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“Morire non mi piace per niente. Credo sarà l’ultima cosa che farò.”
R. Benigni

“Caro Ale

sono appena sceso in camera e vi ho trovato Vera seduta accanto al letto su cui la nonna sta dormendo col suo volto emaciato e stanco. Muove continuamente le mani in una strana e lenta tiritera, alzandole e lasciandole cadere rigirate sul letto. Lei dice di non soffrire, ed è una cosa meravigliosa. Chissà perché muove le braccia e le mani.. forse un riflesso? Forse per non pensare? È incredibile la lucidità di questa donna, che pure così visibilmente estraniata ed ormai addormentata è così presente e cosciente di ciò che le accade intorno… ha dei tempi di reazione incredibilmente brevi per quanto riguarda il capire alcune cose, come la presenza mia e di Vera, ad esempio, nonostante tutto il resto sia così inesorabilmente rallentato… la stanza è colma dell’illuminazione perfetta garantita da una progettazione sapiente e accorta, le immense vetrate la lasciano filtrare quasi ad abbracciarci, la musica dal lettore esce dolce e sottovoce, tutto è incantato in quella stanza e la nonna ne è la regina, come se tutto si schiudesse per lei, come se lei fosse una farfalla sul ciglio di nascere.
Non ci vorrà più molto tempo ormai, ma è stato bellissimo starle a mia volta accanto e stringere la mano a tutte e 2.. mi pare felice nella sua immensa stanchezza, è davvero felice di vederci, questo è un regalo reciproco che rende felice anche me… sai, come futuro medico, ho pensato che il medico che arriva ad ignorare la morte dei propri pazienti ed a non stringere la mano ai moribondi e a non provare compassione per loro è l’ennesima sconfitta per il sistema umano. Ci può essere così tanta bellezza nella morte, Ale, che è desolante vedere quanto ci si affanni a tenerla al di fuori dei nostri ospedali… davvero.”

Ti abbraccio
Sandro”.



Spesso tendiamo a proteggere i bambini dal dolore e dalla morte facendoglieli incontrare il più tardi possibile, conosco – e le conoscerete senz’altro anche voi – persone alle quali quando erano piccole è stato negato di incontrare parenti o amici nei loro ultimi giorni di vita perché ritenute troppo piccole per affrontare cose troppo brutte; però non va bene così, la vita è anche cose brutte, o perlomeno è un affrontare cose brutte, per farle magari diventare belle, ed ecco, io credo che questo nascondere i bambini dalla morte sia poi nasconderli dalla vita.

Leo Buscaglia in “Vivere, Amare, Capirsi”, scriveva un pezzo magico:

“Quando arrivai a Calcutta, scesi dal treno, e non avevo ancora percorso quattrocento metri quando, come per un sovraccarico percettivo, vidi tutto ciò che c’è da vedere nella vita! Vidi infelicità, vidi disperazione, vidi bambini che morivano di fame, vidi gente dall’espressione angosciata, vidi gioia e vidi rapimento. Sì, vidi anche rapimento. Vidi fiori e danze e bellezze e morte. In quattrocento metri… mentre avevo impegnato tanti anni della mia vita solo per incominciare a imparare cos’è la vita.
Ed è questo che intendo dire quando affermo che noi neghiamo la vita ai bambini.”

Non voglio generalizzare, ogni situazione è a sé e sono certo che ci siano cose che un bambino, e forse anche un adulto, non dovrebbe vedere; ma le situazioni standard di malattia e morte – da ex bambino che la morte l’ha in qualche modo incontrata e ne ha sofferto –, trovo che la decisione di affrontare le “cose brutte” negandole, piuttosto che trovandovi nuovi punti di accesso, sia alla lunga dannosa per la nostra qualità di vita.

Cristo! Sarò un medico e nessuno nei passati 4 e più anni di università mi ha mai anche solo incoraggiato ad affrontare la morte in modo profondo e sincero!

La “cultura della morte sottovoce” ha fatto sì non solo che nelle università di medicina sul come affrontare la morte non vengano né spese parole in aula (il che è parzialmente comprensibile dato che non sono cose che si possono apprendere in modo “didattico”(se esiste qualcosa che si può apprendere in modo “didattico”)) né tantomeno incoraggiati gli studenti in una propria ricerca interiore; ma pure che negli ospedali e nelle case di riposo la morte di decine e centinaia e migliaia di persone al giorno avvenga in modo sterile, come di routine: un po’ perché è una routine, ma un po’ anche perché nessun paziente – anche i molti con cui sarebbe possibile – viene incoraggiato a incontrare la morte nel modo a lui più congeniale: questa è una società che nega bellezza alla morte. Non voglio dire che la morte sia bella – francamente ora come ora ne farei anche a meno – né fare un discorso religioso – perché la morte non riguarda solo i religiosi –, ma visto che da che mondo è mondo ognuno di noi deve morire, farlo con le persone, nel modo, nel luogo a noi più congeniali sarebbe decisamente preferibile al morire soli o quasi in un letto d’ospedale dalle pareti verdine.

Qualcosa si sta già muovendo anche a livello istituzionale, per esempio con la diffusione degli Hospice, ma il più, il cambiamento culturale che attraversi trasversalmente la società, rimane ancora da intraprendere.

Uno dei miei maestri di vita e medicina è Patch Adams, che ho avuto la fortuna di incontrare ed ascoltare personalmente, e che stimo enormemente per quello che fa, che è, e per la sua profonda intelligenza.
Tra le molte rivouzioni che ha portato in medicina, la più classica delle quali – il clown – è stata anche troppo istituzionalizzata, ci sono anche le sue riflessioni sulla “morte divertente” (che vanno bene per chiunque, non solo per i medici). Dice Patch:

“La morte ha sempre goduto di cattiva pubblicità. Molte ore della nostra vita trascorrono nel terrore di questo grande mistero. Morire è una delle poche cose che tutti devono fare, ma spesso non riusciamo a sopportarne il pensiero. La nostra società sente un tale disagio nei confronti della morte che, nonostante l’incredibile preoccupazione che provoca, poche persone desiderano parlarne apertamente, come argomento di una conversazione stimolante. […] Quando ero uno studente di medicina non ho mai assistito a una lezione sulla morte. Questa è una trascuratezza grave. La gente muore. Le vite sono distrutte dalla paura che ciò avvenga e le famiglie sono devastate quando succede. Ciononostante l’istruzione medica la ignora. […] I medici non sono qui per prevenire la morte! Siamo qui per aiutare i pazienti a vivere la più alta qualità di vita e, quando non è più possibile, favorire la più alta qualità di morte. Se noi medici non riusciamo ad essere completamente a nostro agio nei confronti della morte prendiamo in giro noi stessi e i nostri pazienti con un glorioso canto del cigno. Quando cominciai a praticare la medicina in reparto, durante il mio terzo anno di scuola di medicina, divenne ovvio che la morte fosse la realtà più sconfortante della vita. Molto spesso i pazienti che stavano palesemente morendo erano abbandonati: lasciati morire. […] È un difetto della medicina moderna che i medici non riescano a vedere quali potenzialità abbia il trasformare un rito di passaggio in un’esperienza meravigliosa.”

“Ogni volta che trascorro del tempo con una persona che muore trovo in effetti una persona che vive. I giovani vicini alla morte sono stati molto efficaci nell’esprimerlo. Ricordo una bambina di undici anni che aveva un tumore alle ossa del viso molto esteso, con un occhio che galleggiava nella massa. La maggior parte delle persone trovava difficile stare con lei a causa del suo aspetto. Il suo dolore non era dovuto al fatto che stava morendo, ma alla solitudine dovuta all’essere una persona che non si riusciva a guardare. Noi due giocammo, scherzammo e godemmo della sua vita finché non si spense. Quello fu il momento in cui presi l’impegno di godere della presenza dei malati in modo profondo e di comportarmi in modo normale con loro.
Un altro amico, di poco più di vent’anni, malato di cancro, disse in modo enfatico che era una persona viva e che odiava il disagio che la gente dimostrava per la sua morte. Questo disagio, diceva, interferiva con la sua vita. Andò ad una grande ballo, poco prima di morire: gli era rimasta solo parte di un polmone, ma ballò più a lungo e più intensamente della maggior parte delle persone presenti. Morire è il processo che inizia pochi minuti prima della morte, quando il cervello viene privato dell’ossigeno, tutto il resto è vivere.
[…] Così incoraggiai i pazienti a morire nella propria casa e accettai di assisterli là. Ogni volta che l’ho fatto, dall’esperienza della morte è stata rimossa buona parte della paura. Ogni volta sia i pazienti che la famiglie sono stati profondamente grati, spesso sperimentando la stessa gioia e felicità di una nascita in casa. Queste famiglie sono le più grate di tutte quelle che io ho conosciuto. Mi rendo conto di come solo poche persone oggi abbiano sperimentato in modo pieno la morte di un caro. Quando avevo sedici anni mio padre morì in un ospedale senza la sua famiglia e senza la possibilità di dire addio. Mi sento arrabbiato e tradito dal fatto di non essere stato con lui in quel momento. […] Se i corsi sulla nascita possono renderla una bellissima esperienza, perché non fare dei corsi sulla morte, per prepararci alla morte? Spesso, rendere familiare un’esperienza di vita, riduce l’ansia che essa genera. Questa è la ragione per la quale sostengo la morte divertente. Ho chiesto a migliaia di persone che cosa pensano della loro morte, e ho sentito ricorrere sempre queste risposte: “Non voglio che sia dolorosa” e “Vorrei che accadesse nel sonno”. Credo che, con uno sforzo cosciente e una pianificazione, il morire possa essere un evento previsto e dotato di una sua bellezza, condiviso con la famiglia e gli amici, un’ultima celebrazione dello stare insieme.
Così chiedo ai miei pazienti di immaginare che tipo di morte vorrebbero. […] “Vorresti una fine da solo in ospedale, con tutti che si comportano come se fossi già morto? O sarebbe più di tuo gradimento una morte divertente?” Con “divertente”, intendo semplicemente qualsiasi cosa un individuo consideri ideale, nei limiti del realizzabile.
Nel nostro ospedale, e nelle case dei pazienti che lo desiderano, coinvolgeremo i pazienti terminali nel pianificare la loro morte. Incoraggeremo il dialogo con le famiglie, cosicché i desideri del paziente siano chiari per tutti. Suggerendo una morte divertente, spero che i pazienti e i loro amici useranno la loro creatività per concepire un’esperienza di morte che non sia solo tranquilla, ma anche prevista correttamente. […] Alcuni potrebbero preferire una morte tranquilla a casa con la famiglia e un sacerdote raccolto in preghiera, dando il benvenuto all’eternità. […] Per qualcuno potrebbe essere adatta una festa danzante selvaggia. Per me, dato che sono una persona un po’ folle, vorrei una morte folle. La chiave è la scelta personale.
[…] La maggior parte dei pazienti con cui ho parlato desidera solo essera a casa con i propri cari e in un ambiente familiare, magari con musica, massaggi, preghiere, e qualche ricordo in più.
[…] Smettiamo di aver paura della morte e trasformiamola in un’esperienza che può avvicinarci come famiglia. Scegliamo una morte divertente.”

da “Salute!”, Patch Adams.

È stato molto istruttivo accompagnare la nonna di Vera nel suo ultimo viaggio, è stata una conferma a molte delle cose che scriveva Patch.
I famigliari che sono stati presenti nei suoi ultimi giorni hanno vissuto un qualcosa di straordinario, e quelli che non l’hanno fatto se lo sono perso, magari per andare a lavorare.

Qualcuno mi mostri l’utilità e il senso di vivere assecondando la mediocrità della nostra società e dei suoi governanti, con i suoi cliché così distanti da come un bambino vorrebbe e potrebbe vivere. È tempo che la vita riacquisti la bellezza che le spetta, e venga glorificata con una morte degna.

Questa è la mail che scrissi al mio amico Alessando pochi giorni dopo la prima:

“Caro Ale

ieri è morta la nonna di Vera.
Proprio ier mattina me ne sono andato dalla sua casa in Svizzera per tornarmene alla mia a Prato, mentre una neve bellissima e dolce
fioccava giù.
Un paio d’ore dopo esser rincasato mi ha telefonato Vera piangendo.
Manca tanto anche a me, posso davvero dire che è stata la mia terza nonna… mostrava una predilezione per me e ne sono onorato… mi mancherà tanto la sua presenza in quella casa per me così magica e che tanto di più lo è per Vera…
Al telefono mi ha detto che in un momento in cui lei, sua zia e sua mamma erano nella stanza, la nonna – che non era praticamente più cosciente da 2 o 3 giorni e mai apriva gli occhi se non a spiraglio e non offriva più risposta alcuna – ha fatto un ultimo profondo respiro, ha spalancato gli occhi in una esplosione di intensa ed improvvisa lucidità – come ritornando indietro da chissà quale mondo distante – ha guardato Vera, la mamma e la zia che erano con lei in camera, ha rivolto loro un immenso sorriso radioso ad abbracciarle, ha chiuso gli occhi una ultima volta e dopo un altro paio di respiri interrotti ma in pace, basta, non ne ha fatti più.
Caro Ale, è stata una cosa magica in una famiglia magica in una casa magica.
Visto che tutti dobbiamo morire, che bello morire così!

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Abbraccio sempre il nostro preside: ci resta secco. Nessuno riesce mai neppure a dargli la mano attraverso la sua scrivania, che è troppo larga. Io l’incontro in ascensore, gli dico <<Salve, preside>> e lo abbraccio.

Felice Leonardo Buscaglia

“Una volta un tipo venne – e pure da lontano – a chiedermi di parlare della schiavitù; nella conversazione che seguì, scoprii che lui e la sua cricca volevano che sette ottavi della conferenza fossero roba loro, e un ottavo mio: cosicché rifiutai. Per me vale come principio quanto segue: se mi si invita per una conferenza in un luogo qualsiasi – lo dico per aver avuto una certa esperienza in materia – è perché c’è desiderio di sapere quello che io penso su un determinato argomento, fossi anche io il più folle individuo in questa terra. Non è per soddisfare l’aspettativa di dire cose che vogliono essere sentite, né altre cui il pubblico darà il suo assenso, che parlo. In conformità al principio, ho deciso che darò loro una forte dose di me stesso. Hanno mandato a chiamare me; si sono impegnati a pagare me; gli garantisco che avranno me – a costo di annoiarli ben oltre ciò che hanno fatto i miei predecessori.”

Henry David Thoreau

il post è lungo ma lo posto perché ci sono alcune cose interessanti, avevo voglia di cominciare a ragionare di politica.
se vi fa fatica non lo leggete, o leggete soltanto qualche pezzo in qua e in là.
in futuro forse condenserò il mio pensiero in un altro post, per adesso preferisco postarlo in questa forma piuttosto che non postarlo affatto

su facebook mi sono imbattuto in questo video che ho poi trovato anche in youtube:

al video, pubblicato da un mio amico (Niccolò Acciaioli), ha prontamente risposto un altro mio amico (Cristian del Campo) – che si è appena candidato a consigliere comunale nelle fila del PD – tacciandolo di populismo e di non dare risposte ai problemi che solleva.
Niccolò e io stesso abbiamo a nostra volta dato le nostre risposte – per lo più a favore del video o meglio del significato di fondo che ha.

ho deciso di riportare qui la discussione perché si è fatta interessante e tratta un argomento che voglio affrontare nel mio blog.
dato che questo non è territorio neutrale per te Cristian, se vuoi ci si può spostare sul tuo blog! (sarebbe bello continuare la medesima discussione su 2 fronti!)

Cristian e nicco, se volete che tolga i vostri nomi da qui basta che me lo diciate, ok?

Cristian del Campo:

Populismo abbestia! evvai che tutti siamo bravi a mandare a quel paese ma poi nessuno ha voglia di sporcarsi le mani per migliorare le cose…e vabbè!
Su una cosa sono d’accordo: gli schiaffi ai figli. Quelli ogni tanto ci vorrebbero davvero!

La mia risposta è: l’Italia ti fa schifo? E tu cosa aspetti per renderla meno schifosa?

sandro puggelli (io):

populismo? forse sì, senz’altro un po’
però bisogna distinguere fra ciò che è vero e ciò che non è vero anche in un video populista
io condivido in generale il messaggio che dice che gli attuali politici facciano schifo – non tutti forse, ma la > parte sì – anche quelli del tuo partito cristian, anche i tuoi discorsi mi pare di averli già sentiti fare 100 volte da altre 100 persone nella tua medesima situazione (risultati pochi, anzi in generale sono tutti (o quasi) rimasti ladri)

questa almeno la mia opinione basata sui fatti di cui sono a conoscenza e sempre in continuo mutamento – sono in attesa di qualcuno che mi faccia cambiare idea
tu per es. potresti farlo con le tue azioni, ti assicuro che le giudicherò imparzialmente: fammi ricredere sulla bontà della tua attività politica

tante cose non condivido però del video, per es. graffitare sui muri per me E’ arte, se lo si fa su muri brutti con graffiti BELLI, mai su altre opere d’arte come per. es. statue…
ma cosa volete definire cosa è e cosa non è l’arte? certe cose vanno al di là delle definizioni

e poi per es. credo che i figli possano salire su bene anche senza ceffoni, dato che è pieno il mondo di figli cresciuti di merda con o senza ceffoni
..forse perché col crescere bene i figli i ceffoni non hanno nulla a che vedere, ma dipende da altre cose, come per es. non essere genitori di merda, cosa + impegnativa di dare 2 o 3 ceffoni (che cmq in teoria ci possono anche stare, anche se conto di riuscire a non farne mai uso)

Niccolò Acciaioli:

punto primo:

Sicuramente è un video ‘populista’ nel senso che serve solo a farci girare i coglioni senza essere propositive e bla bla bla, certo non è un discorso di m.l. king va preso per quello che è senza farci un poema sopra, sicuramente rappresenta una certa rabbia che ho dentro, da presona come me che nella politica ci credeva veramente

punto secondo:…

Sono 8 anni che faccio l’educatore (gratuitamente) in diverse realtà, sicuramente non sono molto bravo nel farlo ma credo che se si parla di sporcarsi le mani per cambiare il mondo posso dire di aver cercato di fare la mia, per migliorare le cose ALLA RADICE ovvero creare dei buoni cittadini e delle persone a cui importa (i care).

punto terzo:

A CRISTIANUCCIO… CIOE’ ANCHE MENO PER FAVORE!
apprezzo il tuo impegno politico perchè sono sicuro che lo fai con coscienza ma non è che mo che ti sei candidato ti puoi mettere a dare lezioni a gli altri come se tu fossi l’unico che muove il culo scusa ( mi riferisco alla frase: ‘evvai che tutti siamo bravi a mandare a quel paese ma poi nessuno ha voglia di sporcarsi le mani per migliorare le cose..’ e l’Italia ti fa schifo? E tu cosa aspetti per renderla meno schifosa?)
forse ho frainteso ma sapeva un po di saccentino te lo devo proprio dire

detto questo colgo l’occasione per farti cmq gli auguri e… picchiamo i nostri figli senza pietà!

sandro puggelli:

concordo tutto con niccolò, solo io preferisco picchiare i VOSTRI, di figli, vi va? >:-D

cristian del campo:

Intanto, bello risentirvi!!!! Poi, naturalmente non mi riferivo a chi già si attiva nella società. E’ che credo che questi discorsi che condannano tutto e tutti ad un certo punto, per quanto siano uno sfogo di rabbia, siano però totalmente distruttivi, nel senso che contribuiscono ad alimentare un’idea che tutto intorno a noi non funziona e che sia legittimo criticarla. E basta. Conosco il vostro impegno (tuo e di Sandro) e, siccome mi conoscete anche voi, sapete che credo che l’impegno sociale, quello viso a viso, quello da educatore, quello da medico, quello in cui uno si mette a servizio occhi negli occhi dell’altro è ciò che salva il mondo e continuerà a salvarlo.
Però allo stesso tempo, mi rendo conto che non ci possiamo più permettere di criticare una politica che non va, perchè questo ha due effetti: 1) non la cambia (nel senso che finchè non si sceglie di sporcarsi le mani per cambiare, sarà inutile averle tenute pulite), 2) che svilisce e scredita TUTTA la politica.

I politici di oggi non ci piacciono e non piacciono neanche a me. Ma questo non ci deve consentire di schifare la politica in genere, perchè la politica è azione collettiva e va oltre “chi la fa” (per fortuna).
Mi fanno rabbia questi video solo perchè finiscono per screditare tutto e tutti a prescindere, solo questo. Poi riconosco tutte le mancanze, le truffe, i comportamenti scorretti e le delinquenze che ci sono…ma allora diamoci una mossa, cominciamo a urlare queste cose non solo con dei video su facebook ma facciamolo in piazza oppure nelle sedi di associazioni e volontariato, facciamolo nelle “piazzE” di tutti i quartieri. E forse qualcuno che però si butto dentro un mondo marcio per risanarlo dall’interno ci vuole, come punto di riferimento. Non credo di essere io, anche se mi impegnerò per farlo. Ma credo che c’è sempre più bisogno che, quando tutto è stato distrutto, qualcuno ricominci a sperare e costruire. Solo questo.

Sui ceffoni…bè, senz’altro parlare di educazione dei figli su facebook non … è un granchè…però ritengo che giustificare e tutelare eccessivamente i figli non sia una buona azione educativa. Un caso palese è quello dei professori: quando il genitore va a parlare col prof, generalmente è il professore ad avere torto e il figlio ad essere protetto. Un tempo, la figura del professore era venerata, perchè era l’educatore non solo l’insegnante. Ora, ci sono vie di mezzo ma…il figlio non ha ragione a priori è questo è un concetto educativo che secondo me viene spesso dimenticato oggi. E’ giusto che si assuma le sue responsabilità e che venga punito se sbaglia. Il come lo lascio scegliere a voi ma mi pare l’unico modo per “costringere” a crescere.

Ciao bellissimi. Mi sembra di essere tornato ai tempi di vergaio.it. Vi abbraccio!

sandro puggelli:

guarda cristian (che anche per me è un piacere risentirti!),
se si vuole essere precisi la politica, come accenni anche te, è un qualcosa che riguarda la vita di ciascuno di noi, in ogni momento, ogni volta che ci si mette in relazione con qualcuno, e non quella roba per lo più corrotta che si vede in televisione, e che anche non fosse – ahah – corrotta, sarebbe comunque molto poco rappresentativa delle persone di una nazione.

Uno degli errori che credo si commettano è dire “le cose si cambiano dall’interno”, per cui per cambiare la politica si dovrebbe diventare politici.

questo è vero ma limitato. c’è anche il punto di vista opposto, altrettanto vero e altrettanto limitato, di quelli che sostengono che “le cose si cambiano dall’esterno” perché è l’unico modo di vederle senza condizionamenti.

io credo che il giusto stia nell’andare oltre questa stupida dicotomia e mettersi di buzzo buono per cambiare le cose tout-court, chi da dentro chi da fuori (e anche te accennavi a questo no?)… tutto questo per me è la VERA politica (purtroppo chiamata antipolitica da chi non c’ha capito un cazzo)

così non è che chi ricostruisce siano soltanto quelli all’interno del sistema politico “formale”, che è poi quello che stai difendendo tu, almeno in parte

così sappi che anch’io almeno in parte non la attacco, ma IN GENERALE la politica “formale” mi fa schifo! mi fa schifo perché non ci sono brave persone? sì ci sono brave persone, forse la maggioranza (?), ma non credo la maggioranza di quelle che comandano davvero. come dire che la politica delle istituzioni fa cacare, fa cacare il cazzo, cioè dall’uretra esce merda, capito?

sia chiaro, il video è un video con TANTE carenze, ma non posso non condividerne l’anima: PERCHE’ MI SONO ROTT’U CAZZO DEL SISTEMA POLITICO “FORMALE” ATTUALE, ancor + che dei politici in sé e per sé (che è ovvio che ce ne sia qualcuno bono!), e voglio gente che lo cambi da dentro e da fori, dato che la vera politica è tutte e 2 le cose.

se i politici vogliono che la gente non ne parli male:
1) si riducano gli stipendi a quelli di un impiegato
2) via tutti i privilegi non strettamente legati all’efficienza del loro lavoro e alla loro incolumità
3) diventino realmente rappresentativi delle persone che dovrebbero rappresentare

fino a quel punto, per favore, oh politicanti non rompete il cazzo a chi si lamenta di voi, soprattutto quando lo fa con cognizione di causa (queste parole non sono rivolte a te cristian, ma ai tuoi ultimi capi, che tu nemmeno conosci ma sulle cui direttive si muovono le tue azioni di politico)
!

sui ceffoni ai figli ho già condensato il mio pensiero
non ho voglia di dover fare sempre una questione seria e pallosa di tutto
non mi pare questo il posto non mi pare questo il modo

cristian del campo:

Io sono convinto che la politica si fa in ogni momento in cui c’è un’azione sociale: le associazioni fanno politica, i ragazzi che si impegnano, il volontariato, il consumatore al supermercato fanno politica. Ma è indiscutibile che, per amministrare, sia necessario delegare dei compiti, no? anche perchè la funzione della politica “formale” è anche quella di mediare fra milioni (uno per persona) di interessi differenti. Quidni, tutti non potremo governare. Quando dico di cambiare le cose dall’interno, intendo che va cambiato il concetto di delega nel concetto di rappresentanza. Qui non è questione di incaricare qualcuno di decidere per noi, ma di farsi carico dei nostri problemi e di decidere di conseguenza. E questo, credo, si può fare solo attraverso la politica formale. E non solo questo. C’è anche il discorso che saremo sempre governati da qualcuno e quindi qualcuno lo dovremo sempre scegliere.

Tu credi che le mie azioni politiche siano mosse da qualche capo. io credo che le mie azioni siano tanto più libere quanto più sarò supportato da gente comune. Perchè se non sarò il solo a credere in un miglioramento, allora sarò indipendente dai miei “capi”, nel senso che i primi a cui dovrò rendere conto siete voi e non loro, anche soltanto per un banale motivo: che se perdo il vostro consenso, che con fatica ho radunato insieme, allora la mia azione non ha più ragione di esistere.
IN questo credo che il politico formale debba avere il compito di riunire verso un obiettivo comune. Ma che la politica poi si compia dappertutto! Se io mi troverò a votare per dei fondi da stanziare nel sociale, come potrò stabilire in quale direzione stanziarli se prima non ascolto associazioni e gruppi che quotidianamente lavorano su queste realtà? Come vedi politica e politica formale possono e devono combinarsi.

Ma questo si realizza con 2 requisiti: il politico deve FARSI CARICO dei problemi della gente; la gente deve FIDARSI del politico e della politica formale.
E’ un rapporto di fiducia. Che tante volte è stato tradito e tante volte lo sarà ancora. Ma è l’unica speranza che abbiamo di poter contribuire al miglioramente di questa società. Perchè l’associazione di volontariato ha un’azione limitata se non è supportata da un’amministrazione; e l’amministrazione rischia di essere inutile se non coinvolge chi lavora direttamente con le persone.

Sandro Puggelli:

cristian,
credo che ti sia chiaro che io non sono contro la politica che abbiamo chiamato formale, ho già detto chiaramente che rientra nella politica vera, ne è una parte.
quindi su questo siamo d’accordo.

mi concentrerò su ciò su cui non siamo d’accordo, sennò non ci si capisce nulla.

NON SONO D’ACCORDO quando dici che tutti non potremmo governare, io credo invece che sarà l’evoluzione naturale della politica, anche se so di passare per scemo dicendo così; tuttavia SONO D’ACCORDO che finché questa non diventa una realtà è PROBABILMENTE (scusami, ma io di dare sicurezze laddove non esistono prove non me la sento) necessario usare la delega di qualche governante.

quindi anche se divergiamo in ciò che riteniamo possibile, siamo ancora d’accordo sul fatto che UNA delle cose che dobbiamo fare adesso (e per me neanche la più importante) è scegliere qualcuno in gamba per delegarci nella cosiddetta politica formale.

chi? ecco un’altra cosa su cui NON SIAMO D’ACCORDO: io ho deciso di votare la lista civica pratese di grillo non perché sia un grillino – dato che critico anche grillo – ma semplicemente perché mi piace il loro programma politico più del vostro e di quello degli altri.
e poi perché ritengo che una lista civica più del PD o del PDL manterrà le proprie promesse.
scusami, parlo per esperienza: liberissimi di dimostrarmi che ho torto (anzi mi farebbe piacere).
ma queste sono mie personali opinioni, non voglio convincere nessuno a votare chi voto io (e questa è un’altra differenza fra me e te), mi basta che la gente sappia pensare con la propria testa, io per esempio non so ancora quanto sia in grado di farlo. credo però di più di quelli che credono di essere “liberi”.

a proposito – così ti rispondo anche a questo – io non credo che le tue azioni siano mosse da un qualche capo, io credo che le tue azioni non si possano allontanare dalle direttive del tuo partito. e questo è un riscontro oggettivo, dato che sennò non ti terrebbero nel PD.
c’è una profonda differenza.

ora tu mi puoi dire che condividi le idee di base del PD e per cui non c’è niente di male nello stare tra le sue fila – e infatti lungi da me pensare che tu stia facendo male, ci mancherebbe! – ma il punto è che nel caso in cui le persone al vertice del tuo partito non fossero proprio pulite e avessero degli interessi loschi e/o personali in quello che fanno (e anche qui per carità, non si può fare di tutta l’erba un fascio (e voglio anche sottolineare che secondo me la destra è messa ancora peggio)) alla fine più di tanto da quegli interessi non ti ci potrai discostare, se nel PD vorrai rimanere, è chiaro no?
per questo reputo l’italia dei valori l’unico partito accettabile (ma ahimè non quello dei miei sogni) nell’attuale parlamento (altra idea personale, del tutto opinabile).

ecco un’altra differenza fra me e te: tu ti fidi del tuo partito, io del tuo partito non mi fido più.
liberi di dimostrarmi di star sbagliando, cambierei idea con felicità.
te l’ho già detto che cosa dovrebbero fare, i parlamentari, per acquistare la mia stima, te l’ho riassunto in 3 punti più sopra.
fino ad allora si becchino la rabbia della gente, che pure – molte volte, purtroppo – non sa pensare con la propria testa nemmeno lei.

ecco perché non credo in chi inveisce tanto all’antipolitica: perché quella che chiamano antipolitica è la vera politica, e la politica formale – che ne è solo un filone – se ne è discostata.
perciò io credo che la maggior parte della politica formale di oggi sia in fin dei conti antipolitica, fino a che non si riallineerà con le direttive della politica reale, che vengono dal popolo.

ricorda: io non credo che il tuo essere in politica “formale” faccia di te una persona brutta o comandata dall’alto, credo invece che anche nel tuo ambiente ci siano meravigliose persone che lottano per cambiare “l’antipolitica” dall’interno, ma per poterlo fare dovete ragionare “sia fuori che dentro dal sistema”, altrimenti non saprete vedere le cose dai punti di vista delle persone che non staranno con voi.

sono in attesa di altre risposte dei miei amici (penso Cristian perché Niccolò è un grasso maialone e gli farrà fatica di sicuro rispondere).

quando uno è genio è genio

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”

Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

ho copiato l’idea del post da aubreymcfato

(spero sia a questo punto chiaro che io non considero affatto “maledetti” gli immigrati clandestini e che il titolo sia soltanto una provocazione atta a dar maggior forza al contenuto dell’articolo, ossia che trovo obbrobrioso il comportamento razzista di diversi Italiani verso gli immigrati clandestini. Non posso odiare gli immigrati clandestini in quanto – pur riconoscendo che ce ne saranno senz’altro diversi disonesti e delinquenti – ne conosco PERSONALMENTE parecchi molto piu’ gentili e onesti di tanti altri Italiani miei conoscenti. Sembrera’ la solita frasucola scritta per impressionare i lettori, ma e’ semplicemente la verita’.)

aggiornamento: a quanto pare la relazione continua cosi:

“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.

Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

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È CALDAMENTE CONSIGLIATO PERMETTERSI DI FARE ERRORI!

Questo sito in perenne modifica si propone di fare e dire tante cose e quindi si suppone che tante volte sbaglierà. La creatività presuppone la libertà di fallire, il cambiamento sociale anche. Un richiamo a questo concetto (e a molti altri) si trova anche in questo bel video qua! Permettersi di fare errori è forse il miglior modo per correggerli. Dato poi che di errori ne faccio tanti e che il mio pensiero è perennemente in evoluzione, non è difficile che al termine di un mio post possiate incontrare un aggiornamento scritto in rosso. Siete caldissimamente invitati a esporre critiche dubbi consensi e quant'altro di civilmente espresso al fine di contribuire all'aggiornamento e al perfezionamento dei miei pensieri! GRAZIE!!!

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