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PREOCCUPATISSIMO per le riforme costituzionali e sulla libertà in internet che questa destra SCELLERATA vuole fare, DISGUSTATO dalla tiepidezza con cui il PD fa opposizione, FRASTORNATO dalla gente che ignora o addirittura appoggia ciò che così chiaramente è marcio, DECISO a cambiare il nostro tipo di gestione del potere con uno più condiviso che passi dalla CONSAPEVOLEZZA delle persone comuni e dalla loro CAPACITÀ CRITICA, che è esattamente ciò che non si insegna a scuola.

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c'è 2 videi in fondo

Il TED (Technology Entertainment Design) è un’organizzazione senza scopo di lucro il cui obiettivo è “la diffusione delle idee che meritano di essere diffuse” allo scopo di “cambiare le abitudini, le vite, e, in ultima analisi, il mondo”.

Una delle sue iniziative più importanti è la cosiddetta TED Conference, che si tiene una volta all’anno in California e una ogni 2 in giro per il mondo (TED global), e si tratta di una conferenza alla quale partecipa una sfilza di cervelloni esperti complessivamente nella più vasta quantità di argomenti: dalla scienza alla pedagogia, dalla politica all’arte, dalla matematica all’economia, non c’è materia di cui questa comitiva di geniacci non s’intenda e discuta.

Molte registrazioni degli interventi tenutisi alle conferenze sono liberamente visionabili nel sito del TED, parecchie delle quali sottotitolate in italiano.
Ognuno di noi viene incoraggiato a diffondere i video ai 4 venti con una licenza creative commons.

Ogni conferenziere ha a sua disposizione in media 18 minuti per illustrare la propria scoperta o idea: un requisito essenziale per parlare al TED è quindi quello di saper spiegare con chiarezza e sintesi argomenti a volte anche molto complessi. Se non lo sai fare, non vai a parlare al TED.

Sguazzare fra i video del TED è uno dei miei passatempi preferiti: ultimamente mi è capitato di vedere un video sulla “matematica della guerra“, un altro in cui un simpatico surfista che vive in un camper con la propria compagna mostra la sua personale e complicatissima “Teoria del Tutto” (una “ipotetica teoria di fisica teorica che spiega interamente e collega assieme tutti i fenomeni fisici conosciuti” [fonte: wikipedia]), un altro ancora in cui una meravigliosa vecchietta spiega perché probabilmente l’uomo non derivi da semplici scimmie, bensì da scimmie acquatiche.
Anche il video di Ken Robinson presente nella mia “sidebar” qui a fianco (nello scomparto “È CALDAMENTE CONSIGLIATO PERMETTERSI DI FARE ERRORI!”) viene dal TED 2006.

Non vi nascondo che mi piacerebbe che in un futuro invitassero anche me alla TED Conference per parlargli di una qualche mia scoperta o invenzione. 🙂

Parlo di tutto questo perché oggi pubblico nel mio blog 2 video del TED che credo si inseriscano piuttosto bene nel discorso “progettazione di una società”.

Il primo è il video della simpatica vecchietta (Elaine Morgan) e delle sue scimmie acquatiche che ho già citato poco fa. Lo posto qui per la spiegazione che la cara signora dà al perché la comunità scientifica tardi a riconoscere la teoria che lei sostiene nonostante sia oggigiorno la più sensata: tale spiegazione è a mio avviso assolutamente valida anche per spiegare il motivo per cui spesso e volentieri l’uomo si dimostra incapace di cambiare le proprie abitudini in favore di soluzioni migliori e forse – a questo punto – necessarie per la propria stessa sopravvivenza.

A tutti piace la teoria acquatica. Certo, non ci credono, ma gli piace. E allora chiedo: “Perché pensate che sia una sciocchezza?” Rispondono: “Beh… tutti quanti dicono che lo sia. E non possono sbagliarsi tutti, giusto?” La risposta, chiara e sonora, è: “Sì! sì possono sbagliarsi tutti.”
La storia è piena di casi in cui si sbagliavano tutti.

Guardatelo.

Il secondo è il video di un biologo-fisiologo-antropologo-ecologo-quant’altro statunitense (Jared Diamond, lo stesso che ha scritto l’interessantissimo libro Armi acciaio e malattie – breve storia degli ultimi 13.000 anni) che ci parla dei prodromi che anticipano il collasso di una società, indagando sul pericolo di collasso della nostra rapportandola con quelle già collassate in passato. Ci sono circa 12 questioni che devono essere tutte quante inevitabilmente risolte entro i prossimi 50 anni, ciascuna delle quali è capace da sola di portarci al collasso, sostiene Jared. Le soluzioni che verranno trovate lui non le conosce, ma è sicuro che molti di noi le vedranno attuate coi propri occhi. Pena la scomparsa della nostra società.

Eccovi qua i 2 video:


Elaine Morgan è una tenace sostenitrice dell’ipotesi della scimmia acquatica: l’idea che gli umani si siano evoluti da primati che vivevano in habitat acquosi. Sentite la sua vivace difesa di quest’idea, e la sua teoria sul perché la scienza tradizionale non la prenda sul serio.
Dal TED
video riprodotto con licenza creative commons


Perché le società falliscono? Attraverso gli esempi dei Vichinghi nella Groenlandia dell’età del ferro, la deforestazione dell’Isola di Pasqua e l’attuale situazione del Montana, Jared Diamond ci parla di come i segni del collasso siano vicini, e di come – riconoscendoli in tempo – possiamo evitarlo.
Dal TED
video riprodotto con licenza creative commons

Gli ecovillaggi sono una roba ganzissima: perché sono perfettamente integrati nell’ambiente in cui sorgono, perché ci vivono persone che condividono gli stessi principi di base, perché hanno un nome figo.
Ce ne sono alcuni che sono sostenibili al 100%, cioè inquinamento zero, roba da urlo.

Io personalmente sono assolutamente favorevole all’espansione del numero di insediamenti umani ecosostenibili – come gli ecovillaggi – e all’instaurazione di reti fra questi.
Anzi a dirla tutta uno dei posti in cui vorrei vivere in futuro è proprio l’ecovillaggio. (In realtà, vorrei anche rombare per il mondo con la mia moto sferragliante, con al seguito la borsa degli attrezzi di medicina, una penna e un quadernaccio, attrezzi per la moto, fogli da disegno e i miei pennelli. BRUMMM!!!!)

… tuttavia però forse c’è da ragionare… ci sono troppi esseri umani al mondo per pensare di poter vivere tutti negli ecovillaggi, e d’altra parte non si capisce neanche perché si dovrebbe smettere tutti di vivere nelle città… molti le ritengono sistemazioni di gran lunga preferibili a dei piccoli villaggi sperduti, ed è giusto così, ognuno vive dove vuole!
… anzi anch’io non vorrei mai lasciare del tutto la città.

Quello che mi piacerebbe, però, è che le città fossero più a misura di uomo e di ambiente.

Sarebbe bellissimo vivere in città verdi, ricche di benessere, animali, giraffe, meno macchine, eccetera eccetera, in cui tutti si interessano di tutti, anche degli sconosciuti: mi piace pensare alla mia città ideale come un luogo in cui – prima di tutto – la gente è davvero interessata alle altre persone e a tutto il resto… ecco, io credo che questa sia la cosa più importante, non credo affatto che i problemi del mondo d’oggi siano di livello tecnico.. per la verità, sospetto che abbiamo tutta la tecnica che ci serve per far andare le cose per bene. cioè, per vivere tutti con tutto ciò che ci occorre e per far andare avanti le cose attorno a noi.
Basta pensare alla vecchia storia che nel mondo c’è abbastanza cibo da sfamare tutti, ma l’80% delle persone della Terra vive con solo il 20 % delle risorse totali, e viceversa.
Se la gente fosse davvero interessata agli altri, queste disparità non ci sarebbero. Il resto sono chiacchiere, i problemi di cui solitamente si discute sono importanti, ma non sono i veri problemi: siamo un popolo che chiacchiera ancora di destra e sinistra, di tav o non tav, di immigrazione ecc., e facciamo bene a parlarne, ma dovremmo farlo dopo aver garantito il necessario a tutti.
perdiamo tempo dietro a cose importanti e cazzate, trascurando l’essenziale.
Schizofrenia sociale, siamo pazzi.

Il mio mondo ideale invece è fatto di persone che si vogliono bene, più consapevoli… la mia città ideale è fatta da gente che è capace di andare a trovare all’ospedale il parente del perfetto sconosciuto conosciuto al bar quella stessa mattina.

e vabbè questo è il sogno, l’utopia. bisognerebbe anche spogliarla del buonismo di cui sono capace, dell’ipocrisia, e affrontare i vari problemi che si frappongono alla sua realizzazione. ma nonostante questo credo ancora che il problema principale – forse l’unico vero problema – sia la mancanza di interesse verso gli altri.

Patch Adams, Gandhi, altra gente con le palle, dicono che per cambiare il mondo bisogna trasformarsi nel cambiamento che vogliamo vedere nella nostra società
Pensare al proprio mondo ideale, pensare al sé stesso in quel mondo ideale, e poi diventarlo
Patch dice che è un importante passo, che è il passo

Mi pare plausibile

In cosa io non sono il mio io ideale:
– Mi arrabbio spesso
– Non sono così felice
– Non sono realmente interessato agli sconosciuti
– tanto altro.

Come sempre c’è da lavorare su sé stessi

Circa un anno fa io, Maria la mia ragazza e Serena una nostra amica, desiderosi di costruire il nostro ambiente di lavoro e di vita ideale – fra cui il nostro ospedale ideale – ci invischiammo in un bislacco progetto per conoscere meglio come gli ospedali fossero organizzati.

Dopo una serie di “peripezie” contattammo la Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Ponte a Niccheri a Firenze e organizzammo una specie di tour in giro per l’ospedale con il buon vecchio Fabrizio Gemmi, gentile Direttore Sanitario del medesimo ospedale, che intanto ci spiegava come funziona il suo ospedale. (quante volte ho ripetuto ‘ospedale’ qui!)

Alla fine di quei giorni in cui ci venne insegnato come funziona un “ospedale attuale”, presentammo alla Direzione Sanitaria la nostra idea di “ospedale ideale” sottoforma di un fascicolino che ora posto qui all’attenzione di tutti.

Lo lascio invariato rispetto all’anno scorso, anche se nel frattempo le cervella non sono andate in pensione e qualcosa da aggiungere e da ritoccare l’avrebbero anche partorito.
Ma mi pare già così un ottimo punto di inizio! 😀

nel caso in cui non riusciste a vedere il fascicolo qui sopra pubblicato con scribd, lo potete trovare anche qui: fascicolo per il nostro ospedale ideale

Infine, puoi commentare questo fascicolo e dare dritte sul tuo ospedale ideale anche qui nel forum oltre che qui sul blog: fai te!

Nel cambiamento sociale intendo: per vivere in un mondo giusto e ganzo, bisogna rifare le cose proprio dall’inizio o invece basta migliorare un po’ quello che già c’è?

Bèh ovviamente dipende da cosa a cosa, tuttavia, come linea generale, per me, questo problema, non bisognerebbe neanche farselo.

Bisognerebbe levarsi dalla testa di voler essere rivoluzionari o di voler essere moderati; di voler essere polemici o di voler essere accondiscendenti; di voler cambiare per forza la società alle radici o di volerne mantenere lo scheletro e cambiarne solo alcune componenti;
e dedicarsi piuttosto a definire in quale tipo di società vorremmo vivere. Pezzo per pezzo. Oppure nell’insieme, poco importa.

Se non c’è assolutamente bisogno che i cambiamenti siano rivoluzionari e ultraprogressisti, non c’è nemmeno bisogno che non lo siano.

Non esiste una soluzione valida per tutti, perché dovrebbe esistere una scuola – per fare un esempio di una istituzione sociale qualsiasi – buona per tutti?
Alcuni sentono il bisogno di stravolgerla in profondità, altri di mantenerla quasi uguale a quella che è ora,
io credo che entrambi abbiano ragione.

Vale la stessa cosa per il mondo intero:
potete dire che non ci siano un sacco di cose meravigliose, che vanno preservate, che davvero sono l’espressione della parte più positiva delle persone? (chennesò: internet, i parchi pubblici, la permacultura, le ONLUS, la generosità, la medicina, quello che vi pare)
potete dire che alcune cose invece non le eliminereste definitivamente? (la guerra, gli sfruttamenti, gli schiavi, ecc.)
potete inoltre dire che non avete dei sogni che non esistono nel mondo attuale e che vorreste intensamente che fossero veri?

un vero rivoluzionario sociale per me è quello che porta dentro di sé tutte queste cose assieme, non quello che smantella tutto e poi rifà diverso. quello semmai è un dittatore, uno che o vuole mantenere tutto come è o vuole cambiare tutto come gli pare a lui. il vero rivoluzionario è quello che si sa criticare, quello con 2 palle così che si trova a muoversi in mezzo al paradosso di voler mantenere e smantellare una stessa istituzione, è quello che dopo di lui il mondo è drasticamente cambiato, ma senza soluzioni di continuità; oppure è cambiato poco, ma lo si sente nell’aria.

Poi alla fine boh, un vero rivoluzionario non dà retta nemmeno a ‘ste fregnacce.

Chennesò.

C’avevo voglia di postare qualche cosa.

tutto-o-pochinino

Mu.

riporto una critica all’idea che lanciavo qui da parte di un mio carissimo amico (e proprio per questo gli rispondo in modo colorito),
la posto perché è una critica giustissima che credo che molti condividano, e mi dà la possibilità di rispondere:

per quello che riguarda il forum ti dico che c’ho capito poco, ossia a me lo sai mi piace di più fare che parlare per cui tu segui il forum, […] poi se hai idee fammele sapere, comunque se ci sono dei ragazzi giovani che affrontano temi importanti come quelli del mondo ideale male non fa, secondo me serve a poco ma meglio farlo che no.

macché, non c’hai capito un cazzo!
non è per parlare ma per fare
intendo creare 2 sezioni distinte: una è quella in dove come dici te si chiacchiera, e sì serve ma serve a poco
la seconda è quella in cui oltre a manifestare quello che si desidera ci si scrive anche delle chiare strategie per ottenerlo, e poi si fanno (per fare un esempio, quello della maglietta contro il razzismo ne è uno)… la speranza è che così si possano incontrare tante persone con desideri simili e con cui FARE
è uno strumento per fare

nonostante non tu debba certo per forza dedicartici anche te cerco di farti capire meglio
wikipedia te lo sai cos’è no? come la consideri? fare o parlare? per me in questo caso è le 2 cose insieme: infatti creare un’enciclopedia libera, più grande e in alcuni casi + approfondita della treccani (è il nome di un’enciclopedia famosa se non tu lo sapessi, non sono Fufi, Rocky e Ringo!), con un livello di accuratezza in genere pari a una normale enciclopedia e senz’altro molto più aggiornata, e quindi diffondere cultura e conoscenze è un esempio bello di come internet possa far sì che la gente si organizzi e sviluppi “prodotti” di pari livello o anche superiori a quelli delle più grandi industrie del settore (attenzione non dico poche persone che dall’alto scrivono un’enciclopedia per tutti gli altri (senza niente voler togliere a questa cosa comunque meravigliosa): dico la massa stessa che si autoorganizza e crea un prodotto per sé stessa!)

ora te cerca di capire bene quello che voglio fare io, perché secondo me non hai capito una mazza se mi rispondi “parlare”
cerca di comportarti in maniera intelligente per una volta – dico: sforzatici! -: non ho assolutamente idea di come fare ma una delle cose che ho in mente è questa: prova a immaginare intere popolazioni che si autoorganizzano direttamente senza più bisogno di intermediari… perlomeno non ai livelli dei giorni nostri, senza cioè un manipolo di pochi potenti (per carità spero ci siano le eccezioni!) che vivono in maniera completamente distinta dal popolo, che non sanno neppure vagamente che cosa vuol dire essere “popolo”, che nel peggiore dei casi si approfittano e si incollano alle proprie poltrone… bene uno degli obiettivi è rendere il potere del popolo maggiore,
cioè far sì che le genti NORMALI abbiano maggiore influenza sulla società (no, non mi dire che oggi ce n’hanno tanta.. in certi casi sì ma ti faccio un esempio: quando l’America fece guerra all’Afganistan non considerò minimamente l’opinione pubblica mondiale… ma nemmeno degli Americani! quando scoppiò la guerra la > parte degli americani era contraria! tuttavia bush la fece iniziare lo stesso! poi l’opinione pubblica – che è scivolosa come una saponetta – ebbe modo col tempo di cambiare direzione più di una volta, ma il punto è: come si permise di dichiarare guerra a un altro paese senza che il proprio popolo fosse d’accordo? ma funziona per davvero questa democrazia o ha bisogno quantomeno di migliorie?… ma a te sembra normale che un governo faccia qualcosa nonostante il proprio popolo non voglia?
pensaci, ma te lo chiedo di nuovo: pensaci davvero, anche nel caso lo sapessi di già, pensaci di nuovo una volta, perché io questa non me la spiego, perché a me sembra davvero TANTO grave… cioè, mi lascia impotente, esterefatto, allibito…

mi pare incredibile che chi ci governa faccia dichiarazioni come questa senza scatenare una insurrezione popolare,
ma viviamo nel paese delle paperelle?

e sia chiaro non me ne sbatte il cazzo di prendere le difese della sinistra, per favore per una volta cerchiamo di accantonare queste cazzate di destra e sinistra, ok?
posso perlomeno non condividere la violenza come mezzo per far valere le proprie idee? (fossero anche giuste, cribbio!)

questa cosa è da cambiare
non importa se è utopico, se non so come fare: c’è da cominciare
internet è in grado di fornire gli strumenti per espandere informazione ma soprattutto per organizzarsi…
un po’ alla volta sto cercando di creare un sistema che un giorno diventi parte fondante del governo di un popolo, che un domani sia talmente tanto ben fatto che le persone lo utilizzeranno per autoamministrarsi…
ti immagini se tutti (o quasi) gli uomini e le donne del mondo si potessero organizzare in un sistema che nascesse dai loro desideri?
una delle sfide più grosse è far convivere fra loro idee contrastanti
un’altra è quella di diffondere capillarmente una corretta e libera informazione per rendere le persone in grado di scegliere con più coscienza e consapevolezza
è già possibile cominciare a discuterne e tentarvi soluzioni

ti è mai capitato di pensare “vorrei che il mondo fosse così”, “vorrei che i miei vicini avessero tutti i giorni da mangiare”, vorrei che le ricchezze fossero distribuite meglio ecc.?
sto cercando di cambiare queste cose non solo nel piccolo ma anche nel grande, in quanto le 2 cose non sono separate e vanno portate avanti tutte e 2… sto cercando persone con gli stessi obiettivi e idee geniali con cui attuare dei piani semplici e funzionanti
non voglio “parlare”

non so se puoi capire
certo non voglio obbligarti a farne parte
cerca di capire solo che sto cercando un modo di cambiare le cose in grande
e proprio perché sono solo un bischero sto cercando aiuto su internet: “oh tutti voi che vi rendete conto di quanto siano ridicoli i miei mezzi e di quanto sciocca la metà delle cose che dico: se pure però sognate anche voi un mondo in cui finalmente vigano PACE, GIUSTIZIA, anche tutte le CAZZATE che volete, QUELLO CHE VI PARE, ma non PERSONE CHE CON PIU’ FACILITA’ DEGLI ALTRI POSSANO RAGGIUNGERE I BENI ESSENZIALI, ma non INTOLLERANZA, ma non RAZZISMO né PREGIUDIZI né POVERTA’ né NOIA, né QUEL CHE VI PARE allora aiutatemi a raddrizzare le cose che fo storte e a cercare i mezzi giusti per creare un mondo migliore”

come dire: “dato che sono sinceramente interessato a crearlo non limitatevi a dirmi che sto usando i mezzi sbagliati, aiutatemi a trovarli giusti”

aggiornamento (10/04/2009): a qualche giorno di distanza, come è giusto che sia, ho evoluto il mio pensiero e ci tengo a rafforzare che non penso ci sia una reale distinzione tra parlare e fare, perché le 2 cose si trovano congiunte nelle persone che hanno un atteggiamento propositivo. Cambio così idea dicendo che la sezione in cui si chiacchiera non solo serve ma serve anche a tanto se si discute sul proprio mondo ideale: se tutti lo facessimo regolarmente con spirito costruttivo questo mondo sarebbe MOLTO più colorito di quello di oggi. La separazione fra parola e azione diventa una chiavica in coloro i quali non hanno il cervello scollegato dal corpo.

chiedo poi scusa a tutti coloro ai quali abbia dato fastidio il tono un po’ acceso del mio post, spero non me ne vogliano e che comprendano le sensazioni che provavo. spero inoltre che possano leggere oltre quello che ha dato loro fastidio e carpirne i contenuti.

invito infine tutti quelli che non si trovano d’accordo con quello che quivi sostengo a manifestare il proprio dissenso e a argomentare le proprie considerazioni. ogni commento è sinceramente il benvenuto. 🙂

progettando il mondo

ho una proposta ditemi se vi garba e se pensate sensato dedicarle tempo

pensavo di creare un wiki, cioè una cosa come wikipedia in cui chiunque può scrivere e contribuire, a differenza di questa però non sarebbe una enciclopedia bensì una specie di laboratorio di progettazione della nostra società ideale, vorrei che ciascuno di noi che crede nella possibilità di creare un mondo migliore vi partecipasse discutendo e proponendo

i principi dovrebbero essere quelli di desiderare qualunque cosa, senza vergogna né ritegno, e poi discutere se è possibile e come realizzarla

vorrei che il laboratorio riguardasse temi ben precisi, cruciali, quali:
la sanità ideale
la scuola ideale
la politica ideale
il sistema d’informazione ideale
eccetera

forse ci dovrebbe essere un forum in cui ciascuno propone e si discute sulle varie proposte, e poi una wiki in cui venissero raccolti i contenuti che emergeranno, comunque ulteriormente aggiornabili

non importa trovare uniformità di vedute su, per es., la scuola ideale che vorremmo: va bene che ci siano una varietà di proposte e di scuole ideali differenti: si metteranno insieme in una unica “scuola ideale” tutte le proposte complementari fra loro, mentre si creeranno più “scuole ideali” in tutti i casi in cui le proposte non potessero coesistere assieme in un unico progetto: una cosa basilare del mondo che io vorrei è la sperimentazione: da una parte apriamo una “scuola ideale”, da un’altra parte un’altra scuola ancora e via dicendo… è giusto così: non esiste qualcosa di ideale per tutti…
a tal proposito manifesto un mio desiderio, una componente del mio mondo ideale: che ciascuno, nel proprio ambiente, fosse responsabile dell’ambiente stesso.. nelle sue regole e nelle sue caratteristiche… che ciascuno contribuisca in maniera attiva alla creazione del posto in cui vive e lavora. Ho uno splendido esempio che illustra questo mio desiderio: nell’Ospedale di Ponte a Niccheri, a Firenze, c’è un bellissimo reparto di oncologia, in cui gli infermieri sono contenti, i medici anche, i pazienti anche: di speciale c’è che il reparto è stato fortemente voluto così (anche nella struttura) dalle persone che ci lavorano e vi sono ricoverate: basta pensare che l’architetta che l’ha disegnato era una paziente del vecchio reparto sul quale sorge il nuovo di cui sto parlando, disegnato da lei… io ci sono stato e vi garantisco che si respira tutta un’altra aria rispetto agli altri reparti, nonostante che chi ci va non sia certo malato di raffreddore… Spero che sia ancora un reparto così.

ci dovrebbero essere pochi princìpi, è lecito discuterne, per ora mi vengono in mente i diritti universali dell’uomo… e dell’ambiente… pochi principi universali insomma che dovrebbero guidare l’intero progetto

il sogno che ho è che l’idea esplodesse al di fuori di noi che la iniziamo e raggiungesse, semplicemente, tutta la società… una società orizzontale che si governa da sola, senza limiti di frontiere né lingua (il progetto sarebbe portato avanti in più parti del mondo possibile, ciascuna sezione con la lingua locale). L’ultima cosa che vorrei è che quelli di noi che ci staranno e la inizieranno divenissero i “padroni” dell’idea. No, il suo senso è completamente nell’ottica del servizio e della parità fra individui, e esattamente come wikipedia deve rimanere completamente aperta, e una volta resa pubblica diviene di tutti, anche di chi la pensa diversamente da noi.

Dovremo quindi stare bene attenti a stilare dei bei e semplici principi.

Certo ci sono delle difficoltà ma non le trovo insormontabili. Credete possa funzionare?

Per la blogoclasse poi ho una ulteriore proposta, una cosa molto semplice: che ne dite di aprire una specie di “farsi regali a vicenda?” in cui ciascuno offre quello che può dare e scrive quello che desidera così da stimolare gli altri a regalarglielo e va a cercare se c’è qualcuno che offre qualcosa che gli piacerebbe avere: da un libro a un ritratto, da un corso di fotografia gestito da uno studente a ospitalità per viaggi. mi pare bello che un programma del genere si possa sviluppare in una scuola… io e la mia ragazza offriamo a chiunque lo desideri ospitalità a valencia in casa nostra per un fine settimana, vitto e alloggio inclusi, fino a un massimo di 2 persone per fine settimana. questa è la nostra prima offerta.
Questo progetto dei regali non è un’idea mia lo si trova in molti contesti per es. sul blog di jacopo fo, ma anche in molte altre realtà di condivisione, per esempio si trovano molte di queste idee in un bel libro di Heidemarie Schwermer: Vivere senza soldi
Pensavo comunque che possa essere d’aiuto a rafforzare le connessioni fra di noi e che sia anche più facilmente realizzabile tra di noi rispetto a analoghi progetti su larga scala in quanto si svilupperebbe fra una rete di amici, e quindi con più fiducia alla base.
Comunque sia, l’invito a partecipare è comunque aperto a tutti! (belli e brutti!)

fatemi sapere cosa ne pensate

(aggiornamento: è stato creato il forum: http://liberoesperimento.forumattivo.com )

Il mio amico Nuvola e la cara Morena Fanti stanno trattando quaggiù l’annoso problema del razzismo.

Io pure sono preoccupato per l’andazzo che sta pigliando in Italia la questione, perché sebbene da qualche mese sia in Spagna in Erasmus ricordo che già prima che partissi gli italiani che parlavano male degli stranieri stavano aumentando… e ora non mi sembra che la tendenza stia invertendosi.

Qui a Valencia le cose sembrano andare un po’ meglio: c’è generalmente più integrazione e rispetto, per es. un sacco di persone, non solo giovani, magari di ritorno dal lavoro, o andando a comprare il pane, si fermano a parlare anche a lungo con barboni, artisti di strada, ecc., cosa che raramente vedo fare da noi.
Ma Valencia è una città viva, e una delle sue anime sono i tanti suonatori e artisti di strada, indubitabilmente.
Questo almeno è quello che vedo io.

Per quanto riguarda la delinquenza di molti immigrati (e già sarebbe un successo riconoscere che non li riguarda tutti e forse nemmeno la maggioranza) bisogna dire che è cosa ovvia in quanto l’emigrazione va di pari passo con la povertà e la povertà con la delinquenza, purtuttavia si dovrebbe anche ragionare sulle origini della delinquenza, e dei poveri, e dell’emigrazione, e magari indagare anche se noi italiani abbiamo o meno un ruolo storico nella faccenda.
Si parla spesso del debito dei paesi poveri nei confronti di quelli ricchi, ma quello dei ricchi nei confronti dei paesi poveri meno.
Ci sono ragioni sia storiche che attuali nelle quali siamo implicati e che stanno portando alla immigrazione e alla sua delinquenza.

Ma ora ancor più che parlare di razzismo voglio fare qualcosa di pratico, dato che il principale obiettivo di questo blog è quello di proporsi come fucina di idee, luogo in cui si danno spunti sia teorici ma soprattutto pratici, cose tangibili da realizzare.
Vorrei che così fosse usato anche da voi.
In attesa di partorire col vostro aiuto alcune grandi soluzioni, comincerò con una cosa piccolina: mi faccio una maglietta antirazzista, con un disegno, una scritta, il cui significato, immediatamente intelligibile, sarà “tu, immigrato, sei ben accetto da me!”.
Tanto per portare il mio piccolo, in maniera chiara, per strada.
Poi mi fermerò da barboni artisti di strada passanti qualunque ecc. e ci parlerò e gli chiederò di firmarmi la maglietta.

Se in tanti si andasse in giro con una maglietta che mette subito in chiaro le cose, ma soprattutto con l’intenzione di non giudicare in base alla nazionalità, già un’altra aria tirerebbe per la strada.
Propongo a tutti i lettori e quindi anche alla blogoclasse dell’università di medicina di Firenze di realizzare una maglietta antirazzista e andarci in giro per strada, ma soprattutto chiedo a tutti di trovare soluzioni personali al problema, e magari di discuterne qui o altrove.

aggiornamento: la maglietta è stata infine fatta e degli ulteriori sviluppi se ne parla qui

È fondamentale la capacità di lasciare la fantasia libera di agire e desiderare follemente, altrimenti non riproporremo altro che i vecchi sistemi falliti.

difficolta-nel-dire-nuove-cose

1 ) Il vero progresso, l’idea che cambia il mondo, sono quasi sempre ritenuti folli o quantomeno irrealizzabili fino a che inaspettatamente non vengono realizzati.
I loro detrattori hanno un termine molto efficace per accantonare l’innovazione: “utopia”.
Questa è una parola potente che etichetta l’idea nuova come un qualcosa di magari bello ma sostanzialmente irrealizzabile, per cui è ingenuo e con la testa fra le nuvole chi vi si dedica.

2) L’ultima volta che ho trovato tali resistenze mi è successa l’altra sera parlando della possibilità di vivere in una società senza nessun governo centrale in favore di una società open source ossia autoorganizzata dai cittadini in maniera diretta, e della possibilità di vivere in un mondo senza frontiere.
Certo c’è da chiedersi se fossi io e non loro a non capire la sostanziale ragione della parte avversaria, tuttavia c’è da domandarsi anche perché, dato che le resistenze le ho trovate non appena mostrato il concetto, non mi è stato per nulla facile neppure parlare di queste possibilità.

3) Ma perché succede questo?
Secondo me, ognuno, nella sua testa, ha cose a cui proprio non riesce ad arrivare.
Semplicemente non riusciamo a andare fuori dai binari sui quali siamo abituati a pensare.
Nei casi più eclatanti proprio non si riesce a notare cose evidenti, davanti agli occhi di tutti… e capita così che gli echimesi classifichino il ghiaccio in una 15ina di tipi diversi mentre gli Aztechi avevano una sola parola per indicare il ghiaccio, la neve e il freddo… semplicemente perché ciascuno conosce la realtà in base a quelli che sono i suoi interessi, che dipendono certo anche dalle proprie esigenze, ed è ovvio che un Eschimese sia molto più interessato al ghiaccio di un Azteco, perché l’uno ci vive, mentre all’altro gli serve a ben poco.
Alla stessa maniera, chi vive pensando a alternative all’attuale sistema, vedrà cose che chi vive muovendocisi dentro probabilmente non vede (e viceversa!).

Da qualsivoglia parte del “sistema” si guardino le cose, raramente qualcuno è disposto a mettere in discussione la propria realtà, perché anche i propri giudizi ossia quello che reputiamo giusto e sbagliato si basa su questa.
Scoccerebbe capire di aver difeso l’idea sbagliata tanto a lungo e tanto fortemente.
(Oh! Sia chiaro, questo vale anche per me ovviamente! Tante volte purtroppo sono io che unn’intendo niente d’icché mi dicono, eh!?)

Ora questa non è certo una scoperta mia, può anzi sembrare un’ovvietà: tutti sanno che gli innovatori all’inizio vengono osteggiati e poi applauditi. Tuttavia questa conoscenza è meramente nozionistica: ci rimane infatti molto difficile tirarci in causa e comprendere che a volte quello che reputiamo dire idiozie sta dicendo le ovvietà di domani.
Succede così che persone a cui si cerca di spiegare una cosa, magari anche semplice, proprio non l’afferrano o al massimo la confondono per un’altra e rispondono fischi per fiaschi.
È abbastanza frustrante, soprattutto quando si cerca di comunicare qualcosa a cui abbiamo pensato a fondo e che reputiamo importante…

4) Al contrario i bambini, che non hanno ancora consolidato molti “binari mentali”, e quelli che sanno mettersi nei panni degli altri e dubitare delle proprie opinioni, in genere non hanno problemi ad ammettere la possibile realtà di idee anche folli. Perlomeno se lo domandano. Questo nel bene e nel male li rende più capaci di riconoscere la plasticità del sistema in cui viviamo, ossia di comprendere che questo è un prodotto delle scelte dell’uomo, quasi mai forzatamente univoche, e quindi solo una delle possibili maniere di organizzare la società.
Il denaro è un opcional.
I confini sono un opcional.
I governi sono un opcional.
Anche la carta igienica è un opcional!
Ciò non significa che queste cose siano sbagliate o dovrebbero essere eliminate, ma solo che probabilmente è possibile immaginare e creare alternative in grado di dare gli stessi benefici per cui esse sono nate e che ciascuna di esse dà.

E magari, alle volte, sarebbe meglio fare il cambio.

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È CALDAMENTE CONSIGLIATO PERMETTERSI DI FARE ERRORI!

Questo sito in perenne modifica si propone di fare e dire tante cose e quindi si suppone che tante volte sbaglierà. La creatività presuppone la libertà di fallire, il cambiamento sociale anche. Un richiamo a questo concetto (e a molti altri) si trova anche in questo bel video qua! Permettersi di fare errori è forse il miglior modo per correggerli. Dato poi che di errori ne faccio tanti e che il mio pensiero è perennemente in evoluzione, non è difficile che al termine di un mio post possiate incontrare un aggiornamento scritto in rosso. Siete caldissimamente invitati a esporre critiche dubbi consensi e quant'altro di civilmente espresso al fine di contribuire all'aggiornamento e al perfezionamento dei miei pensieri! GRAZIE!!!

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