You are currently browsing the category archive for the ‘cambiare il mondo’ category.

dedicata agli amori inestinguibili
che si estingono
in una tepida saudade

ecco,
amore mio,
questa sera non mi lasciare, non mi lasciare questa sera amore mio.
ho spezzato mille rose rosse, cento lame di cristallo,
e la moltitudine delle notti e delle lune che ti hanno accarezzato,
oggi non sono altro che flebili viatici per i tuoi seni stanchi.

fiotti di caldo umore sgorgano dallo squarcio nel mio petto,
gessato rossore agita dalle gote tue,
i riccioli con cui giocavo –
si bagna di assenza la tua apparizione_
i riccioli del tuo cranio
danzano,
lemmi,
sui sogni miei.

giaci fra di me, nelle mie braccia,
come quel giorno in cui per la prima volta
facemmo l’amore,
noi due,
cent’anni fa;
giaci fra di me, nelle mie braccia,
come una pallida rosa
il petalo di una promessa
lo stelo della nostra nudità,
e io ti conquisto con le mie labbra stanche,
un giorno di più,
un giorno di più.

.

.

scritta alcuni anni fa come se un uomo potesse tornare ad un amore ormai morto da tempo, sapendo che comunque nuovamente ne morrà, per catturare faticosamente ogni nuovo giorno d’amore o di tiepido affetto
come una conquista
.

che si estingono
in una tiepida saudade

Prospetto e profetizzo un passaggio nella produzione dei vari beni presenti sul mercato: oggi prodotti da varie aziende di terzi, un domani lo saranno da ampie comunità auto-organizzantesi formate dagli usufruitori primari di quegli stessi beni, in maniera non dissimile da come sta già avvenendo per il software, seppur con le necessarie differenze: le persone comuni non saranno più soltanto sceglitrici, e nemmeno semplici masse critiche capaci di condizionare il mercato, bensì produttori, cuore stesso del mercato.
Dai beni primari ai secondari ai terziari.
Un meraviglioso meccanismo autogestito, autorigenerante, autocontrollato.
Un meraviglioso stravolgimento del mercato.

“Se avrai Fede entrerai in Paradiso, altrimenti andrai all’Inferno!”
“Voglio aver Fede, Padre! Mi dica cosa devo fare!”
“Devi fare la Volontà di Dio, Figlio mio!”
“Mi dica Padre, qual è la Volontà di Dio?”
“Per conoscerla devi affidarti alla Parola di Dio, messa per iscritto nelle Sacre Scritture dagli Uomini che Lui ha scelto, ed affidarti nella sua giusta interpretazione al Capo della Chiesa: in materia di Fede Egli è infallibile!”
“Va bene, Padre, ma chi mi garantisce che ciò che hanno scritto gli uomini sia realmente stato dettato da Dio, e che il Capo della Chiesa sia veramente, in materia di Fede, infallibile?”
“L’ha detto Dio!”
“La prego, Padre, mi faccia capire: il Capo della Chiesa dice di rappresentare la voce di Dio perché l’ha detto Dio, ma il fatto che l’abbia veramente detto Dio ce lo garantisce proprio il Capo della Chiesa… non ci trova qualcosa di strano? Chi mi assicura che questa voce l’abbia messa in giro proprio Dio e non il Capo della Chiesa? E chi mi dà la prova che le Sacre Scritture rappresentino veramente la Parola di Dio? Chi mi garantisce cioè che il Capo della Chiesa, e la Chiesa stessa, non si siano legittimati da soli?
“Arrr… il tuo cuore lo sa!”
“Ma allora devo ascoltare prima il mio cuore, e poi il Capo della Chiesa e le Sacre Scritture?! E tutti coloro il cui cuore suggerisce che il Capo della Chiesa non è veramente il massimo rappresentante di Dio in Terra e le Sacre Scritture non sono veramente la Parola di Dio?”
“Sono degli eretici! Non è la Parola di Dio che soffia contro le porte sprangate del loro cuore quella che ascoltano, seguono piuttosto il sibilo ammaliatore di Satana! Inoltre è evidente che dietro al Capo della Chiesa ed alle Sacre Scritture, e quindi a tutta la Chiesa, vi sia l’Unico Dio: solo così si spiegano infatti gli innumerevoli Miracoli e le Sante Opere che la Chiesa ha negli anni compiuto, e la sua diffusione nel mondo!”
“Padre, questo suo giudizio è quanto di più soggettivo ci possa essere e non trovo alcun motivo né razionale, né emotivo, né spirituale per cui debba essere unanimemente condiviso; trovo inoltre che l’unica cosa veramente evidente sia che la Chiesa ed il suo Capo abbiano una grande convenienza a che la loro autorità venga largamente riconosciuta”
“Figliolo…”
“Padre…”
“Tu andrai all’Inferno, Figliolo”
“Non c’è peggior peccato, Padre, che controllare gli uomini schiavizzando Dio”
“Andrai all’Inferno”
“Forse ne sto uscendo”

“Morire non mi piace per niente. Credo sarà l’ultima cosa che farò.”
R. Benigni

“Caro Ale

sono appena sceso in camera e vi ho trovato Vera seduta accanto al letto su cui la nonna sta dormendo col suo volto emaciato e stanco. Muove continuamente le mani in una strana e lenta tiritera, alzandole e lasciandole cadere rigirate sul letto. Lei dice di non soffrire, ed è una cosa meravigliosa. Chissà perché muove le braccia e le mani.. forse un riflesso? Forse per non pensare? È incredibile la lucidità di questa donna, che pure così visibilmente estraniata ed ormai addormentata è così presente e cosciente di ciò che le accade intorno… ha dei tempi di reazione incredibilmente brevi per quanto riguarda il capire alcune cose, come la presenza mia e di Vera, ad esempio, nonostante tutto il resto sia così inesorabilmente rallentato… la stanza è colma dell’illuminazione perfetta garantita da una progettazione sapiente e accorta, le immense vetrate la lasciano filtrare quasi ad abbracciarci, la musica dal lettore esce dolce e sottovoce, tutto è incantato in quella stanza e la nonna ne è la regina, come se tutto si schiudesse per lei, come se lei fosse una farfalla sul ciglio di nascere.
Non ci vorrà più molto tempo ormai, ma è stato bellissimo starle a mia volta accanto e stringere la mano a tutte e 2.. mi pare felice nella sua immensa stanchezza, è davvero felice di vederci, questo è un regalo reciproco che rende felice anche me… sai, come futuro medico, ho pensato che il medico che arriva ad ignorare la morte dei propri pazienti ed a non stringere la mano ai moribondi e a non provare compassione per loro è l’ennesima sconfitta per il sistema umano. Ci può essere così tanta bellezza nella morte, Ale, che è desolante vedere quanto ci si affanni a tenerla al di fuori dei nostri ospedali… davvero.”

Ti abbraccio
Sandro”.



Spesso tendiamo a proteggere i bambini dal dolore e dalla morte facendoglieli incontrare il più tardi possibile, conosco – e le conoscerete senz’altro anche voi – persone alle quali quando erano piccole è stato negato di incontrare parenti o amici nei loro ultimi giorni di vita perché ritenute troppo piccole per affrontare cose troppo brutte; però non va bene così, la vita è anche cose brutte, o perlomeno è un affrontare cose brutte, per farle magari diventare belle, ed ecco, io credo che questo nascondere i bambini dalla morte sia poi nasconderli dalla vita.

Leo Buscaglia in “Vivere, Amare, Capirsi”, scriveva un pezzo magico:

“Quando arrivai a Calcutta, scesi dal treno, e non avevo ancora percorso quattrocento metri quando, come per un sovraccarico percettivo, vidi tutto ciò che c’è da vedere nella vita! Vidi infelicità, vidi disperazione, vidi bambini che morivano di fame, vidi gente dall’espressione angosciata, vidi gioia e vidi rapimento. Sì, vidi anche rapimento. Vidi fiori e danze e bellezze e morte. In quattrocento metri… mentre avevo impegnato tanti anni della mia vita solo per incominciare a imparare cos’è la vita.
Ed è questo che intendo dire quando affermo che noi neghiamo la vita ai bambini.”

Non voglio generalizzare, ogni situazione è a sé e sono certo che ci siano cose che un bambino, e forse anche un adulto, non dovrebbe vedere; ma le situazioni standard di malattia e morte – da ex bambino che la morte l’ha in qualche modo incontrata e ne ha sofferto –, trovo che la decisione di affrontare le “cose brutte” negandole, piuttosto che trovandovi nuovi punti di accesso, sia alla lunga dannosa per la nostra qualità di vita.

Cristo! Sarò un medico e nessuno nei passati 4 e più anni di università mi ha mai anche solo incoraggiato ad affrontare la morte in modo profondo e sincero!

La “cultura della morte sottovoce” ha fatto sì non solo che nelle università di medicina sul come affrontare la morte non vengano né spese parole in aula (il che è parzialmente comprensibile dato che non sono cose che si possono apprendere in modo “didattico”(se esiste qualcosa che si può apprendere in modo “didattico”)) né tantomeno incoraggiati gli studenti in una propria ricerca interiore; ma pure che negli ospedali e nelle case di riposo la morte di decine e centinaia e migliaia di persone al giorno avvenga in modo sterile, come di routine: un po’ perché è una routine, ma un po’ anche perché nessun paziente – anche i molti con cui sarebbe possibile – viene incoraggiato a incontrare la morte nel modo a lui più congeniale: questa è una società che nega bellezza alla morte. Non voglio dire che la morte sia bella – francamente ora come ora ne farei anche a meno – né fare un discorso religioso – perché la morte non riguarda solo i religiosi –, ma visto che da che mondo è mondo ognuno di noi deve morire, farlo con le persone, nel modo, nel luogo a noi più congeniali sarebbe decisamente preferibile al morire soli o quasi in un letto d’ospedale dalle pareti verdine.

Qualcosa si sta già muovendo anche a livello istituzionale, per esempio con la diffusione degli Hospice, ma il più, il cambiamento culturale che attraversi trasversalmente la società, rimane ancora da intraprendere.

Uno dei miei maestri di vita e medicina è Patch Adams, che ho avuto la fortuna di incontrare ed ascoltare personalmente, e che stimo enormemente per quello che fa, che è, e per la sua profonda intelligenza.
Tra le molte rivouzioni che ha portato in medicina, la più classica delle quali – il clown – è stata anche troppo istituzionalizzata, ci sono anche le sue riflessioni sulla “morte divertente” (che vanno bene per chiunque, non solo per i medici). Dice Patch:

“La morte ha sempre goduto di cattiva pubblicità. Molte ore della nostra vita trascorrono nel terrore di questo grande mistero. Morire è una delle poche cose che tutti devono fare, ma spesso non riusciamo a sopportarne il pensiero. La nostra società sente un tale disagio nei confronti della morte che, nonostante l’incredibile preoccupazione che provoca, poche persone desiderano parlarne apertamente, come argomento di una conversazione stimolante. […] Quando ero uno studente di medicina non ho mai assistito a una lezione sulla morte. Questa è una trascuratezza grave. La gente muore. Le vite sono distrutte dalla paura che ciò avvenga e le famiglie sono devastate quando succede. Ciononostante l’istruzione medica la ignora. […] I medici non sono qui per prevenire la morte! Siamo qui per aiutare i pazienti a vivere la più alta qualità di vita e, quando non è più possibile, favorire la più alta qualità di morte. Se noi medici non riusciamo ad essere completamente a nostro agio nei confronti della morte prendiamo in giro noi stessi e i nostri pazienti con un glorioso canto del cigno. Quando cominciai a praticare la medicina in reparto, durante il mio terzo anno di scuola di medicina, divenne ovvio che la morte fosse la realtà più sconfortante della vita. Molto spesso i pazienti che stavano palesemente morendo erano abbandonati: lasciati morire. […] È un difetto della medicina moderna che i medici non riescano a vedere quali potenzialità abbia il trasformare un rito di passaggio in un’esperienza meravigliosa.”

“Ogni volta che trascorro del tempo con una persona che muore trovo in effetti una persona che vive. I giovani vicini alla morte sono stati molto efficaci nell’esprimerlo. Ricordo una bambina di undici anni che aveva un tumore alle ossa del viso molto esteso, con un occhio che galleggiava nella massa. La maggior parte delle persone trovava difficile stare con lei a causa del suo aspetto. Il suo dolore non era dovuto al fatto che stava morendo, ma alla solitudine dovuta all’essere una persona che non si riusciva a guardare. Noi due giocammo, scherzammo e godemmo della sua vita finché non si spense. Quello fu il momento in cui presi l’impegno di godere della presenza dei malati in modo profondo e di comportarmi in modo normale con loro.
Un altro amico, di poco più di vent’anni, malato di cancro, disse in modo enfatico che era una persona viva e che odiava il disagio che la gente dimostrava per la sua morte. Questo disagio, diceva, interferiva con la sua vita. Andò ad una grande ballo, poco prima di morire: gli era rimasta solo parte di un polmone, ma ballò più a lungo e più intensamente della maggior parte delle persone presenti. Morire è il processo che inizia pochi minuti prima della morte, quando il cervello viene privato dell’ossigeno, tutto il resto è vivere.
[…] Così incoraggiai i pazienti a morire nella propria casa e accettai di assisterli là. Ogni volta che l’ho fatto, dall’esperienza della morte è stata rimossa buona parte della paura. Ogni volta sia i pazienti che la famiglie sono stati profondamente grati, spesso sperimentando la stessa gioia e felicità di una nascita in casa. Queste famiglie sono le più grate di tutte quelle che io ho conosciuto. Mi rendo conto di come solo poche persone oggi abbiano sperimentato in modo pieno la morte di un caro. Quando avevo sedici anni mio padre morì in un ospedale senza la sua famiglia e senza la possibilità di dire addio. Mi sento arrabbiato e tradito dal fatto di non essere stato con lui in quel momento. […] Se i corsi sulla nascita possono renderla una bellissima esperienza, perché non fare dei corsi sulla morte, per prepararci alla morte? Spesso, rendere familiare un’esperienza di vita, riduce l’ansia che essa genera. Questa è la ragione per la quale sostengo la morte divertente. Ho chiesto a migliaia di persone che cosa pensano della loro morte, e ho sentito ricorrere sempre queste risposte: “Non voglio che sia dolorosa” e “Vorrei che accadesse nel sonno”. Credo che, con uno sforzo cosciente e una pianificazione, il morire possa essere un evento previsto e dotato di una sua bellezza, condiviso con la famiglia e gli amici, un’ultima celebrazione dello stare insieme.
Così chiedo ai miei pazienti di immaginare che tipo di morte vorrebbero. […] “Vorresti una fine da solo in ospedale, con tutti che si comportano come se fossi già morto? O sarebbe più di tuo gradimento una morte divertente?” Con “divertente”, intendo semplicemente qualsiasi cosa un individuo consideri ideale, nei limiti del realizzabile.
Nel nostro ospedale, e nelle case dei pazienti che lo desiderano, coinvolgeremo i pazienti terminali nel pianificare la loro morte. Incoraggeremo il dialogo con le famiglie, cosicché i desideri del paziente siano chiari per tutti. Suggerendo una morte divertente, spero che i pazienti e i loro amici useranno la loro creatività per concepire un’esperienza di morte che non sia solo tranquilla, ma anche prevista correttamente. […] Alcuni potrebbero preferire una morte tranquilla a casa con la famiglia e un sacerdote raccolto in preghiera, dando il benvenuto all’eternità. […] Per qualcuno potrebbe essere adatta una festa danzante selvaggia. Per me, dato che sono una persona un po’ folle, vorrei una morte folle. La chiave è la scelta personale.
[…] La maggior parte dei pazienti con cui ho parlato desidera solo essera a casa con i propri cari e in un ambiente familiare, magari con musica, massaggi, preghiere, e qualche ricordo in più.
[…] Smettiamo di aver paura della morte e trasformiamola in un’esperienza che può avvicinarci come famiglia. Scegliamo una morte divertente.”

da “Salute!”, Patch Adams.

È stato molto istruttivo accompagnare la nonna di Vera nel suo ultimo viaggio, è stata una conferma a molte delle cose che scriveva Patch.
I famigliari che sono stati presenti nei suoi ultimi giorni hanno vissuto un qualcosa di straordinario, e quelli che non l’hanno fatto se lo sono perso, magari per andare a lavorare.

Qualcuno mi mostri l’utilità e il senso di vivere assecondando la mediocrità della nostra società e dei suoi governanti, con i suoi cliché così distanti da come un bambino vorrebbe e potrebbe vivere. È tempo che la vita riacquisti la bellezza che le spetta, e venga glorificata con una morte degna.

Questa è la mail che scrissi al mio amico Alessando pochi giorni dopo la prima:

“Caro Ale

ieri è morta la nonna di Vera.
Proprio ier mattina me ne sono andato dalla sua casa in Svizzera per tornarmene alla mia a Prato, mentre una neve bellissima e dolce
fioccava giù.
Un paio d’ore dopo esser rincasato mi ha telefonato Vera piangendo.
Manca tanto anche a me, posso davvero dire che è stata la mia terza nonna… mostrava una predilezione per me e ne sono onorato… mi mancherà tanto la sua presenza in quella casa per me così magica e che tanto di più lo è per Vera…
Al telefono mi ha detto che in un momento in cui lei, sua zia e sua mamma erano nella stanza, la nonna – che non era praticamente più cosciente da 2 o 3 giorni e mai apriva gli occhi se non a spiraglio e non offriva più risposta alcuna – ha fatto un ultimo profondo respiro, ha spalancato gli occhi in una esplosione di intensa ed improvvisa lucidità – come ritornando indietro da chissà quale mondo distante – ha guardato Vera, la mamma e la zia che erano con lei in camera, ha rivolto loro un immenso sorriso radioso ad abbracciarle, ha chiuso gli occhi una ultima volta e dopo un altro paio di respiri interrotti ma in pace, basta, non ne ha fatti più.
Caro Ale, è stata una cosa magica in una famiglia magica in una casa magica.
Visto che tutti dobbiamo morire, che bello morire così!

Abbraccio sempre il nostro preside: ci resta secco. Nessuno riesce mai neppure a dargli la mano attraverso la sua scrivania, che è troppo larga. Io l’incontro in ascensore, gli dico <<Salve, preside>> e lo abbraccio.

Felice Leonardo Buscaglia

°

Nella stanza c’è un drago, ma nessuno lo vede.

Le persone si sono incontrate nella stanza per parlar male del drago ed ucciderlo, ma solo una lo vede e sa che dimora fra loro.

Colei che vede il drago si trova davanti ad un bivio:
può parlar male del drago,
può uccidere il drago.

Se parlerà male del drago tutti la accoglieranno fra di loro e la chiameranno saggia,
se tenterà di ucciderlo tutti le si opporranno e difenderanno il drago.

Nella mente c’è un drago ma nessuno lo vede.

°

Nella stanza c’è un drago, ma nessuno lo vede.

Le persone nella stanza si sono incontrate per parlar male del drago e tentare di ucciderlo, ma solo una lo vede e sa che alberga lì.

Colei che vede il drago si trova davanti ad un bivio:
può parlar male del drago,
può uccidere il drago.

Se parlerà male del drago tutti la accoglieranno fra di loro e la chiameranno saggia,
se tenterà di ucciderlo tutti le si opporranno e difenderanno il drago.

Nella mente c’è un drago ma nessuno lo vede.

io sono uno di quelli che è andato a protestare davanti al Vescovado di Firenze contro la decisione del vescovo Betori di punire don Santoro della comunità cristiana di base delle Piagge a seguito del matrimonio da lui celebrato tra un uomo e una donna che nacque uomo*.

nel corso della mia protesta ho avuto modo – così ha voluto il caso – di parlare direttamente col vescovo. quando si è sparsa la voce della mia chiacchierata sono stato contattato da diversi giornalisti.

il primo di questi è Aldo Tani, del Corriere Fiorentino: Aldo mi ha inviato ieri una mail in cui mi chiedeva il num. di tel. per farmi alcune domande. io nella mia ingenuità di sempliciotto che mai è stato cercato da giornalisti credevo che Aldo fosse uno della comunità delle Piagge, così oltre che a dargli il mio numero di telefono gli ho anche scritto un report della faccenda.. il migliore che son riuscito a stilare dopo una mezza giornata di digiuno passata sotto la pioggia (riparato con non proprio ottimi risultati dal mio ombrellaccio e dal soffitto dell’ingresso al vescovado).

ho poi avuto modo di inviare il report anche a Maria Vittoria Giannotti, giornalista dell’Unità (poi Valentina Buti, un’altra giornalista dello stesso giornale, mi ha anche telefonato per informarsi meglio: sono molto soddisfatto del suo articolo, che riporta bene il mio stato d’animo in relazione alla vicenda), ad un mio amico (nuvola il clown), a Tommaso Fattori (un altro dei dimostranti davanti al vescovado) e soprattutto alla Comunità di base delle Piagge, che avrei voluto fosse stata la prima a riceverlo.

siccome non son stato molto soddisfatto dell’articolo uscito sul Corriere Fiorentino** adesso riporto qui il report in versione integrale, cosicché ciascuno di voi possa conoscere un po’ più a fondo i fatti.

ciao Aldo

il mio num. è XXXXXXXXXX (non ho il cell.): chiamami pure ora (magari entro le 23, dopo è troppo tardi! riprova domani sennò!!)

immagino che tu mi voglia chiedere del mio incontro col Betori: se è così, in attesa che tu mi chiami intanto ti riporto qui tutto quello che mi ricordo (anche perché per tel. mi dimenticherei sicuramente qualcosa)

ti dico intanto che è stato gentile, mentirei se ti dicessi che non lo è stato.

io l’ho incontrato 2 volte: la prima che usciva dal vescovado insieme a 2 tizi, uno dei quali aveva i 2 incisivi centrali (superiori mi pare) marroni e rideva in modo sguaiato (e un po’ finto) per qualunque cretinata dicesse il Betori e per qualunque cosa dicessi io (però le risate rivolte a me erano un po’ di scherno..).. mi sembrava parecchio un leccapiedi a dire il vero; e la seconda volta che l’ho visto rientrava al vescovado dopo una o massimo 2 ore, mi pare.. non ricordo bene ma credo che mancasse quello con l’aria da leccapiedi.

la prima volta me lo son visto sbucare da dietro, anzi s’è messo anche a ridere perché probabilmente lo divertiva il fatto che proprio lui si trovasse faccia a faccia con quelli della protesta.. a dire il vero m’è venuto da ridere anche a me, un po’ perché non me l’aspettavo di trovarlo proprio io, da solo, un po’ perché era un’occasione di dirgliene 4:

– innanzitutto gli ho lasciato un volantino di quelli che ci avete lasciato in dotazione***;

– poi, quando gli ho detto che non ero d’accordo con la punizione, lui m’ha detto che Santoro sapeva a cosa andava incontro perché lui l’aveva avvertito.. (io credo di avergli detto che Don Alessandro ha fatto quello che ha ritenuto giusto fare e l’ha fatto per amore… non ricordo se l’ho detto anche a lui dato perché mi si confondono i ricordi con quello che ho detto a tanti altri..);

– gli ho detto che anche nel caso in cui il matrimonio che Santoro ha celebrato fosse stato davvero un sbaglio (e gli ho spiegato chiaramente che per me però è stato giusto) la punizione che gli ha dato sarebbe stata comunque esagerata, specie per quanto riguarda l’assurdità del togliergli la frequentazione della comunità, che non si vede proprio che c’entra… a questo genere di discorsi lui rispondeva dicendomi che la scelta della cosa da fare spettava a lui

– gli ho detto che non ero d’accordo (e come me tanti altri) con la sua decisione, e che sarebbe stato meglio se l’avesse presa insieme alla comunità…: lui m’ha detto che ci sarebbe andato volentieri alla comunità nel caso in cui Santoro l’avesse invitato… dice che non va mai alle comunità se non lo invitano i parroci (dice che gli sembra un po’ invasivo… devo ridere o piangere?). io, non sapendo che cosa Santoro avesse detto al vescovo (per esempio se non l’avesse invitato alla comunità o invece sì****) gli ho risposto una cosa del tipo: “su questo non ho le carte per parlare perché non so com’è andata, però sarebbe stato bello se alla comunità avesse fatto visita, e anzi l’avrebbero senz’altro tutti apprezzato”… mi sa che qui mi sono dimenticato di dirgli (anche perché il vescovo metteva furia), o quantomeno di sottolinearlo bene, quanto sia stata violenta la sua decisione per una comunità che si è sentita totalmente trascurata..

– gli ho detto più volte che “Santoro è un uomo buono”, un “uomo molto buono”e così via … in realtà perché cercavo di fargli capire quanto a me Don Alessandro m’avesse colpito, al che lui ha risposto che lo sa che è buono e che se non lo fosse stato non l’avrebbe lasciato prete… (il leccapiedi rideva)

– gli ho detto che sono stato all’ultima messa di Don Santoro e che è stata molto meglio di quasi tutte le messe a cui ho assistito in vita mia, forse di tutte (e qui per prevenire i pensieri dei sacerdoti ho detto più o meno “lo so che per voi io c’ho un’idea sballata della messa e quello che penso a riguardo ha poco valore, ma se c’è stata una volta che mi sono sentito vicino alla fede cristiana è stata quella”… gli ho detto anche che lì mi sentivo parte di un’unica comunità: cristiani con buddhisti con atei con agnostici ecc., e che è così che dovrebbe sempre essere (il tizio che stava col vescovo (non il leccapiedi) mi sembra che a questo abbia acconsentito)…più o meno gli ho detto questo)

– gli ho detto che ce ne vorrebbe un sacco di preti come Santoro, al posto di tanti altri… il vescovo m’ha detto che c’è bisogno di preti e basta e ognuno lo fa a modo proprio

– quando gli ho ripetutamente detto che non ero d’accordo con la punizione m’ha detto ancora che quella era una scelta che riguardava lui…

e poi se n’è andato.

alla fine quando è ritornato e l’ho visto per la seconda volta gli ho chiesto: “ha cambiato idea?!”

ma lui ha detto no

allora io gli ho chiesto (ovviamente per ischerzo) se volesse firmare l’appello ma m’ha detto di no (s’è messo a ridere)

un momento prima che sparisse dalla mia vista gli ho urlato più o meno che non è vero che la scelta “riguardava lui”, dato che la sua scelta ha influito su molti

più o meno gli ho detto questo.

in generale siamo stati entrambi molto gentili, pur manifestando le reciproche opinioni… forse avrei dovuto arrabbiarmi un po’ di più, non lo so.. sono stato colto alla sprovvista.

se lì per lì mi fossero venute le parole gli avrei detto altre cose, ma non ho avuto tempo (il vescovo premeva per andare via), e ho fatto tutto quel che ho potuto.. mi dispiace.

non gli ho certo fatto cambiare idea, mi dispiace essermici trovato da solo, mi sarebbe piaciuto ci foste stati anche voi

credo di averti scritto un report piuttosto affidabile, ma per qualunque spiegazione telefonami pure

un abbraccio

Sandro

poi mi sono ricordato di un’altra cosa ed ho inviato una mail a tutti coloro a cui avevo mandato il report, integrandolo:

nel report mi ero dimenticato almeno una cosa:

– al vescovo gli ho anche detto che non apprezzo quello che lui disse a Santoro, ossia ” te sei e rimani in un limbo fin quando non imparerai a non dare scandalo ai fedeli e all’opinione pubblica”, e gli ho portato come esempio quello di Don Milani e – con le dovute proporzioni – dello stesso Gesù, che invece scandalo lo davano eccome, sempre per amore.. il vescovo mi ha risposto che secondo lui Santoro non è un nuovo Don Milani.

__________________________________________________________________________________

NOTE:

* a tal proposito la stragrande maggioranza di giornali, blog e quant’altro si è riferita a Sandra Alvino con il termine “transessuale”, ma in pieno accordo con questo appello (che invito a firmare) di Alessandro Santoro e della stessa Sandra, io non lo ritengo corretto.

** l’ho commentato con il seguente testo (il mio commento è stato accettato: questo rende merito al Corriere Fiorentino):

ciao Aldo e ciao tutti,

mi trovo costretto a precisare quanto riportato nell’articolo a riguardo della mia chiacchiera col vescovo Betori, dato che non mi pare esser stata riportata del tutto correttamente (è stata effettuata una necessaria selezione delle cose avvenute ma in una maniera tale da non rappresentare fedelmente la realtà).

ho pubblicato un post nel mio blog nel quale ho riportato il mio report della chiacchiera col Betori allo stesso modo in cui l’ho raccontato ad Aldo, così ciascuno di voi potrà farsi un’idea più corretta della questione.

ecco qua il link: https://liberoesperimento.wordpress.com/2009/11/05/report-integrale-del-mio-incontro-collarcivescovo-betori/

cordiali saluti

Sandro Puggelli

piccole precisazioni in merito a quello che era stato scritto nell’articolo di Aldo sono per esempio che la conversazione tra me e il vescovo è durata al massimo 5 minuti e non una decina, oppure che non è affatto vero che il vescovo mi si sia presentato “mostrandomi la croce che porta al petto”: semmai mi si è presentato mettendosi a ridere, come ho scritto nel mio report. ma queste piccole precisazioni non sono poi importanti, una ben più grande precisazione è invece il pubblicare tutto quello che io ho raccontato, che non si limita certo a dire che “l’arcive­scovo mi ha rassicurato sul proprio affet­to verso le Piagge e si è detto disposto a visitare la comunità non appena don Ren­zo Rossi, il nuovo prete, lo inviterà”…

*** nel quale v’è scritto per esempio che Santoro, per una “colpa” che in realtà v’è ancora da discutere sul fatto che sia una colpa (per me per es. non lo è) ha subito immediatamente una punizione simile a quella subita sempre a Firenze da Don Cantini (colpevole di «abusi sessuali pluriaggravati e continuati su minori») con molti anni di ritardo.

**** aggiungo che il vescovo Betori era in realtà assolutamente già stato invitato dalla comunità di base delle Piagge (mi è stato riferito oggi dai Comunitari stessi), ma lui non c’è andato.

credo che il vescovo abbia agito semplicemente da burocrate: non so se sia “buono” o “cattivo”, sicuramente però è lontano anni luce dalla Comunità delle Piagge e dalla realtà di Don Santoro (che considero un Uomo e un Prete con la U e la P maiuscole).

la cosa forse più vergognosa dell’intera faccenda è il divieto assoluto di porre piede nella comunità delle Piagge compresi per motivi laici e civili, non solo religiosi (misura che effettivamente lede l’articolo 18 della Costituzione), con compresa la conseguenza di allontanare Don Santoro dalla propria casa in cui viveva con un ragazzo a cui fin dall’età di 10 anni ha fatto praticamente da padre.

praticamente la decisione dell’illuminatissimo Betori ha allontanato da quel ragazzo quello che per lui era come un padre.

per me, un comportamento come questo è da denuncia.

c'è 2 videi in fondo

Il TED (Technology Entertainment Design) è un’organizzazione senza scopo di lucro il cui obiettivo è “la diffusione delle idee che meritano di essere diffuse” allo scopo di “cambiare le abitudini, le vite, e, in ultima analisi, il mondo”.

Una delle sue iniziative più importanti è la cosiddetta TED Conference, che si tiene una volta all’anno in California e una ogni 2 in giro per il mondo (TED global), e si tratta di una conferenza alla quale partecipa una sfilza di cervelloni esperti complessivamente nella più vasta quantità di argomenti: dalla scienza alla pedagogia, dalla politica all’arte, dalla matematica all’economia, non c’è materia di cui questa comitiva di geniacci non s’intenda e discuta.

Molte registrazioni degli interventi tenutisi alle conferenze sono liberamente visionabili nel sito del TED, parecchie delle quali sottotitolate in italiano.
Ognuno di noi viene incoraggiato a diffondere i video ai 4 venti con una licenza creative commons.

Ogni conferenziere ha a sua disposizione in media 18 minuti per illustrare la propria scoperta o idea: un requisito essenziale per parlare al TED è quindi quello di saper spiegare con chiarezza e sintesi argomenti a volte anche molto complessi. Se non lo sai fare, non vai a parlare al TED.

Sguazzare fra i video del TED è uno dei miei passatempi preferiti: ultimamente mi è capitato di vedere un video sulla “matematica della guerra“, un altro in cui un simpatico surfista che vive in un camper con la propria compagna mostra la sua personale e complicatissima “Teoria del Tutto” (una “ipotetica teoria di fisica teorica che spiega interamente e collega assieme tutti i fenomeni fisici conosciuti” [fonte: wikipedia]), un altro ancora in cui una meravigliosa vecchietta spiega perché probabilmente l’uomo non derivi da semplici scimmie, bensì da scimmie acquatiche.
Anche il video di Ken Robinson presente nella mia “sidebar” qui a fianco (nello scomparto “È CALDAMENTE CONSIGLIATO PERMETTERSI DI FARE ERRORI!”) viene dal TED 2006.

Non vi nascondo che mi piacerebbe che in un futuro invitassero anche me alla TED Conference per parlargli di una qualche mia scoperta o invenzione. 🙂

Parlo di tutto questo perché oggi pubblico nel mio blog 2 video del TED che credo si inseriscano piuttosto bene nel discorso “progettazione di una società”.

Il primo è il video della simpatica vecchietta (Elaine Morgan) e delle sue scimmie acquatiche che ho già citato poco fa. Lo posto qui per la spiegazione che la cara signora dà al perché la comunità scientifica tardi a riconoscere la teoria che lei sostiene nonostante sia oggigiorno la più sensata: tale spiegazione è a mio avviso assolutamente valida anche per spiegare il motivo per cui spesso e volentieri l’uomo si dimostra incapace di cambiare le proprie abitudini in favore di soluzioni migliori e forse – a questo punto – necessarie per la propria stessa sopravvivenza.

A tutti piace la teoria acquatica. Certo, non ci credono, ma gli piace. E allora chiedo: “Perché pensate che sia una sciocchezza?” Rispondono: “Beh… tutti quanti dicono che lo sia. E non possono sbagliarsi tutti, giusto?” La risposta, chiara e sonora, è: “Sì! sì possono sbagliarsi tutti.”
La storia è piena di casi in cui si sbagliavano tutti.

Guardatelo.

Il secondo è il video di un biologo-fisiologo-antropologo-ecologo-quant’altro statunitense (Jared Diamond, lo stesso che ha scritto l’interessantissimo libro Armi acciaio e malattie – breve storia degli ultimi 13.000 anni) che ci parla dei prodromi che anticipano il collasso di una società, indagando sul pericolo di collasso della nostra rapportandola con quelle già collassate in passato. Ci sono circa 12 questioni che devono essere tutte quante inevitabilmente risolte entro i prossimi 50 anni, ciascuna delle quali è capace da sola di portarci al collasso, sostiene Jared. Le soluzioni che verranno trovate lui non le conosce, ma è sicuro che molti di noi le vedranno attuate coi propri occhi. Pena la scomparsa della nostra società.

Eccovi qua i 2 video:


Elaine Morgan è una tenace sostenitrice dell’ipotesi della scimmia acquatica: l’idea che gli umani si siano evoluti da primati che vivevano in habitat acquosi. Sentite la sua vivace difesa di quest’idea, e la sua teoria sul perché la scienza tradizionale non la prenda sul serio.
Dal TED
video riprodotto con licenza creative commons


Perché le società falliscono? Attraverso gli esempi dei Vichinghi nella Groenlandia dell’età del ferro, la deforestazione dell’Isola di Pasqua e l’attuale situazione del Montana, Jared Diamond ci parla di come i segni del collasso siano vicini, e di come – riconoscendoli in tempo – possiamo evitarlo.
Dal TED
video riprodotto con licenza creative commons

sesso per la gioia dei disabili!!

Che vuoi che c’entri il sesso coi disabili?!!
Se uno è handicappato mica se le fa le pippe!
Quella è roba da gente sana, non scherziamo!
Ci vuole la carburazione funzionante…

.. e invece la volete la verità? Non solo il buon vecchio disabile le pippe se le fa, ma fa anche all’amore… corpo, testa e ambiente sociale permettendo!
E certo perché sempre di persone si parla, e tutti quegli impulsi strani e birichini che tante volte elettrizzano gli altri ce li hanno anche loro: mica son fatti di pongo!
Ma purtroppo a quanto pare parecchi pensano che i disabili non abbiano una vita sessuale o peggio non la debbano avere.

Attorno all’handicap c’è infatti un alone di idiozia e preconcetti che determina la relegazione in ambito sociale di chi ne è portatore poco più che alla pubblicità progresso o a quella dell’8 X 1000.
Ma gli handicappati – passatemi il termine non politically correct (concetto questo comunque di per sé ampiamente criticato, come si può leggere su Wikipedia) – non possono essere reclusi al rango di strumento di intenerimento, né essere oggetto di pregiudizi per i quali non dovrebbero aver libero accesso al sesso.
Se si parte dal presupposto che chiunque dovrebbe poter vivere una sessualità gratificante e piena, bisogna cominciare a distruggere questo tabù.

Parliamone un po’ allora.

Girando sul web alla ricerca di sesso sfrenato ho avuto invece la fortuna di imbattermi in alcuni post del blog di Maximiliano, un uomo affetto da distrofia muscolare da quando aveva 2 anni: “un mucchiettino di ossa storte”, si definisce lui stesso. Ma vivo e dalle disarmanti apertura e lucidità, aggiungo io, senza contare la sua notevole dose di inventiva che gli ha permesso di partorire il progetto Diversamente Agibile, che è – in buona sostanza – una guida turistica on-line per disabili (soprattutto motori) scritta da disabili, in cui vengono recensiti i servizi e le strutture incontrati nei vari viaggi in giro per il mondo e per l’Italia e le loro accessibilità da parte di chi ha problemi fisici: apprezzo moltissimo questo progetto dati l’attinenza e il parallelismo con la mia visione di “società ideale”.
Maximiliano è inoltre – tanto per fare un po’ di gossip – sposato con Enza, una bellissima donna siciliana, di cui è innamoratissimo e da cui è ricambiatissimo, come possiamo leggere in questa sua autointervista scritta dopo un mese dal loro matrimonio, o nei suoi post della categoria “Mi Sposo”.

E bravo Maximiliano.

È grazie a lui ed ovviamente al web 2.0 che ho avuto la conferma che i disabili hanno le stesse esigenze sessuali di tutti noi, che vanno dai pensieri erotici ai rapporti sessuali completi passando dalla masturbazione.
Ci tengo a precisare che in questo post mi riferisco solo a quelle persone la cui disabilità permette l’accesso anche difficoltoso ad una vita sessuale: dalla tetraplegia ai ritardi mentali sono un mucchio coloro che potrebbero vivere una sessualità gratificante ma a cui viene troppo spesso negata.
Per quanto riguarda tutti coloro che invece soffrono di disfunzioni erettilli e altri disturbi della sessualità dico solo che molti di questi sono risolvibili – specie se di origine nervosa ma anche in vari casi di origine fisica – e che in ogni caso un buon medico (quelli che, per capirci, hanno davvero a cuore i propri pazienti oltreché essere competenti in materia) potrà aiutare a risolvere o convivere con la propria condizione.

Ritornando ai portatori di disabilità motoria dobbiamo riconoscere intanto che per loro le difficoltà di origine fisica si uniscono a quelle di tipo sociale.
Per le prime c’è da dire che se riesci a usare pollice e indice ti sei garantito l’autonomia masturbatoria (per i maschietti… alle femminucce magari basta l’indice)… che non è poco dato che gli altri si devono far aiutare, cosa assolutamente problematica per chi non ha un partner e per coloro che vivono laddove non esiste assistenza sessuale “pratica” (se capite cosa intendo..) per i diversamente abili (come per es. in Italia).
E qui si apre anche il capitolo delle difficoltà di tipo sociale, dato che mi immagino già qualcuno saltare sulla sedia:
“Ma come, vorresti mandare i disabili a puttane?!!”.
Su questo bisogna chiarirsi perbenino: PRIMO bisogna saper distinguere tra prostituta e prostituta: una donna che sceglie consapevolmente tale mestiere è ben diversa da quelle che vi sono costrette, quindi non sono in linea di principio contrario alla prostituzione (mi viene da pensare a Bocca di Rosa di De André, per esempio), perciò non vedo perché se un uomo a cui funzionano le gambe ci può andare non dovrebbe avere lo stesso diritto uno a cui non funzionano (su tutto questo voglio precisare che la realtà è differente dalla teoria e che credo che la stragrande maggioranza del fenomeno della prostituzione sia disgustoso, per intenderci: non mi piace la prostituzione che vediamo tutti i giorni per strada e ancor meno i puttanieri e meno ancora i giri che ci sono dietro, io mi sto riferendo solo a quelle donne che scelgono di fare le prostitute in totale libertà e felicità: se le prostitute non sono pienamente felici, io sono contrario); SECONDO non stavo pensando di mandare i disabili a puttane, ma di istituire anche in Italia l’esercizio delle assistenti sessuali per disabili, come già avviene per esempio in Svizzera e in altri paesi dell’Unione Europea. Ora mi chiederete: e che fanno queste assistenti sessuali? Non ci fanno forse all’amore coi disabili? Certo, possono farlo qualora fosse il caso – anche se le loro mansioni non si limitano certamente a questo – e in questo sarebbero in fondo delle prostitute… ma di un tipo particolare, senz’altro del tipo che io permetterei: nella puntata delle Iene di martedì scorso c’era un servizio in cui Pellazza intervistava 2 assistenti sessuali per portatori d’handicap svizzere da cui traspare l’utilità che tale figura professionale può avere per molti che non possono vivere la sessualità in altra maniera. Fra le altre cose, una di loro dice chiaramente che non farebbe mai la prostituta “normale” in quanto per lei quello che fa ha tutto un altro significato rispetto alla normale prostituzione.
Ulteriori approfondimenti sulla masturbazione di un disabile motorio li potrete trovare nell’interessante post di Maximiliano, avendo cura di leggere anche i commenti al post, che valgono almeno quanto il post stesso; i dubbi di una escort che non se la sente di avere come cliente un disabile li potete trovare sempre in un post di Maximiliano e nello stesso blog di Alexia, la escort in questione (ci tengo a precisare che è lodevole il proposito di Alexia di mettere in piazza le sue difficoltà e cercare il confronto e la crescita personale, e che non deve certo diventare un obbligo per le prostitute di accettare clienti che non vogliono accettare); mentre notizie di una prostituta che più che volentieri lavora coi disabili e che per questo la società le ha messo i bastoni fra le ruote le trovate in quest’altro post sempre del nostro Max.

Detto tutto questo, rimane ancora da trattare il nocciolo delle difficoltà di tipo sociale che un disabile può incontrare nel vissuto della propria sessualità, e che è presente anche all’interno di questo mio stesso scritto in alcune cose che ho dato per scontate: com’è che quando si parla del diritto di un disabile di vivere liberamente la propria sessualità ci si riferisce sempre alle seghe e alle puttane? (Passatemi i termini: è per dar forza al discorso!)
Com’è che un disabile deve avere tutta questa difficoltà a trovarsi normali partner come tutti gli altri?

L’approfondimento di questi concetti e una soluzione che condivido APPIENO li lascio ad Antonio Capoduro, un’altra meravigliosa persona scoperta su internet:
Antonio è un esperto di formazione a distanza (e-learning) sui temi dell’accessibilita’ e del Web ferventemente convinto che con la diffusione dell’informatica si possa e si debba migliorare la qualità della vita di tutti, e il cui principale obiettivo – come dice lui stesso – è la “diffusione della cultura del libero accesso alle informazioni con professionalità, con razionalità e un pizzico di ironia”.
Estremamente attivo come collaboratore di varie università e riviste, consulente informatico e tanto altro, è a tutti gli effetti una mente “sguinzagliata” e in piena attività al servizio di tutti noi.

In un suo eccellente articolo – di cui consiglio la lettura integrale – pubblicato sulla rivista Anthropos Magazine, Antonio scrive:

Quello della sessualità in generale, e dei disabili in particolare, è un argomento delicato che non si affronta volentieri. […] Premettendo dunque che è stato complicato documentarsi adeguatamente per scrivere del rapporto fra disabilità e sessualità, si può comunque affermare che dai documenti e dai siti internet visitati emerge che il disabile ha un’unica via per soddisfare il proprio bisogno sessuale: la masturbazione. […] i disabili sono considerati “diversi”: a loro le circostanze negano l’appagamento di un istinto al quale neppure gli animali si sottraggono. […] Se i film erotici sono spariti dal piccolo schermo, sono invece diventate numerose le offerte personali e di numeri a pagamento. E queste pratiche avvilenti ed antieconomiche sembrano essere l’unica alternativa all’amore impossibile del disabile.

Antonio è sua volta disabile, sa di cosa parla.
L’articolo così continua:

[…] A chi pensa che siano poche le alternative per i disabili e che in fondo sia inutile cercarle, sarebbe bello far sapere quanto invece tutto può diventare più facile (anche la disabilità) quando si ha la certezza di avere una persona accanto, con cui si condividono l’affetto, la tenerezza e l’amore. […] La sensazione di gioia che genera un gesto di affetto, o un atto sessuale completo, è grandissima ed è indispensabile all’equilibrio mentale. […] è pericoloso credere che la masturbazione o il sesso a pagamento siano l’unica alternativa.
[…] In Italia esistono alcuni centri di assistenza psicologica sessuale […] Non si arriva mai, però, a soddisfare fisicamente l’atto, perché l’atto sessuale viene considerato estraneo.
[…] In Europa, già a partire dai primi anni Ottanta, esistono organizzazioni che offrono servizi di questo genere […] perlopiù dislocate nei Paesi Bassi, in Germania e nei paesi scandinavi; l’offerta, per i disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, è di prestazioni sessuali e/o di “tenerezza”;
[…] Le problematiche poste da tali servizi sono molte e complesse, perché attengono da un lato al bisogno di espressione del potenziale sessuale delle persone con disabilità, dall’altro alla realtà densa e multifattoriale della sessualità, che chiama in causa non solo la pelle e i genitali, ma anche le emozioni, i sentimenti e le relazioni.
[…] Il lavoro più grande da parte degli operatori e degli psichiatri è portare queste persone a riconoscere i [propri] limiti e la [propria] personalità e stimolare verso una condizione sociale, economica e sessualmente sostenibile.

Eccola quindi la sola ed unica soluzione:

Per fare questo […] Occorre dare la possibilità ai disabili di essere autonomi, di poter sperimentare il mondo esterno e non solo quello della famiglia, delle comunità o delle cooperative. Soltanto in questo modo si può avere una maggiore partecipazione alla vita attiva e sperare quindi in un incontro che dia origine a un rapporto affettivo. […] è necessario creare le condizioni perché l’incontro avvenga. Occorre quindi togliere il disabile dall’isolamento, inserirlo nella vita sociale e non relegarlo in realtà “protette” ove la protezione impedisce di sperimentare. […] Ci vuole la partecipazione di tutti, maggiore sensibilità e attenzioni ma anche maggiore umiltà da parte dei disabili, che troppo spesso si riservano il ruolo delle vittime; questo atteggiamento li spinge a pensare che tutto sia loro dovuto. […] La fatica nel creare le relazioni accomuna disabili e non, e abbatte la barriera costruita dai pregiudizi. […] L’assistenza sessuale per i diversamente abili va affrontata perché al momento costituisce l’unica e utile risposta al bisogno di soddisfazione del piacere sessuale, è l’unica alternativa alla masturbazione. Questo, però, è solo il primo passo. Per superare davvero il problema della sessualità nei disabili occorre creare le condizioni per eliminare le barriere di pregiudizi e di paure: serve un’azione sociale che spinga le persone ad incontrarsi liberamente, senza timore d’essere giudicate in base alla differente abilità.

Voglio concludere il post con le stesse, semplici parole di Maximiliano:

non c’è nessuna differenza tra le nostre sessualità“.

sesso per la gioia dei disabili!!
se non ve ne foste accorti, la stechiometria della “reazione” presente nel disegnino è stata rispettata… 🙂

questo post nasce come critica a quest’altro post di Marco Caruso.

Caro Marco, questo è un commento di critica al tuo post ed alle tue posizioni nonché al tuo pensiero; l’ho suddiviso in 5 parti consequenziali:

PARTE 1: cosa c’è di sostanzioso nel tuo post

prendo nota dei seguenti fatti: il tuo post-critica attribuisce al Fatto le seguenti “mancanze” di fondo a riguardo dell’articolo su Letta:

  1. “menzogna” di Travaglio e compagni sull’originalità dell’articolo (infatti dell’indagine su Letta ne avevano già parlato su Repubblica);
  2. Travaglio e compagni sbeffeggiano Letta anche se dovrebbero trattarlo come presunto innocente in quanto soltanto indagato in primo grado di giudizio.

Per il resto il post è un concentrato di opinioni personali decisamente schierate – cosa legittima in quanto il blog è tuo ed è tuo il pensiero che deve rispecchiare –, scritte con una certa fluidità e dimestichezza nell’esprimere le proprie idee e da una persona non priva di conoscenze di cultura generale né stupida; e tuttavia l’alta criticità presente in tali opinioni non è supportata da nessun dato concreto che possa giustificare una condivisione di tali opinioni stesse da parte di un lettore sinceramente interessato a conoscere la verità e a non assumere per buono niente per partito preso,
pertanto mi dedicherò ad esaminare solamente ciò che si basa su un qualcosa di concreto, ossia i 2 punti elencati poco sopra.

Prima di tutto però scriverò una breve considerazione sul tuo ritenere Il Fatto un giornale “manettaro”.

PARTE 2: considerazioni sul ritenere Il Fatto un giornale “manettaro”
Tu consideri il Fatto Quotidiano come “una specie di gazzetta delle procure, tra le cui pagine a farla da padroni ci sono atti giudiziari, stralci di intercettazioni, notifiche d’indagini in corso e quante più informazioni i magistrati militanti riescono a passare sottobanco alla redazione”.
C’è da dire che quelli “manettari” non sono certo gli unici articoli che vi appaiono bensì nel complesso la minoranza di una totalità di articoli fra cui molti – interessanti e professionali – niente c’entrano con la giustizia, indi per cui il considerarlo manettaro in “termini assoluti” è quantomeno un atto di filtraggio della realtà; ed inoltre si può aggiungere che la comunque maggior concentrazione di articoli manettari – come li chiami te – rispetto ad altri giornali (per cui si può considerare un giornale “manettaro” in “termini relativi”, se ti pare) non è che un bene quando tali articoli riportano fatti effettivamente avvenuti informando correttamente i cittadini, dato l’alto livello di omertà di molti degli altri quotidiani nazionali a riguardo delle vicende giuridiche dei nostri leader dall’improbabile rigore morale.
Insomma come dice deso1977 qui… “se l’Italia non è abituata all’informazione e se gli scandali così tanti, la colpa non è del nuovo giornale”, in accordo con la risposta dell’editoriale del Fatto di oggi a questa accusa di “manettarità”: “noi siamo specializzati – con tutti i nostri limiti ed errori, come tutti i giornalisti del mondo – nelle notizie. […] quella su Letta e le altre che abbiamo già raccontato e racconteremo non sono frutto di una nostra particolare bravura. Ma della censura e dell’autocensura che regna nella gran parte della tv e della stampa italiane”.

Come m’ha detto il mio amico Lorenzo Bandieri per chat:

“sono d’accordo nel dire
che non è vero
che è un giornale manettaro,
io aggiungerei
che mi sembra che un po’ tutti i giornali
c’abbiano fatto un cazzo così
con la storia dei processi
di meredith kercher
amanda knox
alberto stasi
sempre processi erano
e c’hanno fatto du palle così.
se bisogna parlà di processi, allora preferisco
sentire parlare di processi di interesse
sociale”.

PARTE 3: il primo dei 2 concetti sostanziosi presenti nel tuo post è falso

Prendo nota del fatto che la prima delle 2 “mancanze” del Fatto Quotidiano che tu evidenzi a riguardo dell’articolo su Letta è efficacemente stata smontata da nick più sopra, e cito:

“Il Fatto NON intende dire che nessun giornale ne abbia mai parlato, ma dice che non è stato dato il giusto risalto alla notizia: infatti dice ad esempio che “La voce delle voci” ne ha parlato offrendo una “panoramica dell’indagine”. E cos’è questo se non un giornale? 🙂
Repubblica ne ha parlato di più?
L’articolo dice comunque che “nessun direttore ha pubblicato le intercettazioni che raccontano come le emergenze sono state usate per fare affari e favori”. Se puoi smentire questo dato bene; vuol dire che chi ha scritto l’articolo ha sbagliato.”

Indi per cui non è corretto criticare l’articolo su Letta per le sue affermazioni sulla sua originalità, e ripeto quel che ho scritto nel mio precedente commento, ossia che non vi è “nessuna vera contraddizione con ciò che è stato affermato dal Fatto se non piccoli appigli a cui afferrarsi se proprio si vuole criticare per partito preso”.

PARTE 4: valore relativo del Fatto Quotidiano rispetto agli altri giornali sulla base dell’offerta “d’informazione corretta”

a questo punto rimane un solo concetto di fondo contestabile in tutto il tuo post di critica al Fatto Quotidiano (in quanto l’unico rimasto basato su una critica sostanziosa e non vaga e senza fondamenti condivisibili come il resto dell’articolo), ossia quello per cui Letta dovrebbe essere trattato come presunto innocente e che Travaglio e company – non facendolo – non starebbero offrendo col loro giornale un’informazione corretta perché eccessivamente parziale, e vorrebbero “dare un’idea di colpevolezza fornendo tutte le prove del caso” e anche “dare al lettore un solo filtro per leggere una realtà che ha invece anche un’altra faccia”; e tu questo lo trovi scorretto.
E forse anch’io, ragioniamoci su.

Intanto ditemi quale giornale non lo fa e quale persona non lo fa.
i giornali pro-governo lo fanno continuamente per screditare la sinistra e far credere che tutto vada bene: si ha continuamente nei prodotti editoriali manipolazione dell’informazione. Berlusconi è demagogo fino al midollo, i suoi giornali e gran parte dell’informazione “ufficiale” di oggi fanno altrettanto.
Fa altrettanto addirittura Palazzo Chigi, che risponde al Fatto sul caso Letta in maniera vergognosamente parziale lasciando intendere il falso, e questo è stato addirittura dimostrato! (anch’io come alex considero ben peggiore questo rispetto all’impostazione dell’articolo su Letta.)
tu stesso lo fai continuamente, ogni volta che scrivi:
screditi Travaglio, Il Fatto, Gino Strada, screditi a testa bassa tutto quello che è in contrasto con la tua maniera di pensare: per quanto riguarda Il Fatto gli abbai contro un post di critica delle cui affermazioni solo una forse è condivisibile e potrebbe essere fondata, e ti dimentichi che quel giornale rifiuta sovvenzioni pubbliche, che rifiuta di scendere a compromessi su questioni che reputa “etiche” (e considera matrice della sua etica la Costituzione); dai di sinistroide a qualcuno dei redattori, li consideri prevedibili nel loro continuo riportare sentenze, ma non ti chiedi onestamente (ossia mettendo in dubbio anche il tuo stesso credo) se per caso molte volte non riportino anche la verità, cosa che giustificherebbe perfino la loro prevedibilità ai tuoi occhi.

a mio avviso, da quello che ho potuto capire leggendo un po’ del tuo blog, tu sei una persona con alcune capacità intellettive che parte dal presupposto che quello in cui crede sia fondamentalmente giusto, e di conseguenza utilizza le sue capacità oratorie ed intellettuali per diffonderlo e difenderlo dalle accuse e per attaccare gli avversari.
un pensiero come il tuo, per quanto ho potuto osservare sul tuo blog, è un pensiero forse abile, ma – e non leggervi offesa alcuna – di scarsa qualità: è di scarsa qualità un pensiero intento a confermare quello che già crede, allo stesso modo in cui è di scarsa qualità una ricerca scientifica in cui lo sperimentatore dà considerazione soltanto ai risultati che danno conferma alle sue previsioni.

a seguito di questa mia parentesi – condivisibile o meno – emerge un primo dato: se anche Il Fatto si stesse macchiando della colpa di non essere imparziale e di non favorire una corretta informazione, non lo starebbe facendo meno dei suoi stessi avversari: perciò la sua qualità di giornale forse ne perderebbe in “termini assoluti” ma non in “termini relativi” rispetto alla gran maggioranza delle altre testate editoriali, se non tutte; ne consegue che nella peggiore delle ipotesi, dal mio punto di vista, Il Fatto Quotidiano rimarrebbe comunque uno dei miglior quotidiani italiani oggi in circolazione, e mi azzarderei a dire il migliore se soltanto conoscessi a fondo anche gli altri.

PARTE 5: valore assoluto del Fatto Quotidiano sulla base dell’offerta “d’informazione corretta” e della sua presenza nel panorama giornalistico italiano

considerato che mi trovo in accordo con te sul fatto che un bravo giornalista è anche quello che riporta i fatti mantenendo una certa obiettività anche nel caso in cui fosse diffuso fra i suoi colleghi l’atteggiamento di manipolare l’informazione, mi chiedo una volta per tutte: Il Fatto Quotidiano è un buon giornale?
Ammetto che questo punto mi ha dato da pensare, e per questo ti devo ringraziare, Marco, in tutta sincerità. Una delle prime cose che mi è saltata alla mente cercando di rispondere a questo dilemma è che io tento di giustificare le MIE opinioni per partito preso esattamente come fai tu con le tue, in quanto ho effettivamente cercato di smontare le tue critiche e giustificare il Fatto Quotidiano per partito preso. com’era quel discorso sulla pagliuzza e sulla trave? mea culpa.

Allora ho cercato di liberarmi da ogni pregiudizio e mi son detto intanto che Il Fatto Quotidiano è senz’altro schierato, ovviamente, come è normale che sia e come va anche bene,e diffatti si definisce apertamente come testata di opposizione, contro Berlusconi, non a favore del PD, a favore della Costituzione. (Per quanto riguarda poi se definirlo di sinistra o meno, francamente non lo so e nemmeno me ne preoccupo: si dicono talmente tante fregnacce su sinistra e destra che io me le vorrei anche risparmiare.)

Detto questo arrivo al sodo: Travaglio (degli altri redattori non parlo perché non li conosco ancora bene, ma è un piacere iniziare a farlo) è vero che è spesso decisamente “critichino”, e tutto sommato succede anche che quando parla di indagini spesso si capisce subito da che parte stia pure se non ci sono ancora prove definitive a carico, e questo può effettivamente essere considerato un difetto. Nonostante questo però non considero sbagliata l’intenzione di riportare nel dettaglio quel che è successo nel caso in cui sia tutto VERO ciò che si riporta, come lo è quando si ha il supporto delle intercettazioni. Le prove e le intercettazioni stesse a mio avviso giustificano in gran parte il tono “critichino” di Travaglio e il non aver atteso gradi superiori di giudizio. Sul fatto poi che quel che si riporta dovrebbe essere anche COMPLETO, ossia comprendente anche la visione della difesa (caso questo in cui ad essa non è stato ancora dato modo di parlare), ti do ragione: credo che in questi casi, per quel poco che lo conosco (ma mi permetto di parlare perché “penso”, come dici te, e perché mi riservo di cambiare opinione nel caso in cui ne trovi una migliore), Travaglio possa commettere degli sbagli. E TUTTAVIA io voglio conoscere i FATTI che Travaglio riporta anche quando la difesa non ha ancora espresso nulla, perché può essere critico sapere ciò che è successo in tempi brevi da quando è successo (sarò io poi a valutare l’articolo e a informarmi meglio su internet se lo considero inadeguato o troppo di parte.. ma i fatti li voglio conoscere!), ed INOLTRE, considerati i dati alla mano di cui Travaglio dispone ogni volta che scrive, e considerato anche tutto il resto, lo apprezzo e lo approvo comunque moltissimo nonostante alcune sue – a mio avviso poche – pecche. Anche perché se sgarra, sgarra raramente. Senz’altro molto meno di quante ne azzecca.

Tralasciando Travaglio e considerando Il Fatto Quotidiano nella sua interezza, poi, è innegabile l’alta qualità di molti degli articoli, che riguardino vicende giudiziarie oppure no: poco importa che tu o altri non ne condividiate tutte le interpretazioni (nemmeno a me succede sempre, anzi c’ho sempre da ridire qualcosa su tutto), l’importante è che non sia un giornale bugiardo, che non abbia padroni o interessi che ne pilotino le notizie, e che affronti temi importanti. Io nel Fatto ci vedo tutto questo, nonostante almeno in parte si macchi della colpa di tutti i giornali, quella cioè di dipingere i propri nemici come “brutti”.

Un’ulteriore considerazione sul Fatto di primaria importanza: con Il Fatto Quotidiano una GROSSA fetta di italiani (fra cui molte persone intelligenti e oneste) sta vivendo dopo molti anni la piacevolissima sensazione di sentirsi finalmente rappresentati nel panorama dell’informazione di massa italiana, e queste persone potranno forse anche aver torto, ma nessuno in nessuna occasione può permettersi di negar loro questo diritto di poter leggere un giornale che amano e vederlo diffuso in tutta Italia.

Il Fatto Quotidiano, dato tutto quello che oggi rappresenta, è come tale un tassello importante della nostra speranza di Democrazia.

Ecco perché considero Il Fatto un buon giornale, che mi piaccia o meno.

Saluti,
Puggelli Sandro

COME COMMENTARE I MIEI POST

se volete commentare un mio articolo e non sapete come fare cliccate l'ultima delle parole scritte in blu presenti sotto il titolo di ogni post: se nessuno ha ancora commentato ci sarà scritto "Lascia un commento", se qualcuno ha già commentato ci sarà specificato il numero dei commenti presenti, ad esempio "7 commenti", ma potrebbero essere anche 5 o 10.000... ok? insomma voi cliccate lì e poi andate a commentare in fondo alla pagina. Se invece quel pulsante non fosse presente, andate in fondo alla pagina e commentate direttamente... BUON COMMENTO! :)

È CALDAMENTE CONSIGLIATO PERMETTERSI DI FARE ERRORI!

Questo sito in perenne modifica si propone di fare e dire tante cose e quindi si suppone che tante volte sbaglierà. La creatività presuppone la libertà di fallire, il cambiamento sociale anche. Un richiamo a questo concetto (e a molti altri) si trova anche in questo bel video qua! Permettersi di fare errori è forse il miglior modo per correggerli. Dato poi che di errori ne faccio tanti e che il mio pensiero è perennemente in evoluzione, non è difficile che al termine di un mio post possiate incontrare un aggiornamento scritto in rosso. Siete caldissimamente invitati a esporre critiche dubbi consensi e quant'altro di civilmente espresso al fine di contribuire all'aggiornamento e al perfezionamento dei miei pensieri! GRAZIE!!!

Aggiornamenti Twitter

Errore: Twitter non ha risposto. Aspetta qualche minuto e aggiorna la pagina.

Le immagini presenti sul blog non realizzate da me appartengono ai rispettivi proprietari e verranno rimosse in seguito a specifica richiesta.