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sesso per la gioia dei disabili!!

Che vuoi che c’entri il sesso coi disabili?!!
Se uno è handicappato mica se le fa le pippe!
Quella è roba da gente sana, non scherziamo!
Ci vuole la carburazione funzionante…

.. e invece la volete la verità? Non solo il buon vecchio disabile le pippe se le fa, ma fa anche all’amore… corpo, testa e ambiente sociale permettendo!
E certo perché sempre di persone si parla, e tutti quegli impulsi strani e birichini che tante volte elettrizzano gli altri ce li hanno anche loro: mica son fatti di pongo!
Ma purtroppo a quanto pare parecchi pensano che i disabili non abbiano una vita sessuale o peggio non la debbano avere.

Attorno all’handicap c’è infatti un alone di idiozia e preconcetti che determina la relegazione in ambito sociale di chi ne è portatore poco più che alla pubblicità progresso o a quella dell’8 X 1000.
Ma gli handicappati – passatemi il termine non politically correct (concetto questo comunque di per sé ampiamente criticato, come si può leggere su Wikipedia) – non possono essere reclusi al rango di strumento di intenerimento, né essere oggetto di pregiudizi per i quali non dovrebbero aver libero accesso al sesso.
Se si parte dal presupposto che chiunque dovrebbe poter vivere una sessualità gratificante e piena, bisogna cominciare a distruggere questo tabù.

Parliamone un po’ allora.

Girando sul web alla ricerca di sesso sfrenato ho avuto invece la fortuna di imbattermi in alcuni post del blog di Maximiliano, un uomo affetto da distrofia muscolare da quando aveva 2 anni: “un mucchiettino di ossa storte”, si definisce lui stesso. Ma vivo e dalle disarmanti apertura e lucidità, aggiungo io, senza contare la sua notevole dose di inventiva che gli ha permesso di partorire il progetto Diversamente Agibile, che è – in buona sostanza – una guida turistica on-line per disabili (soprattutto motori) scritta da disabili, in cui vengono recensiti i servizi e le strutture incontrati nei vari viaggi in giro per il mondo e per l’Italia e le loro accessibilità da parte di chi ha problemi fisici: apprezzo moltissimo questo progetto dati l’attinenza e il parallelismo con la mia visione di “società ideale”.
Maximiliano è inoltre – tanto per fare un po’ di gossip – sposato con Enza, una bellissima donna siciliana, di cui è innamoratissimo e da cui è ricambiatissimo, come possiamo leggere in questa sua autointervista scritta dopo un mese dal loro matrimonio, o nei suoi post della categoria “Mi Sposo”.

E bravo Maximiliano.

È grazie a lui ed ovviamente al web 2.0 che ho avuto la conferma che i disabili hanno le stesse esigenze sessuali di tutti noi, che vanno dai pensieri erotici ai rapporti sessuali completi passando dalla masturbazione.
Ci tengo a precisare che in questo post mi riferisco solo a quelle persone la cui disabilità permette l’accesso anche difficoltoso ad una vita sessuale: dalla tetraplegia ai ritardi mentali sono un mucchio coloro che potrebbero vivere una sessualità gratificante ma a cui viene troppo spesso negata.
Per quanto riguarda tutti coloro che invece soffrono di disfunzioni erettilli e altri disturbi della sessualità dico solo che molti di questi sono risolvibili – specie se di origine nervosa ma anche in vari casi di origine fisica – e che in ogni caso un buon medico (quelli che, per capirci, hanno davvero a cuore i propri pazienti oltreché essere competenti in materia) potrà aiutare a risolvere o convivere con la propria condizione.

Ritornando ai portatori di disabilità motoria dobbiamo riconoscere intanto che per loro le difficoltà di origine fisica si uniscono a quelle di tipo sociale.
Per le prime c’è da dire che se riesci a usare pollice e indice ti sei garantito l’autonomia masturbatoria (per i maschietti… alle femminucce magari basta l’indice)… che non è poco dato che gli altri si devono far aiutare, cosa assolutamente problematica per chi non ha un partner e per coloro che vivono laddove non esiste assistenza sessuale “pratica” (se capite cosa intendo..) per i diversamente abili (come per es. in Italia).
E qui si apre anche il capitolo delle difficoltà di tipo sociale, dato che mi immagino già qualcuno saltare sulla sedia:
“Ma come, vorresti mandare i disabili a puttane?!!”.
Su questo bisogna chiarirsi perbenino: PRIMO bisogna saper distinguere tra prostituta e prostituta: una donna che sceglie consapevolmente tale mestiere è ben diversa da quelle che vi sono costrette, quindi non sono in linea di principio contrario alla prostituzione (mi viene da pensare a Bocca di Rosa di De André, per esempio), perciò non vedo perché se un uomo a cui funzionano le gambe ci può andare non dovrebbe avere lo stesso diritto uno a cui non funzionano (su tutto questo voglio precisare che la realtà è differente dalla teoria e che credo che la stragrande maggioranza del fenomeno della prostituzione sia disgustoso, per intenderci: non mi piace la prostituzione che vediamo tutti i giorni per strada e ancor meno i puttanieri e meno ancora i giri che ci sono dietro, io mi sto riferendo solo a quelle donne che scelgono di fare le prostitute in totale libertà e felicità: se le prostitute non sono pienamente felici, io sono contrario); SECONDO non stavo pensando di mandare i disabili a puttane, ma di istituire anche in Italia l’esercizio delle assistenti sessuali per disabili, come già avviene per esempio in Svizzera e in altri paesi dell’Unione Europea. Ora mi chiederete: e che fanno queste assistenti sessuali? Non ci fanno forse all’amore coi disabili? Certo, possono farlo qualora fosse il caso – anche se le loro mansioni non si limitano certamente a questo – e in questo sarebbero in fondo delle prostitute… ma di un tipo particolare, senz’altro del tipo che io permetterei: nella puntata delle Iene di martedì scorso c’era un servizio in cui Pellazza intervistava 2 assistenti sessuali per portatori d’handicap svizzere da cui traspare l’utilità che tale figura professionale può avere per molti che non possono vivere la sessualità in altra maniera. Fra le altre cose, una di loro dice chiaramente che non farebbe mai la prostituta “normale” in quanto per lei quello che fa ha tutto un altro significato rispetto alla normale prostituzione.
Ulteriori approfondimenti sulla masturbazione di un disabile motorio li potrete trovare nell’interessante post di Maximiliano, avendo cura di leggere anche i commenti al post, che valgono almeno quanto il post stesso; i dubbi di una escort che non se la sente di avere come cliente un disabile li potete trovare sempre in un post di Maximiliano e nello stesso blog di Alexia, la escort in questione (ci tengo a precisare che è lodevole il proposito di Alexia di mettere in piazza le sue difficoltà e cercare il confronto e la crescita personale, e che non deve certo diventare un obbligo per le prostitute di accettare clienti che non vogliono accettare); mentre notizie di una prostituta che più che volentieri lavora coi disabili e che per questo la società le ha messo i bastoni fra le ruote le trovate in quest’altro post sempre del nostro Max.

Detto tutto questo, rimane ancora da trattare il nocciolo delle difficoltà di tipo sociale che un disabile può incontrare nel vissuto della propria sessualità, e che è presente anche all’interno di questo mio stesso scritto in alcune cose che ho dato per scontate: com’è che quando si parla del diritto di un disabile di vivere liberamente la propria sessualità ci si riferisce sempre alle seghe e alle puttane? (Passatemi i termini: è per dar forza al discorso!)
Com’è che un disabile deve avere tutta questa difficoltà a trovarsi normali partner come tutti gli altri?

L’approfondimento di questi concetti e una soluzione che condivido APPIENO li lascio ad Antonio Capoduro, un’altra meravigliosa persona scoperta su internet:
Antonio è un esperto di formazione a distanza (e-learning) sui temi dell’accessibilita’ e del Web ferventemente convinto che con la diffusione dell’informatica si possa e si debba migliorare la qualità della vita di tutti, e il cui principale obiettivo – come dice lui stesso – è la “diffusione della cultura del libero accesso alle informazioni con professionalità, con razionalità e un pizzico di ironia”.
Estremamente attivo come collaboratore di varie università e riviste, consulente informatico e tanto altro, è a tutti gli effetti una mente “sguinzagliata” e in piena attività al servizio di tutti noi.

In un suo eccellente articolo – di cui consiglio la lettura integrale – pubblicato sulla rivista Anthropos Magazine, Antonio scrive:

Quello della sessualità in generale, e dei disabili in particolare, è un argomento delicato che non si affronta volentieri. […] Premettendo dunque che è stato complicato documentarsi adeguatamente per scrivere del rapporto fra disabilità e sessualità, si può comunque affermare che dai documenti e dai siti internet visitati emerge che il disabile ha un’unica via per soddisfare il proprio bisogno sessuale: la masturbazione. […] i disabili sono considerati “diversi”: a loro le circostanze negano l’appagamento di un istinto al quale neppure gli animali si sottraggono. […] Se i film erotici sono spariti dal piccolo schermo, sono invece diventate numerose le offerte personali e di numeri a pagamento. E queste pratiche avvilenti ed antieconomiche sembrano essere l’unica alternativa all’amore impossibile del disabile.

Antonio è sua volta disabile, sa di cosa parla.
L’articolo così continua:

[…] A chi pensa che siano poche le alternative per i disabili e che in fondo sia inutile cercarle, sarebbe bello far sapere quanto invece tutto può diventare più facile (anche la disabilità) quando si ha la certezza di avere una persona accanto, con cui si condividono l’affetto, la tenerezza e l’amore. […] La sensazione di gioia che genera un gesto di affetto, o un atto sessuale completo, è grandissima ed è indispensabile all’equilibrio mentale. […] è pericoloso credere che la masturbazione o il sesso a pagamento siano l’unica alternativa.
[…] In Italia esistono alcuni centri di assistenza psicologica sessuale […] Non si arriva mai, però, a soddisfare fisicamente l’atto, perché l’atto sessuale viene considerato estraneo.
[…] In Europa, già a partire dai primi anni Ottanta, esistono organizzazioni che offrono servizi di questo genere […] perlopiù dislocate nei Paesi Bassi, in Germania e nei paesi scandinavi; l’offerta, per i disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, è di prestazioni sessuali e/o di “tenerezza”;
[…] Le problematiche poste da tali servizi sono molte e complesse, perché attengono da un lato al bisogno di espressione del potenziale sessuale delle persone con disabilità, dall’altro alla realtà densa e multifattoriale della sessualità, che chiama in causa non solo la pelle e i genitali, ma anche le emozioni, i sentimenti e le relazioni.
[…] Il lavoro più grande da parte degli operatori e degli psichiatri è portare queste persone a riconoscere i [propri] limiti e la [propria] personalità e stimolare verso una condizione sociale, economica e sessualmente sostenibile.

Eccola quindi la sola ed unica soluzione:

Per fare questo […] Occorre dare la possibilità ai disabili di essere autonomi, di poter sperimentare il mondo esterno e non solo quello della famiglia, delle comunità o delle cooperative. Soltanto in questo modo si può avere una maggiore partecipazione alla vita attiva e sperare quindi in un incontro che dia origine a un rapporto affettivo. […] è necessario creare le condizioni perché l’incontro avvenga. Occorre quindi togliere il disabile dall’isolamento, inserirlo nella vita sociale e non relegarlo in realtà “protette” ove la protezione impedisce di sperimentare. […] Ci vuole la partecipazione di tutti, maggiore sensibilità e attenzioni ma anche maggiore umiltà da parte dei disabili, che troppo spesso si riservano il ruolo delle vittime; questo atteggiamento li spinge a pensare che tutto sia loro dovuto. […] La fatica nel creare le relazioni accomuna disabili e non, e abbatte la barriera costruita dai pregiudizi. […] L’assistenza sessuale per i diversamente abili va affrontata perché al momento costituisce l’unica e utile risposta al bisogno di soddisfazione del piacere sessuale, è l’unica alternativa alla masturbazione. Questo, però, è solo il primo passo. Per superare davvero il problema della sessualità nei disabili occorre creare le condizioni per eliminare le barriere di pregiudizi e di paure: serve un’azione sociale che spinga le persone ad incontrarsi liberamente, senza timore d’essere giudicate in base alla differente abilità.

Voglio concludere il post con le stesse, semplici parole di Maximiliano:

non c’è nessuna differenza tra le nostre sessualità“.

sesso per la gioia dei disabili!!
se non ve ne foste accorti, la stechiometria della “reazione” presente nel disegnino è stata rispettata… 🙂

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dato questo

e questo

che ne dici di firmare qui?

1) prima c’era D’Alia.

2) ma ora D’Alia parrebbe fermato.

3) adesso c’è una legge forse peggiore.

4) io ho deciso di firmare

5) il seguito di questo post (sempre sulla legge intercettazioni-rettifica)

Nel precedente post scrivevo e disegnavo sulla possibilità di costruire un mondo ideale a suon di desideri, adesso c’è da capire come usare questo blog a tale scopo.
Per la verità si potrebbe semplificare o modificare il precedente disegnino e tutto quello che scrivevo a riguardo; si potrebbe essere più precisi oppure vedere il concetto “dimmi un tuo desiderio/agisci affinché ciò si realizzi” sotto punti di vista diversi da quelli da cui inquadravo la situazione io…: non è che bisogna farsi per forza quei discorsi al fine di ottenere dalla società il cambiamento che vogliamo!
Si potrebbe probabilmente mettere il cambiamento sociale anche sotto punti di vista che non prendano in considerazione il concetto di desiderio, ma non credo serva a molto discutere troppo di queste cose, ora, qui, in un introduzione.
È sufficiente avere un buon punto di riferimento da cui cominciare a cercare una buona strada per cambiare il mondo nella direzione in cui vogliamo e avere chiaro che cmq rimane solo uno dei possibili punti dai quali cercare una delle possibili strade.

In tal caso, però, da quale punto comincerò e lungo quale strada porterò avanti ‘sto blog? Potrei…

princìpi

… ossia proceder col tirar fuori una serie di desideri elementari che gettino le basi della mia società ideale e poi liberare da questa una strategia volta a renderla reale. Oppure…

egocentrificazione semplice

… potrei invece riportare sul blog semplicemente i miei pensieri e i miei scritti e le più varie idee che ho accumulato nei mesi e negl’anni..

… In effetti, per mia natura e indagine personale non mi trovo a mio agio nello sperimentare solo un punto di vista al fine di ottenere un qualcosa, pertanto…

tutte le mie pagine

… non mi dispiacerebbe trovare in wordpress la possibilità di suddividere il blog in sezioni e di mantenere però la continuità fra esse e una grande fluidità nel passaggio dall’una all’altra… sono alle primissime armi coi blog e ho tutto da imparare, per cui vedrò cosa sarà possibile fare e se non converrà fare in un altro modo… mi rendo conto solo ora di quanto in realtà sia affascinante postare tutto quanto in un gran calderone…

a proposito dell’ultimo schema, le “affermazioni false” sono il modo in cui la school for designing a society chiama i desideri che non sono ancora realizzati ma espressi come se lo fossero di già, per fare un esempio: “tutti nel mondo mangiano quando hanno fame” è un’affermazione falsa.

Questo blog nasce con l’obiettivo di essere uno strumento sociale, ossia di fornire una delle possibili chiavi di svolta verso una società ma più in generale un mondo ben vivibile per tutti (sì: anche per Paperino!).
Come procedere quindi? Non l’ho ancora ben capito, ma dopo aver rimuginato mille pensieri, mi sono detto: cominciamo da qualche parte, sarà la rete a dar forma all’idea, se questa attacca!

Per ora, il modo migliore di cominciare, mi sembra quello di buttarla in DiSegNi:

creare desiderio
Questo è il primo di una serie di disegni che riassume alcuni dei dubbi e delle idee che mi affliggevano sul come strutturare questo blog ma più in generale il progetto che v’è alla base.
Con questa prima immagine mi chiedo quale possa essere una buona maniera per progettare una società nella quale chi ci vive ogni 3 per 2 venga preso dalla voglia di esclamare: “FIUUU! Che figata questo mondo!”.
Alla maniera della School for Designing a Society mi rispondo che un ottimo modo potrebbe essere quello di sbizzarrirsi nel desiderare il proprio mondo ideale senza temere di sognare cose folli: molte idee ritenute folli sono poi state realizzate da chi non ha dato retta a chi non le riteneva realizzabili. Quindi, primo passo, desiderare liberamente, fortemente, FOLLEMENTE!
Andiamo avanti, che vogliono dire le scritte CONFRONTARE e INDAGARE nel disegnino? Semplicemente indicano il passo seguente: il confronto del nostro desiderio – che raffigurerà una parte del nostro mondo ideale – con la corrispondente parte del mondo reale. Per es. desideriamo un mondo in cui ognuna delle persone che vi abitano abbiano cibo a disposizione quando hanno fame? PERFETTO! Adesso guardiamo il mondo reale e cerchiamo di capire perché questo non succede.
Per concludere non può mancare la parte corrispondente all’AZIONE: ossia l’attuazione di strategie al fine di ottenere il fine desiderato. Per realizzare il desiderio “tutti hanno cibo quando hanno fame in questo pianeta” si potrà agire su più fronti, per es.: dare un panino a qualche affamato che ci capita sotto gli occhi, ma anche fare volontariato nella mensa dei poveri più vicina, ma anche tirare fuori idee come questa e contribuire a ridurre gli sprechi alimentari della società in cui viviamo, ma anche andare all’origine della differenza nella distribuzione degli alimenti e porvi rimedio con inversioni di tendenza di vario tipo, ma anche nuove idee, vostre personali. L’azione non è però un qualcosa che può cominciare sempre dopo tante elucubrazioni e seghe mentali, sennò si potrebbe anche non partire mai.

Per ora basta così.

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