Gli ecovillaggi sono una roba ganzissima: perché sono perfettamente integrati nell’ambiente in cui sorgono, perché ci vivono persone che condividono gli stessi principi di base, perché hanno un nome figo.
Ce ne sono alcuni che sono sostenibili al 100%, cioè inquinamento zero, roba da urlo.

Io personalmente sono assolutamente favorevole all’espansione del numero di insediamenti umani ecosostenibili – come gli ecovillaggi – e all’instaurazione di reti fra questi.
Anzi a dirla tutta uno dei posti in cui vorrei vivere in futuro è proprio l’ecovillaggio. (In realtà, vorrei anche rombare per il mondo con la mia moto sferragliante, con al seguito la borsa degli attrezzi di medicina, una penna e un quadernaccio, attrezzi per la moto, fogli da disegno e i miei pennelli. BRUMMM!!!!)

… tuttavia però forse c’è da ragionare… ci sono troppi esseri umani al mondo per pensare di poter vivere tutti negli ecovillaggi, e d’altra parte non si capisce neanche perché si dovrebbe smettere tutti di vivere nelle città… molti le ritengono sistemazioni di gran lunga preferibili a dei piccoli villaggi sperduti, ed è giusto così, ognuno vive dove vuole!
… anzi anch’io non vorrei mai lasciare del tutto la città.

Quello che mi piacerebbe, però, è che le città fossero più a misura di uomo e di ambiente.

Sarebbe bellissimo vivere in città verdi, ricche di benessere, animali, giraffe, meno macchine, eccetera eccetera, in cui tutti si interessano di tutti, anche degli sconosciuti: mi piace pensare alla mia città ideale come un luogo in cui – prima di tutto – la gente è davvero interessata alle altre persone e a tutto il resto… ecco, io credo che questa sia la cosa più importante, non credo affatto che i problemi del mondo d’oggi siano di livello tecnico.. per la verità, sospetto che abbiamo tutta la tecnica che ci serve per far andare le cose per bene. cioè, per vivere tutti con tutto ciò che ci occorre e per far andare avanti le cose attorno a noi.
Basta pensare alla vecchia storia che nel mondo c’è abbastanza cibo da sfamare tutti, ma l’80% delle persone della Terra vive con solo il 20 % delle risorse totali, e viceversa.
Se la gente fosse davvero interessata agli altri, queste disparità non ci sarebbero. Il resto sono chiacchiere, i problemi di cui solitamente si discute sono importanti, ma non sono i veri problemi: siamo un popolo che chiacchiera ancora di destra e sinistra, di tav o non tav, di immigrazione ecc., e facciamo bene a parlarne, ma dovremmo farlo dopo aver garantito il necessario a tutti.
perdiamo tempo dietro a cose importanti e cazzate, trascurando l’essenziale.
Schizofrenia sociale, siamo pazzi.

Il mio mondo ideale invece è fatto di persone che si vogliono bene, più consapevoli… la mia città ideale è fatta da gente che è capace di andare a trovare all’ospedale il parente del perfetto sconosciuto conosciuto al bar quella stessa mattina.

e vabbè questo è il sogno, l’utopia. bisognerebbe anche spogliarla del buonismo di cui sono capace, dell’ipocrisia, e affrontare i vari problemi che si frappongono alla sua realizzazione. ma nonostante questo credo ancora che il problema principale – forse l’unico vero problema – sia la mancanza di interesse verso gli altri.

Patch Adams, Gandhi, altra gente con le palle, dicono che per cambiare il mondo bisogna trasformarsi nel cambiamento che vogliamo vedere nella nostra società
Pensare al proprio mondo ideale, pensare al sé stesso in quel mondo ideale, e poi diventarlo
Patch dice che è un importante passo, che è il passo

Mi pare plausibile

In cosa io non sono il mio io ideale:
– Mi arrabbio spesso
– Non sono così felice
– Non sono realmente interessato agli sconosciuti
– tanto altro.

Come sempre c’è da lavorare su sé stessi

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