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Prospetto e profetizzo un passaggio nella produzione dei vari beni presenti sul mercato: oggi prodotti da varie aziende di terzi, un domani lo saranno da ampie comunità auto-organizzantesi formate dagli usufruitori primari di quegli stessi beni, in maniera non dissimile da come sta già avvenendo per il software, seppur con le necessarie differenze: le persone comuni non saranno più soltanto sceglitrici, e nemmeno semplici masse critiche capaci di condizionare il mercato, bensì produttori, cuore stesso del mercato.
Dai beni primari ai secondari ai terziari.
Un meraviglioso meccanismo autogestito, autorigenerante, autocontrollato.
Un meraviglioso stravolgimento del mercato.

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PREOCCUPATISSIMO per le riforme costituzionali e sulla libertà in internet che questa destra SCELLERATA vuole fare, DISGUSTATO dalla tiepidezza con cui il PD fa opposizione, FRASTORNATO dalla gente che ignora o addirittura appoggia ciò che così chiaramente è marcio, DECISO a cambiare il nostro tipo di gestione del potere con uno più condiviso che passi dalla CONSAPEVOLEZZA delle persone comuni e dalla loro CAPACITÀ CRITICA, che è esattamente ciò che non si insegna a scuola.

°

Nella stanza c’è un drago, ma nessuno lo vede.

Le persone si sono incontrate nella stanza per parlar male del drago ed ucciderlo, ma solo una lo vede e sa che dimora fra loro.

Colei che vede il drago si trova davanti ad un bivio:
può parlar male del drago,
può uccidere il drago.

Se parlerà male del drago tutti la accoglieranno fra di loro e la chiameranno saggia,
se tenterà di ucciderlo tutti le si opporranno e difenderanno il drago.

Nella mente c’è un drago ma nessuno lo vede.

°

Nella stanza c’è un drago, ma nessuno lo vede.

Le persone nella stanza si sono incontrate per parlar male del drago e tentare di ucciderlo, ma solo una lo vede e sa che alberga lì.

Colei che vede il drago si trova davanti ad un bivio:
può parlar male del drago,
può uccidere il drago.

Se parlerà male del drago tutti la accoglieranno fra di loro e la chiameranno saggia,
se tenterà di ucciderlo tutti le si opporranno e difenderanno il drago.

Nella mente c’è un drago ma nessuno lo vede.

c'è 2 videi in fondo

Il TED (Technology Entertainment Design) è un’organizzazione senza scopo di lucro il cui obiettivo è “la diffusione delle idee che meritano di essere diffuse” allo scopo di “cambiare le abitudini, le vite, e, in ultima analisi, il mondo”.

Una delle sue iniziative più importanti è la cosiddetta TED Conference, che si tiene una volta all’anno in California e una ogni 2 in giro per il mondo (TED global), e si tratta di una conferenza alla quale partecipa una sfilza di cervelloni esperti complessivamente nella più vasta quantità di argomenti: dalla scienza alla pedagogia, dalla politica all’arte, dalla matematica all’economia, non c’è materia di cui questa comitiva di geniacci non s’intenda e discuta.

Molte registrazioni degli interventi tenutisi alle conferenze sono liberamente visionabili nel sito del TED, parecchie delle quali sottotitolate in italiano.
Ognuno di noi viene incoraggiato a diffondere i video ai 4 venti con una licenza creative commons.

Ogni conferenziere ha a sua disposizione in media 18 minuti per illustrare la propria scoperta o idea: un requisito essenziale per parlare al TED è quindi quello di saper spiegare con chiarezza e sintesi argomenti a volte anche molto complessi. Se non lo sai fare, non vai a parlare al TED.

Sguazzare fra i video del TED è uno dei miei passatempi preferiti: ultimamente mi è capitato di vedere un video sulla “matematica della guerra“, un altro in cui un simpatico surfista che vive in un camper con la propria compagna mostra la sua personale e complicatissima “Teoria del Tutto” (una “ipotetica teoria di fisica teorica che spiega interamente e collega assieme tutti i fenomeni fisici conosciuti” [fonte: wikipedia]), un altro ancora in cui una meravigliosa vecchietta spiega perché probabilmente l’uomo non derivi da semplici scimmie, bensì da scimmie acquatiche.
Anche il video di Ken Robinson presente nella mia “sidebar” qui a fianco (nello scomparto “È CALDAMENTE CONSIGLIATO PERMETTERSI DI FARE ERRORI!”) viene dal TED 2006.

Non vi nascondo che mi piacerebbe che in un futuro invitassero anche me alla TED Conference per parlargli di una qualche mia scoperta o invenzione. 🙂

Parlo di tutto questo perché oggi pubblico nel mio blog 2 video del TED che credo si inseriscano piuttosto bene nel discorso “progettazione di una società”.

Il primo è il video della simpatica vecchietta (Elaine Morgan) e delle sue scimmie acquatiche che ho già citato poco fa. Lo posto qui per la spiegazione che la cara signora dà al perché la comunità scientifica tardi a riconoscere la teoria che lei sostiene nonostante sia oggigiorno la più sensata: tale spiegazione è a mio avviso assolutamente valida anche per spiegare il motivo per cui spesso e volentieri l’uomo si dimostra incapace di cambiare le proprie abitudini in favore di soluzioni migliori e forse – a questo punto – necessarie per la propria stessa sopravvivenza.

A tutti piace la teoria acquatica. Certo, non ci credono, ma gli piace. E allora chiedo: “Perché pensate che sia una sciocchezza?” Rispondono: “Beh… tutti quanti dicono che lo sia. E non possono sbagliarsi tutti, giusto?” La risposta, chiara e sonora, è: “Sì! sì possono sbagliarsi tutti.”
La storia è piena di casi in cui si sbagliavano tutti.

Guardatelo.

Il secondo è il video di un biologo-fisiologo-antropologo-ecologo-quant’altro statunitense (Jared Diamond, lo stesso che ha scritto l’interessantissimo libro Armi acciaio e malattie – breve storia degli ultimi 13.000 anni) che ci parla dei prodromi che anticipano il collasso di una società, indagando sul pericolo di collasso della nostra rapportandola con quelle già collassate in passato. Ci sono circa 12 questioni che devono essere tutte quante inevitabilmente risolte entro i prossimi 50 anni, ciascuna delle quali è capace da sola di portarci al collasso, sostiene Jared. Le soluzioni che verranno trovate lui non le conosce, ma è sicuro che molti di noi le vedranno attuate coi propri occhi. Pena la scomparsa della nostra società.

Eccovi qua i 2 video:


Elaine Morgan è una tenace sostenitrice dell’ipotesi della scimmia acquatica: l’idea che gli umani si siano evoluti da primati che vivevano in habitat acquosi. Sentite la sua vivace difesa di quest’idea, e la sua teoria sul perché la scienza tradizionale non la prenda sul serio.
Dal TED
video riprodotto con licenza creative commons


Perché le società falliscono? Attraverso gli esempi dei Vichinghi nella Groenlandia dell’età del ferro, la deforestazione dell’Isola di Pasqua e l’attuale situazione del Montana, Jared Diamond ci parla di come i segni del collasso siano vicini, e di come – riconoscendoli in tempo – possiamo evitarlo.
Dal TED
video riprodotto con licenza creative commons

sesso per la gioia dei disabili!!

Che vuoi che c’entri il sesso coi disabili?!!
Se uno è handicappato mica se le fa le pippe!
Quella è roba da gente sana, non scherziamo!
Ci vuole la carburazione funzionante…

.. e invece la volete la verità? Non solo il buon vecchio disabile le pippe se le fa, ma fa anche all’amore… corpo, testa e ambiente sociale permettendo!
E certo perché sempre di persone si parla, e tutti quegli impulsi strani e birichini che tante volte elettrizzano gli altri ce li hanno anche loro: mica son fatti di pongo!
Ma purtroppo a quanto pare parecchi pensano che i disabili non abbiano una vita sessuale o peggio non la debbano avere.

Attorno all’handicap c’è infatti un alone di idiozia e preconcetti che determina la relegazione in ambito sociale di chi ne è portatore poco più che alla pubblicità progresso o a quella dell’8 X 1000.
Ma gli handicappati – passatemi il termine non politically correct (concetto questo comunque di per sé ampiamente criticato, come si può leggere su Wikipedia) – non possono essere reclusi al rango di strumento di intenerimento, né essere oggetto di pregiudizi per i quali non dovrebbero aver libero accesso al sesso.
Se si parte dal presupposto che chiunque dovrebbe poter vivere una sessualità gratificante e piena, bisogna cominciare a distruggere questo tabù.

Parliamone un po’ allora.

Girando sul web alla ricerca di sesso sfrenato ho avuto invece la fortuna di imbattermi in alcuni post del blog di Maximiliano, un uomo affetto da distrofia muscolare da quando aveva 2 anni: “un mucchiettino di ossa storte”, si definisce lui stesso. Ma vivo e dalle disarmanti apertura e lucidità, aggiungo io, senza contare la sua notevole dose di inventiva che gli ha permesso di partorire il progetto Diversamente Agibile, che è – in buona sostanza – una guida turistica on-line per disabili (soprattutto motori) scritta da disabili, in cui vengono recensiti i servizi e le strutture incontrati nei vari viaggi in giro per il mondo e per l’Italia e le loro accessibilità da parte di chi ha problemi fisici: apprezzo moltissimo questo progetto dati l’attinenza e il parallelismo con la mia visione di “società ideale”.
Maximiliano è inoltre – tanto per fare un po’ di gossip – sposato con Enza, una bellissima donna siciliana, di cui è innamoratissimo e da cui è ricambiatissimo, come possiamo leggere in questa sua autointervista scritta dopo un mese dal loro matrimonio, o nei suoi post della categoria “Mi Sposo”.

E bravo Maximiliano.

È grazie a lui ed ovviamente al web 2.0 che ho avuto la conferma che i disabili hanno le stesse esigenze sessuali di tutti noi, che vanno dai pensieri erotici ai rapporti sessuali completi passando dalla masturbazione.
Ci tengo a precisare che in questo post mi riferisco solo a quelle persone la cui disabilità permette l’accesso anche difficoltoso ad una vita sessuale: dalla tetraplegia ai ritardi mentali sono un mucchio coloro che potrebbero vivere una sessualità gratificante ma a cui viene troppo spesso negata.
Per quanto riguarda tutti coloro che invece soffrono di disfunzioni erettilli e altri disturbi della sessualità dico solo che molti di questi sono risolvibili – specie se di origine nervosa ma anche in vari casi di origine fisica – e che in ogni caso un buon medico (quelli che, per capirci, hanno davvero a cuore i propri pazienti oltreché essere competenti in materia) potrà aiutare a risolvere o convivere con la propria condizione.

Ritornando ai portatori di disabilità motoria dobbiamo riconoscere intanto che per loro le difficoltà di origine fisica si uniscono a quelle di tipo sociale.
Per le prime c’è da dire che se riesci a usare pollice e indice ti sei garantito l’autonomia masturbatoria (per i maschietti… alle femminucce magari basta l’indice)… che non è poco dato che gli altri si devono far aiutare, cosa assolutamente problematica per chi non ha un partner e per coloro che vivono laddove non esiste assistenza sessuale “pratica” (se capite cosa intendo..) per i diversamente abili (come per es. in Italia).
E qui si apre anche il capitolo delle difficoltà di tipo sociale, dato che mi immagino già qualcuno saltare sulla sedia:
“Ma come, vorresti mandare i disabili a puttane?!!”.
Su questo bisogna chiarirsi perbenino: PRIMO bisogna saper distinguere tra prostituta e prostituta: una donna che sceglie consapevolmente tale mestiere è ben diversa da quelle che vi sono costrette, quindi non sono in linea di principio contrario alla prostituzione (mi viene da pensare a Bocca di Rosa di De André, per esempio), perciò non vedo perché se un uomo a cui funzionano le gambe ci può andare non dovrebbe avere lo stesso diritto uno a cui non funzionano (su tutto questo voglio precisare che la realtà è differente dalla teoria e che credo che la stragrande maggioranza del fenomeno della prostituzione sia disgustoso, per intenderci: non mi piace la prostituzione che vediamo tutti i giorni per strada e ancor meno i puttanieri e meno ancora i giri che ci sono dietro, io mi sto riferendo solo a quelle donne che scelgono di fare le prostitute in totale libertà e felicità: se le prostitute non sono pienamente felici, io sono contrario); SECONDO non stavo pensando di mandare i disabili a puttane, ma di istituire anche in Italia l’esercizio delle assistenti sessuali per disabili, come già avviene per esempio in Svizzera e in altri paesi dell’Unione Europea. Ora mi chiederete: e che fanno queste assistenti sessuali? Non ci fanno forse all’amore coi disabili? Certo, possono farlo qualora fosse il caso – anche se le loro mansioni non si limitano certamente a questo – e in questo sarebbero in fondo delle prostitute… ma di un tipo particolare, senz’altro del tipo che io permetterei: nella puntata delle Iene di martedì scorso c’era un servizio in cui Pellazza intervistava 2 assistenti sessuali per portatori d’handicap svizzere da cui traspare l’utilità che tale figura professionale può avere per molti che non possono vivere la sessualità in altra maniera. Fra le altre cose, una di loro dice chiaramente che non farebbe mai la prostituta “normale” in quanto per lei quello che fa ha tutto un altro significato rispetto alla normale prostituzione.
Ulteriori approfondimenti sulla masturbazione di un disabile motorio li potrete trovare nell’interessante post di Maximiliano, avendo cura di leggere anche i commenti al post, che valgono almeno quanto il post stesso; i dubbi di una escort che non se la sente di avere come cliente un disabile li potete trovare sempre in un post di Maximiliano e nello stesso blog di Alexia, la escort in questione (ci tengo a precisare che è lodevole il proposito di Alexia di mettere in piazza le sue difficoltà e cercare il confronto e la crescita personale, e che non deve certo diventare un obbligo per le prostitute di accettare clienti che non vogliono accettare); mentre notizie di una prostituta che più che volentieri lavora coi disabili e che per questo la società le ha messo i bastoni fra le ruote le trovate in quest’altro post sempre del nostro Max.

Detto tutto questo, rimane ancora da trattare il nocciolo delle difficoltà di tipo sociale che un disabile può incontrare nel vissuto della propria sessualità, e che è presente anche all’interno di questo mio stesso scritto in alcune cose che ho dato per scontate: com’è che quando si parla del diritto di un disabile di vivere liberamente la propria sessualità ci si riferisce sempre alle seghe e alle puttane? (Passatemi i termini: è per dar forza al discorso!)
Com’è che un disabile deve avere tutta questa difficoltà a trovarsi normali partner come tutti gli altri?

L’approfondimento di questi concetti e una soluzione che condivido APPIENO li lascio ad Antonio Capoduro, un’altra meravigliosa persona scoperta su internet:
Antonio è un esperto di formazione a distanza (e-learning) sui temi dell’accessibilita’ e del Web ferventemente convinto che con la diffusione dell’informatica si possa e si debba migliorare la qualità della vita di tutti, e il cui principale obiettivo – come dice lui stesso – è la “diffusione della cultura del libero accesso alle informazioni con professionalità, con razionalità e un pizzico di ironia”.
Estremamente attivo come collaboratore di varie università e riviste, consulente informatico e tanto altro, è a tutti gli effetti una mente “sguinzagliata” e in piena attività al servizio di tutti noi.

In un suo eccellente articolo – di cui consiglio la lettura integrale – pubblicato sulla rivista Anthropos Magazine, Antonio scrive:

Quello della sessualità in generale, e dei disabili in particolare, è un argomento delicato che non si affronta volentieri. […] Premettendo dunque che è stato complicato documentarsi adeguatamente per scrivere del rapporto fra disabilità e sessualità, si può comunque affermare che dai documenti e dai siti internet visitati emerge che il disabile ha un’unica via per soddisfare il proprio bisogno sessuale: la masturbazione. […] i disabili sono considerati “diversi”: a loro le circostanze negano l’appagamento di un istinto al quale neppure gli animali si sottraggono. […] Se i film erotici sono spariti dal piccolo schermo, sono invece diventate numerose le offerte personali e di numeri a pagamento. E queste pratiche avvilenti ed antieconomiche sembrano essere l’unica alternativa all’amore impossibile del disabile.

Antonio è sua volta disabile, sa di cosa parla.
L’articolo così continua:

[…] A chi pensa che siano poche le alternative per i disabili e che in fondo sia inutile cercarle, sarebbe bello far sapere quanto invece tutto può diventare più facile (anche la disabilità) quando si ha la certezza di avere una persona accanto, con cui si condividono l’affetto, la tenerezza e l’amore. […] La sensazione di gioia che genera un gesto di affetto, o un atto sessuale completo, è grandissima ed è indispensabile all’equilibrio mentale. […] è pericoloso credere che la masturbazione o il sesso a pagamento siano l’unica alternativa.
[…] In Italia esistono alcuni centri di assistenza psicologica sessuale […] Non si arriva mai, però, a soddisfare fisicamente l’atto, perché l’atto sessuale viene considerato estraneo.
[…] In Europa, già a partire dai primi anni Ottanta, esistono organizzazioni che offrono servizi di questo genere […] perlopiù dislocate nei Paesi Bassi, in Germania e nei paesi scandinavi; l’offerta, per i disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, è di prestazioni sessuali e/o di “tenerezza”;
[…] Le problematiche poste da tali servizi sono molte e complesse, perché attengono da un lato al bisogno di espressione del potenziale sessuale delle persone con disabilità, dall’altro alla realtà densa e multifattoriale della sessualità, che chiama in causa non solo la pelle e i genitali, ma anche le emozioni, i sentimenti e le relazioni.
[…] Il lavoro più grande da parte degli operatori e degli psichiatri è portare queste persone a riconoscere i [propri] limiti e la [propria] personalità e stimolare verso una condizione sociale, economica e sessualmente sostenibile.

Eccola quindi la sola ed unica soluzione:

Per fare questo […] Occorre dare la possibilità ai disabili di essere autonomi, di poter sperimentare il mondo esterno e non solo quello della famiglia, delle comunità o delle cooperative. Soltanto in questo modo si può avere una maggiore partecipazione alla vita attiva e sperare quindi in un incontro che dia origine a un rapporto affettivo. […] è necessario creare le condizioni perché l’incontro avvenga. Occorre quindi togliere il disabile dall’isolamento, inserirlo nella vita sociale e non relegarlo in realtà “protette” ove la protezione impedisce di sperimentare. […] Ci vuole la partecipazione di tutti, maggiore sensibilità e attenzioni ma anche maggiore umiltà da parte dei disabili, che troppo spesso si riservano il ruolo delle vittime; questo atteggiamento li spinge a pensare che tutto sia loro dovuto. […] La fatica nel creare le relazioni accomuna disabili e non, e abbatte la barriera costruita dai pregiudizi. […] L’assistenza sessuale per i diversamente abili va affrontata perché al momento costituisce l’unica e utile risposta al bisogno di soddisfazione del piacere sessuale, è l’unica alternativa alla masturbazione. Questo, però, è solo il primo passo. Per superare davvero il problema della sessualità nei disabili occorre creare le condizioni per eliminare le barriere di pregiudizi e di paure: serve un’azione sociale che spinga le persone ad incontrarsi liberamente, senza timore d’essere giudicate in base alla differente abilità.

Voglio concludere il post con le stesse, semplici parole di Maximiliano:

non c’è nessuna differenza tra le nostre sessualità“.

sesso per la gioia dei disabili!!
se non ve ne foste accorti, la stechiometria della “reazione” presente nel disegnino è stata rispettata… 🙂

Gli ecovillaggi sono una roba ganzissima: perché sono perfettamente integrati nell’ambiente in cui sorgono, perché ci vivono persone che condividono gli stessi principi di base, perché hanno un nome figo.
Ce ne sono alcuni che sono sostenibili al 100%, cioè inquinamento zero, roba da urlo.

Io personalmente sono assolutamente favorevole all’espansione del numero di insediamenti umani ecosostenibili – come gli ecovillaggi – e all’instaurazione di reti fra questi.
Anzi a dirla tutta uno dei posti in cui vorrei vivere in futuro è proprio l’ecovillaggio. (In realtà, vorrei anche rombare per il mondo con la mia moto sferragliante, con al seguito la borsa degli attrezzi di medicina, una penna e un quadernaccio, attrezzi per la moto, fogli da disegno e i miei pennelli. BRUMMM!!!!)

… tuttavia però forse c’è da ragionare… ci sono troppi esseri umani al mondo per pensare di poter vivere tutti negli ecovillaggi, e d’altra parte non si capisce neanche perché si dovrebbe smettere tutti di vivere nelle città… molti le ritengono sistemazioni di gran lunga preferibili a dei piccoli villaggi sperduti, ed è giusto così, ognuno vive dove vuole!
… anzi anch’io non vorrei mai lasciare del tutto la città.

Quello che mi piacerebbe, però, è che le città fossero più a misura di uomo e di ambiente.

Sarebbe bellissimo vivere in città verdi, ricche di benessere, animali, giraffe, meno macchine, eccetera eccetera, in cui tutti si interessano di tutti, anche degli sconosciuti: mi piace pensare alla mia città ideale come un luogo in cui – prima di tutto – la gente è davvero interessata alle altre persone e a tutto il resto… ecco, io credo che questa sia la cosa più importante, non credo affatto che i problemi del mondo d’oggi siano di livello tecnico.. per la verità, sospetto che abbiamo tutta la tecnica che ci serve per far andare le cose per bene. cioè, per vivere tutti con tutto ciò che ci occorre e per far andare avanti le cose attorno a noi.
Basta pensare alla vecchia storia che nel mondo c’è abbastanza cibo da sfamare tutti, ma l’80% delle persone della Terra vive con solo il 20 % delle risorse totali, e viceversa.
Se la gente fosse davvero interessata agli altri, queste disparità non ci sarebbero. Il resto sono chiacchiere, i problemi di cui solitamente si discute sono importanti, ma non sono i veri problemi: siamo un popolo che chiacchiera ancora di destra e sinistra, di tav o non tav, di immigrazione ecc., e facciamo bene a parlarne, ma dovremmo farlo dopo aver garantito il necessario a tutti.
perdiamo tempo dietro a cose importanti e cazzate, trascurando l’essenziale.
Schizofrenia sociale, siamo pazzi.

Il mio mondo ideale invece è fatto di persone che si vogliono bene, più consapevoli… la mia città ideale è fatta da gente che è capace di andare a trovare all’ospedale il parente del perfetto sconosciuto conosciuto al bar quella stessa mattina.

e vabbè questo è il sogno, l’utopia. bisognerebbe anche spogliarla del buonismo di cui sono capace, dell’ipocrisia, e affrontare i vari problemi che si frappongono alla sua realizzazione. ma nonostante questo credo ancora che il problema principale – forse l’unico vero problema – sia la mancanza di interesse verso gli altri.

Patch Adams, Gandhi, altra gente con le palle, dicono che per cambiare il mondo bisogna trasformarsi nel cambiamento che vogliamo vedere nella nostra società
Pensare al proprio mondo ideale, pensare al sé stesso in quel mondo ideale, e poi diventarlo
Patch dice che è un importante passo, che è il passo

Mi pare plausibile

In cosa io non sono il mio io ideale:
– Mi arrabbio spesso
– Non sono così felice
– Non sono realmente interessato agli sconosciuti
– tanto altro.

Come sempre c’è da lavorare su sé stessi

Circa un anno fa io, Maria la mia ragazza e Serena una nostra amica, desiderosi di costruire il nostro ambiente di lavoro e di vita ideale – fra cui il nostro ospedale ideale – ci invischiammo in un bislacco progetto per conoscere meglio come gli ospedali fossero organizzati.

Dopo una serie di “peripezie” contattammo la Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Ponte a Niccheri a Firenze e organizzammo una specie di tour in giro per l’ospedale con il buon vecchio Fabrizio Gemmi, gentile Direttore Sanitario del medesimo ospedale, che intanto ci spiegava come funziona il suo ospedale. (quante volte ho ripetuto ‘ospedale’ qui!)

Alla fine di quei giorni in cui ci venne insegnato come funziona un “ospedale attuale”, presentammo alla Direzione Sanitaria la nostra idea di “ospedale ideale” sottoforma di un fascicolino che ora posto qui all’attenzione di tutti.

Lo lascio invariato rispetto all’anno scorso, anche se nel frattempo le cervella non sono andate in pensione e qualcosa da aggiungere e da ritoccare l’avrebbero anche partorito.
Ma mi pare già così un ottimo punto di inizio! 😀

nel caso in cui non riusciste a vedere il fascicolo qui sopra pubblicato con scribd, lo potete trovare anche qui: fascicolo per il nostro ospedale ideale

Infine, puoi commentare questo fascicolo e dare dritte sul tuo ospedale ideale anche qui nel forum oltre che qui sul blog: fai te!

Nel cambiamento sociale intendo: per vivere in un mondo giusto e ganzo, bisogna rifare le cose proprio dall’inizio o invece basta migliorare un po’ quello che già c’è?

Bèh ovviamente dipende da cosa a cosa, tuttavia, come linea generale, per me, questo problema, non bisognerebbe neanche farselo.

Bisognerebbe levarsi dalla testa di voler essere rivoluzionari o di voler essere moderati; di voler essere polemici o di voler essere accondiscendenti; di voler cambiare per forza la società alle radici o di volerne mantenere lo scheletro e cambiarne solo alcune componenti;
e dedicarsi piuttosto a definire in quale tipo di società vorremmo vivere. Pezzo per pezzo. Oppure nell’insieme, poco importa.

Se non c’è assolutamente bisogno che i cambiamenti siano rivoluzionari e ultraprogressisti, non c’è nemmeno bisogno che non lo siano.

Non esiste una soluzione valida per tutti, perché dovrebbe esistere una scuola – per fare un esempio di una istituzione sociale qualsiasi – buona per tutti?
Alcuni sentono il bisogno di stravolgerla in profondità, altri di mantenerla quasi uguale a quella che è ora,
io credo che entrambi abbiano ragione.

Vale la stessa cosa per il mondo intero:
potete dire che non ci siano un sacco di cose meravigliose, che vanno preservate, che davvero sono l’espressione della parte più positiva delle persone? (chennesò: internet, i parchi pubblici, la permacultura, le ONLUS, la generosità, la medicina, quello che vi pare)
potete dire che alcune cose invece non le eliminereste definitivamente? (la guerra, gli sfruttamenti, gli schiavi, ecc.)
potete inoltre dire che non avete dei sogni che non esistono nel mondo attuale e che vorreste intensamente che fossero veri?

un vero rivoluzionario sociale per me è quello che porta dentro di sé tutte queste cose assieme, non quello che smantella tutto e poi rifà diverso. quello semmai è un dittatore, uno che o vuole mantenere tutto come è o vuole cambiare tutto come gli pare a lui. il vero rivoluzionario è quello che si sa criticare, quello con 2 palle così che si trova a muoversi in mezzo al paradosso di voler mantenere e smantellare una stessa istituzione, è quello che dopo di lui il mondo è drasticamente cambiato, ma senza soluzioni di continuità; oppure è cambiato poco, ma lo si sente nell’aria.

Poi alla fine boh, un vero rivoluzionario non dà retta nemmeno a ‘ste fregnacce.

Chennesò.

C’avevo voglia di postare qualche cosa.

tutto-o-pochinino

Mu.

riporto una critica all’idea che lanciavo qui da parte di un mio carissimo amico (e proprio per questo gli rispondo in modo colorito),
la posto perché è una critica giustissima che credo che molti condividano, e mi dà la possibilità di rispondere:

per quello che riguarda il forum ti dico che c’ho capito poco, ossia a me lo sai mi piace di più fare che parlare per cui tu segui il forum, […] poi se hai idee fammele sapere, comunque se ci sono dei ragazzi giovani che affrontano temi importanti come quelli del mondo ideale male non fa, secondo me serve a poco ma meglio farlo che no.

macché, non c’hai capito un cazzo!
non è per parlare ma per fare
intendo creare 2 sezioni distinte: una è quella in dove come dici te si chiacchiera, e sì serve ma serve a poco
la seconda è quella in cui oltre a manifestare quello che si desidera ci si scrive anche delle chiare strategie per ottenerlo, e poi si fanno (per fare un esempio, quello della maglietta contro il razzismo ne è uno)… la speranza è che così si possano incontrare tante persone con desideri simili e con cui FARE
è uno strumento per fare

nonostante non tu debba certo per forza dedicartici anche te cerco di farti capire meglio
wikipedia te lo sai cos’è no? come la consideri? fare o parlare? per me in questo caso è le 2 cose insieme: infatti creare un’enciclopedia libera, più grande e in alcuni casi + approfondita della treccani (è il nome di un’enciclopedia famosa se non tu lo sapessi, non sono Fufi, Rocky e Ringo!), con un livello di accuratezza in genere pari a una normale enciclopedia e senz’altro molto più aggiornata, e quindi diffondere cultura e conoscenze è un esempio bello di come internet possa far sì che la gente si organizzi e sviluppi “prodotti” di pari livello o anche superiori a quelli delle più grandi industrie del settore (attenzione non dico poche persone che dall’alto scrivono un’enciclopedia per tutti gli altri (senza niente voler togliere a questa cosa comunque meravigliosa): dico la massa stessa che si autoorganizza e crea un prodotto per sé stessa!)

ora te cerca di capire bene quello che voglio fare io, perché secondo me non hai capito una mazza se mi rispondi “parlare”
cerca di comportarti in maniera intelligente per una volta – dico: sforzatici! -: non ho assolutamente idea di come fare ma una delle cose che ho in mente è questa: prova a immaginare intere popolazioni che si autoorganizzano direttamente senza più bisogno di intermediari… perlomeno non ai livelli dei giorni nostri, senza cioè un manipolo di pochi potenti (per carità spero ci siano le eccezioni!) che vivono in maniera completamente distinta dal popolo, che non sanno neppure vagamente che cosa vuol dire essere “popolo”, che nel peggiore dei casi si approfittano e si incollano alle proprie poltrone… bene uno degli obiettivi è rendere il potere del popolo maggiore,
cioè far sì che le genti NORMALI abbiano maggiore influenza sulla società (no, non mi dire che oggi ce n’hanno tanta.. in certi casi sì ma ti faccio un esempio: quando l’America fece guerra all’Afganistan non considerò minimamente l’opinione pubblica mondiale… ma nemmeno degli Americani! quando scoppiò la guerra la > parte degli americani era contraria! tuttavia bush la fece iniziare lo stesso! poi l’opinione pubblica – che è scivolosa come una saponetta – ebbe modo col tempo di cambiare direzione più di una volta, ma il punto è: come si permise di dichiarare guerra a un altro paese senza che il proprio popolo fosse d’accordo? ma funziona per davvero questa democrazia o ha bisogno quantomeno di migliorie?… ma a te sembra normale che un governo faccia qualcosa nonostante il proprio popolo non voglia?
pensaci, ma te lo chiedo di nuovo: pensaci davvero, anche nel caso lo sapessi di già, pensaci di nuovo una volta, perché io questa non me la spiego, perché a me sembra davvero TANTO grave… cioè, mi lascia impotente, esterefatto, allibito…

mi pare incredibile che chi ci governa faccia dichiarazioni come questa senza scatenare una insurrezione popolare,
ma viviamo nel paese delle paperelle?

e sia chiaro non me ne sbatte il cazzo di prendere le difese della sinistra, per favore per una volta cerchiamo di accantonare queste cazzate di destra e sinistra, ok?
posso perlomeno non condividere la violenza come mezzo per far valere le proprie idee? (fossero anche giuste, cribbio!)

questa cosa è da cambiare
non importa se è utopico, se non so come fare: c’è da cominciare
internet è in grado di fornire gli strumenti per espandere informazione ma soprattutto per organizzarsi…
un po’ alla volta sto cercando di creare un sistema che un giorno diventi parte fondante del governo di un popolo, che un domani sia talmente tanto ben fatto che le persone lo utilizzeranno per autoamministrarsi…
ti immagini se tutti (o quasi) gli uomini e le donne del mondo si potessero organizzare in un sistema che nascesse dai loro desideri?
una delle sfide più grosse è far convivere fra loro idee contrastanti
un’altra è quella di diffondere capillarmente una corretta e libera informazione per rendere le persone in grado di scegliere con più coscienza e consapevolezza
è già possibile cominciare a discuterne e tentarvi soluzioni

ti è mai capitato di pensare “vorrei che il mondo fosse così”, “vorrei che i miei vicini avessero tutti i giorni da mangiare”, vorrei che le ricchezze fossero distribuite meglio ecc.?
sto cercando di cambiare queste cose non solo nel piccolo ma anche nel grande, in quanto le 2 cose non sono separate e vanno portate avanti tutte e 2… sto cercando persone con gli stessi obiettivi e idee geniali con cui attuare dei piani semplici e funzionanti
non voglio “parlare”

non so se puoi capire
certo non voglio obbligarti a farne parte
cerca di capire solo che sto cercando un modo di cambiare le cose in grande
e proprio perché sono solo un bischero sto cercando aiuto su internet: “oh tutti voi che vi rendete conto di quanto siano ridicoli i miei mezzi e di quanto sciocca la metà delle cose che dico: se pure però sognate anche voi un mondo in cui finalmente vigano PACE, GIUSTIZIA, anche tutte le CAZZATE che volete, QUELLO CHE VI PARE, ma non PERSONE CHE CON PIU’ FACILITA’ DEGLI ALTRI POSSANO RAGGIUNGERE I BENI ESSENZIALI, ma non INTOLLERANZA, ma non RAZZISMO né PREGIUDIZI né POVERTA’ né NOIA, né QUEL CHE VI PARE allora aiutatemi a raddrizzare le cose che fo storte e a cercare i mezzi giusti per creare un mondo migliore”

come dire: “dato che sono sinceramente interessato a crearlo non limitatevi a dirmi che sto usando i mezzi sbagliati, aiutatemi a trovarli giusti”

aggiornamento (10/04/2009): a qualche giorno di distanza, come è giusto che sia, ho evoluto il mio pensiero e ci tengo a rafforzare che non penso ci sia una reale distinzione tra parlare e fare, perché le 2 cose si trovano congiunte nelle persone che hanno un atteggiamento propositivo. Cambio così idea dicendo che la sezione in cui si chiacchiera non solo serve ma serve anche a tanto se si discute sul proprio mondo ideale: se tutti lo facessimo regolarmente con spirito costruttivo questo mondo sarebbe MOLTO più colorito di quello di oggi. La separazione fra parola e azione diventa una chiavica in coloro i quali non hanno il cervello scollegato dal corpo.

chiedo poi scusa a tutti coloro ai quali abbia dato fastidio il tono un po’ acceso del mio post, spero non me ne vogliano e che comprendano le sensazioni che provavo. spero inoltre che possano leggere oltre quello che ha dato loro fastidio e carpirne i contenuti.

invito infine tutti quelli che non si trovano d’accordo con quello che quivi sostengo a manifestare il proprio dissenso e a argomentare le proprie considerazioni. ogni commento è sinceramente il benvenuto. 🙂

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È CALDAMENTE CONSIGLIATO PERMETTERSI DI FARE ERRORI!

Questo sito in perenne modifica si propone di fare e dire tante cose e quindi si suppone che tante volte sbaglierà. La creatività presuppone la libertà di fallire, il cambiamento sociale anche. Un richiamo a questo concetto (e a molti altri) si trova anche in questo bel video qua! Permettersi di fare errori è forse il miglior modo per correggerli. Dato poi che di errori ne faccio tanti e che il mio pensiero è perennemente in evoluzione, non è difficile che al termine di un mio post possiate incontrare un aggiornamento scritto in rosso. Siete caldissimamente invitati a esporre critiche dubbi consensi e quant'altro di civilmente espresso al fine di contribuire all'aggiornamento e al perfezionamento dei miei pensieri! GRAZIE!!!

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