sono incontrate nella stanza per parlar male del drago ed ucciderlo, ma solo una lo vede e sa che dimora fra loro.

Colei che vede il drago si trova davanti ad un bivio:
può parlar male del drago,
può uccidere il drago.

Se parlerà male del drago tutti la accoglieranno fra di loro e la chiameranno saggia,
se tenterà di ucciderlo tutti le si opporranno e difenderanno il drago.

Nella mente c’è un drago ma nessuno lo vede.

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Nella stanza c’è un drago, ma nessuno lo vede.

Le persone nella stanza si sono incontrate per parlar male del drago e tentare di ucciderlo, ma solo una lo vede e sa che alberga lì.

Colei che vede il drago si trova davanti ad un bivio:
può parlar male del drago,
può uccidere il drago.

Se parlerà male del drago tutti la accoglieranno fra di loro e la chiameranno saggia,
se tenterà di ucciderlo tutti le si opporranno e difenderanno il drago.

Nella mente c’è un drago ma nessuno lo vede.

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sesso per la gioia dei disabili!!

Che vuoi che c’entri il sesso coi disabili?!!
Se uno è handicappato mica se le fa le pippe!
Quella è roba da gente sana, non scherziamo!
Ci vuole la carburazione funzionante…

.. e invece la volete la verità? Non solo il buon vecchio disabile le pippe se le fa, ma fa anche all’amore… corpo, testa e ambiente sociale permettendo!
E certo perché sempre di persone si parla, e tutti quegli impulsi strani e birichini che tante volte elettrizzano gli altri ce li hanno anche loro: mica son fatti di pongo!
Ma purtroppo a quanto pare parecchi pensano che i disabili non abbiano una vita sessuale o peggio non la debbano avere.

Attorno all’handicap c’è infatti un alone di idiozia e preconcetti che determina la relegazione in ambito sociale di chi ne è portatore poco più che alla pubblicità progresso o a quella dell’8 X 1000.
Ma gli handicappati – passatemi il termine non politically correct (concetto questo comunque di per sé ampiamente criticato, come si può leggere su Wikipedia) – non possono essere reclusi al rango di strumento di intenerimento, né essere oggetto di pregiudizi per i quali non dovrebbero aver libero accesso al sesso.
Se si parte dal presupposto che chiunque dovrebbe poter vivere una sessualità gratificante e piena, bisogna cominciare a distruggere questo tabù.

Parliamone un po’ allora.

Girando sul web alla ricerca di sesso sfrenato ho avuto invece la fortuna di imbattermi in alcuni post del blog di Maximiliano, un uomo affetto da distrofia muscolare da quando aveva 2 anni: “un mucchiettino di ossa storte”, si definisce lui stesso. Ma vivo e dalle disarmanti apertura e lucidità, aggiungo io, senza contare la sua notevole dose di inventiva che gli ha permesso di partorire il progetto Diversamente Agibile, che è – in buona sostanza – una guida turistica on-line per disabili (soprattutto motori) scritta da disabili, in cui vengono recensiti i servizi e le strutture incontrati nei vari viaggi in giro per il mondo e per l’Italia e le loro accessibilità da parte di chi ha problemi fisici: apprezzo moltissimo questo progetto dati l’attinenza e il parallelismo con la mia visione di “società ideale”.
Maximiliano è inoltre – tanto per fare un po’ di gossip – sposato con Enza, una bellissima donna siciliana, di cui è innamoratissimo e da cui è ricambiatissimo, come possiamo leggere in questa sua autointervista scritta dopo un mese dal loro matrimonio, o nei suoi post della categoria “Mi Sposo”.

E bravo Maximiliano.

È grazie a lui ed ovviamente al web 2.0 che ho avuto la conferma che i disabili hanno le stesse esigenze sessuali di tutti noi, che vanno dai pensieri erotici ai rapporti sessuali completi passando dalla masturbazione.
Ci tengo a precisare che in questo post mi riferisco solo a quelle persone la cui disabilità permette l’accesso anche difficoltoso ad una vita sessuale: dalla tetraplegia ai ritardi mentali sono un mucchio coloro che potrebbero vivere una sessualità gratificante ma a cui viene troppo spesso negata.
Per quanto riguarda tutti coloro che invece soffrono di disfunzioni erettilli e altri disturbi della sessualità dico solo che molti di questi sono risolvibili – specie se di origine nervosa ma anche in vari casi di origine fisica – e che in ogni caso un buon medico (quelli che, per capirci, hanno davvero a cuore i propri pazienti oltreché essere competenti in materia) potrà aiutare a risolvere o convivere con la propria condizione.

Ritornando ai portatori di disabilità motoria dobbiamo riconoscere intanto che per loro le difficoltà di origine fisica si uniscono a quelle di tipo sociale.
Per le prime c’è da dire che se riesci a usare pollice e indice ti sei garantito l’autonomia masturbatoria (per i maschietti… alle femminucce magari basta l’indice)… che non è poco dato che gli altri si devono far aiutare, cosa assolutamente problematica per chi non ha un partner e per coloro che vivono laddove non esiste assistenza sessuale “pratica” (se capite cosa intendo..) per i diversamente abili (come per es. in Italia).
E qui si apre anche il capitolo delle difficoltà di tipo sociale, dato che mi immagino già qualcuno saltare sulla sedia:
“Ma come, vorresti mandare i disabili a puttane?!!”.
Su questo bisogna chiarirsi perbenino: PRIMO bisogna saper distinguere tra prostituta e prostituta: una donna che sceglie consapevolmente tale mestiere è ben diversa da quelle che vi sono costrette, quindi non sono in linea di principio contrario alla prostituzione (mi viene da pensare a Bocca di Rosa di De André, per esempio), perciò non vedo perché se un uomo a cui funzionano le gambe ci può andare non dovrebbe avere lo stesso diritto uno a cui non funzionano (su tutto questo voglio precisare che la realtà è differente dalla teoria e che credo che la stragrande maggioranza del fenomeno della prostituzione sia disgustoso, per intenderci: non mi piace la prostituzione che vediamo tutti i giorni per strada e ancor meno i puttanieri e meno ancora i giri che ci sono dietro, io mi sto riferendo solo a quelle donne che scelgono di fare le prostitute in totale libertà e felicità: se le prostitute non sono pienamente felici, io sono contrario); SECONDO non stavo pensando di mandare i disabili a puttane, ma di istituire anche in Italia l’esercizio delle assistenti sessuali per disabili, come già avviene per esempio in Svizzera e in altri paesi dell’Unione Europea. Ora mi chiederete: e che fanno queste assistenti sessuali? Non ci fanno forse all’amore coi disabili? Certo, possono farlo qualora fosse il caso – anche se le loro mansioni non si limitano certamente a questo – e in questo sarebbero in fondo delle prostitute… ma di un tipo particolare, senz’altro del tipo che io permetterei: nella puntata delle Iene di martedì scorso c’era un servizio in cui Pellazza intervistava 2 assistenti sessuali per portatori d’handicap svizzere da cui traspare l’utilità che tale figura professionale può avere per molti che non possono vivere la sessualità in altra maniera. Fra le altre cose, una di loro dice chiaramente che non farebbe mai la prostituta “normale” in quanto per lei quello che fa ha tutto un altro significato rispetto alla normale prostituzione.
Ulteriori approfondimenti sulla masturbazione di un disabile motorio li potrete trovare nell’interessante post di Maximiliano, avendo cura di leggere anche i commenti al post, che valgono almeno quanto il post stesso; i dubbi di una escort che non se la sente di avere come cliente un disabile li potete trovare sempre in un post di Maximiliano e nello stesso blog di Alexia, la escort in questione (ci tengo a precisare che è lodevole il proposito di Alexia di mettere in piazza le sue difficoltà e cercare il confronto e la crescita personale, e che non deve certo diventare un obbligo per le prostitute di accettare clienti che non vogliono accettare); mentre notizie di una prostituta che più che volentieri lavora coi disabili e che per questo la società le ha messo i bastoni fra le ruote le trovate in quest’altro post sempre del nostro Max.

Detto tutto questo, rimane ancora da trattare il nocciolo delle difficoltà di tipo sociale che un disabile può incontrare nel vissuto della propria sessualità, e che è presente anche all’interno di questo mio stesso scritto in alcune cose che ho dato per scontate: com’è che quando si parla del diritto di un disabile di vivere liberamente la propria sessualità ci si riferisce sempre alle seghe e alle puttane? (Passatemi i termini: è per dar forza al discorso!)
Com’è che un disabile deve avere tutta questa difficoltà a trovarsi normali partner come tutti gli altri?

L’approfondimento di questi concetti e una soluzione che condivido APPIENO li lascio ad Antonio Capoduro, un’altra meravigliosa persona scoperta su internet:
Antonio è un esperto di formazione a distanza (e-learning) sui temi dell’accessibilita’ e del Web ferventemente convinto che con la diffusione dell’informatica si possa e si debba migliorare la qualità della vita di tutti, e il cui principale obiettivo – come dice lui stesso – è la “diffusione della cultura del libero accesso alle informazioni con professionalità, con razionalità e un pizzico di ironia”.
Estremamente attivo come collaboratore di varie università e riviste, consulente informatico e tanto altro, è a tutti gli effetti una mente “sguinzagliata” e in piena attività al servizio di tutti noi.

In un suo eccellente articolo – di cui consiglio la lettura integrale – pubblicato sulla rivista Anthropos Magazine, Antonio scrive:

Quello della sessualità in generale, e dei disabili in particolare, è un argomento delicato che non si affronta volentieri. […] Premettendo dunque che è stato complicato documentarsi adeguatamente per scrivere del rapporto fra disabilità e sessualità, si può comunque affermare che dai documenti e dai siti internet visitati emerge che il disabile ha un’unica via per soddisfare il proprio bisogno sessuale: la masturbazione. […] i disabili sono considerati “diversi”: a loro le circostanze negano l’appagamento di un istinto al quale neppure gli animali si sottraggono. […] Se i film erotici sono spariti dal piccolo schermo, sono invece diventate numerose le offerte personali e di numeri a pagamento. E queste pratiche avvilenti ed antieconomiche sembrano essere l’unica alternativa all’amore impossibile del disabile.

Antonio è sua volta disabile, sa di cosa parla.
L’articolo così continua:

[…] A chi pensa che siano poche le alternative per i disabili e che in fondo sia inutile cercarle, sarebbe bello far sapere quanto invece tutto può diventare più facile (anche la disabilità) quando si ha la certezza di avere una persona accanto, con cui si condividono l’affetto, la tenerezza e l’amore. […] La sensazione di gioia che genera un gesto di affetto, o un atto sessuale completo, è grandissima ed è indispensabile all’equilibrio mentale. […] è pericoloso credere che la masturbazione o il sesso a pagamento siano l’unica alternativa.
[…] In Italia esistono alcuni centri di assistenza psicologica sessuale […] Non si arriva mai, però, a soddisfare fisicamente l’atto, perché l’atto sessuale viene considerato estraneo.
[…] In Europa, già a partire dai primi anni Ottanta, esistono organizzazioni che offrono servizi di questo genere […] perlopiù dislocate nei Paesi Bassi, in Germania e nei paesi scandinavi; l’offerta, per i disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, è di prestazioni sessuali e/o di “tenerezza”;
[…] Le problematiche poste da tali servizi sono molte e complesse, perché attengono da un lato al bisogno di espressione del potenziale sessuale delle persone con disabilità, dall’altro alla realtà densa e multifattoriale della sessualità, che chiama in causa non solo la pelle e i genitali, ma anche le emozioni, i sentimenti e le relazioni.
[…] Il lavoro più grande da parte degli operatori e degli psichiatri è portare queste persone a riconoscere i [propri] limiti e la [propria] personalità e stimolare verso una condizione sociale, economica e sessualmente sostenibile.

Eccola quindi la sola ed unica soluzione:

Per fare questo […] Occorre dare la possibilità ai disabili di essere autonomi, di poter sperimentare il mondo esterno e non solo quello della famiglia, delle comunità o delle cooperative. Soltanto in questo modo si può avere una maggiore partecipazione alla vita attiva e sperare quindi in un incontro che dia origine a un rapporto affettivo. […] è necessario creare le condizioni perché l’incontro avvenga. Occorre quindi togliere il disabile dall’isolamento, inserirlo nella vita sociale e non relegarlo in realtà “protette” ove la protezione impedisce di sperimentare. […] Ci vuole la partecipazione di tutti, maggiore sensibilità e attenzioni ma anche maggiore umiltà da parte dei disabili, che troppo spesso si riservano il ruolo delle vittime; questo atteggiamento li spinge a pensare che tutto sia loro dovuto. […] La fatica nel creare le relazioni accomuna disabili e non, e abbatte la barriera costruita dai pregiudizi. […] L’assistenza sessuale per i diversamente abili va affrontata perché al momento costituisce l’unica e utile risposta al bisogno di soddisfazione del piacere sessuale, è l’unica alternativa alla masturbazione. Questo, però, è solo il primo passo. Per superare davvero il problema della sessualità nei disabili occorre creare le condizioni per eliminare le barriere di pregiudizi e di paure: serve un’azione sociale che spinga le persone ad incontrarsi liberamente, senza timore d’essere giudicate in base alla differente abilità.

Voglio concludere il post con le stesse, semplici parole di Maximiliano:

non c’è nessuna differenza tra le nostre sessualità“.

sesso per la gioia dei disabili!!
se non ve ne foste accorti, la stechiometria della “reazione” presente nel disegnino è stata rispettata… 🙂

oggi ci hanno derubato,
a me hanno portato via più di 200 euro, i miei documenti (tutti: dal codice fiscale al libretto universitario, dalla tessera della mensa alle tessere dell’università spagnola e italiana, e la patente, la carta d’identità, la tessera sanitaria, il libretto universitario, e tutti gli altri che non ricordo:  tutti i documenti che possedevo se li sono presi), un libro a cui tenevo, un blocknotes con scritte le possibili tesi che potrei fare e altre idee sulla mia concezione della pratica medica e di come la vorrei esercitare, un quadernino di miei scritti che amavo… riflessioni.. poesie…
poi le chiavi di casa spagnola (alla maria anche di quella italiana)
più gli indirizzi di entrambe le case
più zaino marsupio borsa,
macchina fotografica della mari e sua chiavina USB (queste ci siamo pure dimenticati di denunciarle alla polizia) e un libro della biblioteca di medicina di valencia (che dobbiamo ripagare noi: valore 114 euro), e le domande dell’esame che avremmo dovuto dare doman l’altro
… alla maria hanno portato via tutti i suoi documenti, anche a lei tutti, compresi gli abbonamenti del treno e la carta d’identità svizzera della maria
ah e poi le nostre postepay
e i cellulari

ho chiuso a chiave la porta di casa con la chiave inserita, ho appoggiato delicatamente due piccoli petardini, che scoppiano quando cadono per terra, sulla maniglia e sulla chiave inserita – dato che so che a volte con un filo speciale riescono a girare la chiave se si trova nella serratura dall’altra parte -, così se cercano di aprire succede casino e ci si sveglia,
io dormo in salotto, dove c’è la porta d’ingresso, con una specie di spranga di metallo vuoto accanto.
ho sistemato delle stoviglie sul tavolo vicino al balcone per tirarle in testa a chi volesse rapinarci,
la maria e la nostra amica che in questi giorni ci è venuta a trovare e che dormono insieme di là sono armate di 2 coltellacci… si sa mai, è sicuramente troppo ma io voglio essere previdente e che si possano difendere…

… mi dispiace che sia successo tutto questo a fine erasmus…

oggi i proprietari della casa nella quale io e maria viviamo ci hanno anticipato 50 euro della caparra che gli lasciammo a tempo debito, sono venuti a trovarci davanti alla polizia, dopo la denuncia,
son delle brave persone…

.. quei figli di puttana dei ladri hanno avuto il doraggio di chiedere alla mi’ mamma – che aveva provato a chiamare al mi’ cellulare (ed hanno anche risposto!) – 500 euro per riavere indietro i documenti..

noi siamo piuttosto scossi, siamo anche a corto di soldi
dobbiamo andare al consolato italiano che a valencia in questi mesi non c’è più perché il console si sarebbe dimesso e non c’ho capito un cazzo ma quella più vicina è a Castellon de la Plana (quasi un’ora di treno da qui)…
e poi dovremmo vederci con la proprietaria per farci rendere quel po’ della caparra che ci deve rendere, e pagare tutto quel che c’è da pagare,
e dare l’esame di radiologia il 15
e andare a parlare coi prof di farmaco il 14 dopo aver letto i miei risultati dell’esame che ho dato l’8 e nel caso l’avessi passato chiedere un foglio che lo dimostri
e il 15 dobbiamo andare a sbrigare le pratiche di fine erasmus
e il 16 partiamo, se ci fanno partire… sennò addio anche agli altri esami di settembre da dare in italia…

… per un attimo è stato meraviglioso lo sdraiarmi sul prato dopo essere andato a cercare lungo el Jardín del Turia il mio zaino con tutta la nostra roba, e sorridere pensando di aver perso in una sola botta quasi tutto, non avere niente…
… ma non voglio fare il ganzerellino: sapeste quanto mi sono – e sono tuttora – incazzato…
io spero che questi bastardi vengano a trovarmi a casa… sia chiaro, non perché voglio che qualcuno si faccia male, ma perché voglio una pista per ritrovare le mie cose… e poi, francamente, perché , in fondo vorrei che un po’ si facessero male! è sbagliato ma è quello che provo, perché sono ferito e arrabbiato.*

… messo per inciso, io li chiamo figli di puttana e bastardi, ma resto sempre dell’idea che magari di soldi ne hanno bisogno più di me, e che io non sono il buono della situazione, ma solo quello più fortunato di nascita
.. ma se devo dirla tutta, credo anche che siano figli di puttana e bastardi.

la cosa che mi dispiace di più è l’aver perso i miei scritti, i miei appunti, le idee.. spaziavano dai vaneggiamenti matematici a quelli filosofici, dalle idee sociali ai propositi per il prossimo anno, dall’espressione dei miei desideri a delle cose decisamente troppo complesse da capire senza la mia spiegazione perché utilizzavano un linguaggio troppo personale… è successo anche altre volte che perdessi i miei scritti: cose scritte con curiosità e passione volatilizzatesi… che dispiacere.

non ho nient’altro da dire
forse solo che amo la mia ragazza, e che sono contento che lei stia bene

* aggiornamenti (27 settembre 2009): normalmente io sono contrario alla violenza, non la considero una soluzione alla criminalità, eppure in quei giorni sentivo il mio cuore traboccare di odio e rabbia… e francamente mi sento tuttora ferito per i miei scritti perduti.

la rabbia che provavo allora è interessante dal punto di vista dei miei soliti discorsi sulla rivoluzione sociale che desidero, in quanto uno dei temi centrali di questi è una società in cui “stare bene tutti”.. il problema – tanto banale e abusato (per stroncare le gambe alle nuove buone idee nascenti) quanto importante – è: come si fanno a mettere insieme persone con desideri contrastanti?
come possiamo far vivere in pace il ladro ed il derubato? come mettere assieme politici corrotti con il popolo che li odia? israeliani con palestinesi? 2 innamorati della stessa donna?
risolvere questi contrasti – che sono poi probabilmente quelli che hanno reso necessario l’avvento della legge – è alla base della costruzione di una società in cui a comandare vi siano tutte le persone, e non solo poche come avviene nelle nostre democrazie rappresentative in cui il popolo governa solo per una via talmente indiretta che è quasi come se non governasse affatto… soprattutto poi se il sistema d’informazione è malato e non informa davvero a 360 gradi, in quanto se non vi è una libera informazione (ossia l’assenza di censure e la libera diffusione dei più svariati punti di vista) non è possibile votare con conoscenza e quindi con coscienza (e a ‘sto punto il popolo non governa più neppure per via indiretta… e la cosa più bella è che nemmeno se ne accorge..!).

Il problema dei desideri contrastanti è grande, in quanto il desiderio è un tema centrale del mio sogno di società ideale: piuttosto che creare una società basata su una morale prefissa, su una serie di leggi e dogmi da rispettare, un criterio più giusto sarebbe quello più dinamico di basarsi sui desideri delle singole persone… ma questo sguinzaglia alcune difficoltà importanti: come mettere insieme desideri contrastanti? chi rappresenta i desideri delle persone e degli animali che non li possono esprimere? chi ci dice che i nostri desideri siano buoni? (per es. se uno desidera rubarmi tutti i documenti, per lui forse è un desiderio buono, ma per me proprio non lo è!) eccetera.
… non voglio trattare questo argomento in questo post.. in realtà lo stavo investigando proprio su quel bel quadernino rosso che mi hanno rubato (figlidiputtanabastardi!)… ma quantomeno posso cominciare a dire che anche i nostri desideri dipendono dall’ambiente nel quale siamo, e sicuramente se questo è un ambiente giusto e senza disparità sociali il numero di furti diminuirà in quanto non ci sarà più bisogno di rubare per continuare a vivere o anche solo per avere gli stessi beni che hanno gli altri.

la rabbia e l’odio e il dolore che ho provato e che non si sono ancora spenti del tutto è la testimonianza di quanto sia difficile anche per me cambiare modo di pensare e creare la mia società ideale.

investigare su questo è in fondo primario di questo blog.

i miei primi 2 tours

Cosa compicciare con la mia vita, se dentro ho delle idee e dei desideri che ancora non sono riuscito a identificare chiaramente?

In queste condizioni la cosa più difficile – o comunque una di quelle che blocca più persone – è il partire: aspetti il momento giusto, di avere chiaro dove vuoi andare a parare, così da non commettere grossolani errori che poi ti saranno apportatori di numerose critiche da parte di coloro che vedono le cose sotto punti di vista diversi dai tuoi, tanto più aspre quanto più stravagante ai loro occhi ciò che vuoi costruire, e quanto più importante per loro l’argomento cui si riferisce.

Ma se continui con queste preoccupazioni con ogni probabilità non partirai mai: è molto difficile, se non impossibile, arrivare a formulare un qualcosa di completo senza ricevere i necessari complementi e idee dal mondo “pratico”. Come dire che “buttarsi” nell’azzardo di un pensiero non ancora ben formato è un ottimo modo per formarlo appieno. È questo più o meno quello che intendevo nel mio 2° post quando scrivevo della necessità di partire da qualche parte, aborrendo la perfezione e permettendomi di fare errori: li avrei corretti poi durante il percorso.

D’altra parte – specie per questioni importanti e che implicano una certa responsabilità – non puoi neppure partire “alla caciarona” rischiando di distruggere cose di riguardo in nome di un’idea sbagliata o di un desiderio che non nutrirai il mese seguente.

Scegliere il momento giusto in cui partire non è sempre facile, e lo si azzecca soltanto indovinando la corretta sintesi fra il disegno di ciò che già sei riuscito a renderti chiaro e l’azzardo di sperimentarlo anzitempo integrandolo così nel mondo.

Io sono sempre stato una persona maturante dentro una gran matassa di cose risultanti a volte interessanti per qualcuno e vacue infantilità per altri.

Tutt’ora non ho ben capito cosa compicciare nella mia vita: dire “farò il medico” non mi è sufficiente né dal punto di vista dell’onestà intellettuale né da quello della gratificazione, come non mi basta qualunque altra strada preformata che io conosca.

Così da sempre so con chiarezza che voglio buttare nel gran calderone delle mia attività tutte le cose che mi piace fare: disegnare, scrivere qualche canzone, scrivere qualche poesia, qualche libro, filosofeggiare sulle cose e sulla scienza, giocare, ridere e scherzare, dedicarmi alla ricerca di una soluzione ai problemi del mondo, fare figli e crescerli con una compagna, vivere in compagnia di buoni amici con cui dedicarmi intensamente a un sogno, crearmi un ambiente favoloso attorno a me che comprenda uno splendido rapporto con la natura, informarmi e crescere in cultura, dedicarmi alla ricerca scientifica e fare importanti scoperte e tutto quello che dimentico, e quello che non c’è verso scrivere.

Ovviamente da sempre mi hanno insegnato che non va bene fare così ed è meglio fare bene una cosa sola che farne tante male, ma io non sono del tutto d’accordo, anche a causa dell’essermi chiesto “ma chi li mette i limiti che stabiliscono che una cosa è una cosa sola, a sé stante, mentre un’altra cosa è in realtà un’insieme di cose?”, così mi sono risposto che l’integrazione olistica di tutte le cose che mi interessano è la sola cosa alla quale ho deciso di dedicarmi, e ho deciso di farlo bene.

Ad ogni modo ho trovato quello che credo un buon modo per partire e sbloccarmi senza dover per forza attendere una “ondata di cristallizzazione”**, che oltre ad essere per me molto divertente rende il momento giusto di partire sempre e solo l’adesso.

Ho deciso di incominciare una specie di Tour in giro per il mondo per cercare quelle realtà che compongono alcuni frammenti della realtà che voglio creare io, e per cercare le persone in sintonia coi miei stessi desideri.

Ho già in mente 2 viaggi: il primo nel mondo di ecovillaggi, paesini ed ecologico, il secondo in quello della Sanità… sono 2 cose che comunque so appartenere con molta probabilità al mio futuro, quindi vale la pena partire con esse.

Spiegherò meglio in altri post cosa ne farò, e si vedrà col tempo che succederà!

Fin da ora sia chiaro che chiunque voglia condividere con me qualsivoglia tappa dei miei tour, o darmi idee ecc. ecc. è ben accetto!

Via via che il tour andrà avanti delineerò le caratteristiche del mio vivere ideale e le maniere per realizzarlo, e le persone con cui farlo.

Ma queste cose si vedranno più in là,
non c’è fretta.

* questo titolo l’ho ripreso da un motto della Fraternità di Romena

** “ondata di cristallizzazione” è un concetto che riprendo da Pirsig, e più o meno vuol dire il formarsi automatico e istantaneo di un’intera matassa di pensieri a partire da dei frammenti spersi qua e là nella propria testa, quasi come una sorta di illuminazione..

in attesa di un'ondata di cristallizzazione

sono in un periodo di stallo, c’è qualcosa che mi si sta cristallizzando dentro – spero una buona idea e non la gotta – e penso a tante cose contemporaneamente che non riesco a tenerle tutte a mente… uso carta e penna per vedere se mi riesce di buttarle tutte lì, davanti a me, e poterle associare fra loro dandogli una buona forma, e qualche volta mi sembra che questa forma la prendano, e un frammento del quadro mostra le proprie fattezze… ma poi basta che i pensieri vadano poco oltre che d’un botto perdo tutto l’arazzo… per ora niente, o poco più… si accumulano i quaderni, i fogliolini, langue il blog… mi si affolla la mente e a volte mi sale l’ansia per l’impossibilità di vedere ancora un disegno completo e coerente di ciò che penso, così ce l’ho con me stesso e le mie limitate capacità, e mi piglia un po’ male…

ma non ho abbandonato il forum, sto solo cercando di far convergere fra loro i miei vari progetti e idee per vedere se c’è verso di seguirli tutti in un unico insieme coerente… e ben fatto

cmq il forum è sempre attivo (come il cervello quando dorme)! postate qualcosa e state sicuri che commenterò, anzi magari mi dareste il via per postare qualcosa anch’io…

È fondamentale la capacità di lasciare la fantasia libera di agire e desiderare follemente, altrimenti non riproporremo altro che i vecchi sistemi falliti.

difficolta-nel-dire-nuove-cose

1 ) Il vero progresso, l’idea che cambia il mondo, sono quasi sempre ritenuti folli o quantomeno irrealizzabili fino a che inaspettatamente non vengono realizzati.
I loro detrattori hanno un termine molto efficace per accantonare l’innovazione: “utopia”.
Questa è una parola potente che etichetta l’idea nuova come un qualcosa di magari bello ma sostanzialmente irrealizzabile, per cui è ingenuo e con la testa fra le nuvole chi vi si dedica.

2) L’ultima volta che ho trovato tali resistenze mi è successa l’altra sera parlando della possibilità di vivere in una società senza nessun governo centrale in favore di una società open source ossia autoorganizzata dai cittadini in maniera diretta, e della possibilità di vivere in un mondo senza frontiere.
Certo c’è da chiedersi se fossi io e non loro a non capire la sostanziale ragione della parte avversaria, tuttavia c’è da domandarsi anche perché, dato che le resistenze le ho trovate non appena mostrato il concetto, non mi è stato per nulla facile neppure parlare di queste possibilità.

3) Ma perché succede questo?
Secondo me, ognuno, nella sua testa, ha cose a cui proprio non riesce ad arrivare.
Semplicemente non riusciamo a andare fuori dai binari sui quali siamo abituati a pensare.
Nei casi più eclatanti proprio non si riesce a notare cose evidenti, davanti agli occhi di tutti… e capita così che gli echimesi classifichino il ghiaccio in una 15ina di tipi diversi mentre gli Aztechi avevano una sola parola per indicare il ghiaccio, la neve e il freddo… semplicemente perché ciascuno conosce la realtà in base a quelli che sono i suoi interessi, che dipendono certo anche dalle proprie esigenze, ed è ovvio che un Eschimese sia molto più interessato al ghiaccio di un Azteco, perché l’uno ci vive, mentre all’altro gli serve a ben poco.
Alla stessa maniera, chi vive pensando a alternative all’attuale sistema, vedrà cose che chi vive muovendocisi dentro probabilmente non vede (e viceversa!).

Da qualsivoglia parte del “sistema” si guardino le cose, raramente qualcuno è disposto a mettere in discussione la propria realtà, perché anche i propri giudizi ossia quello che reputiamo giusto e sbagliato si basa su questa.
Scoccerebbe capire di aver difeso l’idea sbagliata tanto a lungo e tanto fortemente.
(Oh! Sia chiaro, questo vale anche per me ovviamente! Tante volte purtroppo sono io che unn’intendo niente d’icché mi dicono, eh!?)

Ora questa non è certo una scoperta mia, può anzi sembrare un’ovvietà: tutti sanno che gli innovatori all’inizio vengono osteggiati e poi applauditi. Tuttavia questa conoscenza è meramente nozionistica: ci rimane infatti molto difficile tirarci in causa e comprendere che a volte quello che reputiamo dire idiozie sta dicendo le ovvietà di domani.
Succede così che persone a cui si cerca di spiegare una cosa, magari anche semplice, proprio non l’afferrano o al massimo la confondono per un’altra e rispondono fischi per fiaschi.
È abbastanza frustrante, soprattutto quando si cerca di comunicare qualcosa a cui abbiamo pensato a fondo e che reputiamo importante…

4) Al contrario i bambini, che non hanno ancora consolidato molti “binari mentali”, e quelli che sanno mettersi nei panni degli altri e dubitare delle proprie opinioni, in genere non hanno problemi ad ammettere la possibile realtà di idee anche folli. Perlomeno se lo domandano. Questo nel bene e nel male li rende più capaci di riconoscere la plasticità del sistema in cui viviamo, ossia di comprendere che questo è un prodotto delle scelte dell’uomo, quasi mai forzatamente univoche, e quindi solo una delle possibili maniere di organizzare la società.
Il denaro è un opcional.
I confini sono un opcional.
I governi sono un opcional.
Anche la carta igienica è un opcional!
Ciò non significa che queste cose siano sbagliate o dovrebbero essere eliminate, ma solo che probabilmente è possibile immaginare e creare alternative in grado di dare gli stessi benefici per cui esse sono nate e che ciascuna di esse dà.

E magari, alle volte, sarebbe meglio fare il cambio.

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Questo sito in perenne modifica si propone di fare e dire tante cose e quindi si suppone che tante volte sbaglierà. La creatività presuppone la libertà di fallire, il cambiamento sociale anche. Un richiamo a questo concetto (e a molti altri) si trova anche in questo bel video qua! Permettersi di fare errori è forse il miglior modo per correggerli. Dato poi che di errori ne faccio tanti e che il mio pensiero è perennemente in evoluzione, non è difficile che al termine di un mio post possiate incontrare un aggiornamento scritto in rosso. Siete caldissimamente invitati a esporre critiche dubbi consensi e quant'altro di civilmente espresso al fine di contribuire all'aggiornamento e al perfezionamento dei miei pensieri! GRAZIE!!!

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