provo il voltastomaco e un infinito dispiacere.
un uomo, a pochi passi da dove io ogni giorno studio, ha deciso di ammazzare altri uomini sapendo solamente che erano senegalesi, o forse neanche, che erano africani, che erano negri.
qualche anno fa la cronaca riportò di un extracomunitario che salvò un cittadino italiano dall’annegamento, buttandosi nel fiume e rischiando la propria vita. per quanto ne sapeva l’assassino potevano esserci persone come quell’uomo tra le proprie vittime. non faceva differenza.
ma se l’esistenza di un confusissimo folle una spiegazione la trova sempre, persone che lo difendono non trova niente che io possa comprendere. non posso credere che tale follia si possa diffondere. ma è già successo.
io oggi sono senegalese, e muoio con loro.

Firenze, estremista di destra uccide due senegalesi, poi si toglie la vita. Tre feriti gravi

pausa!
questo blog è in pausa.
mi sento cambiato da quando vi scrivevo, almeno in qualcosa, forse nella voglia di farlo, o in certi suoi obiettivi, non so.
vorrei aggiornarlo, aggiungervi cose, toglierne altre.
potrei farlo, ma per ora non mi va.
forse lo ricomincerò da capo, un giorno o l’altro, chissà.
potete commentare, scrivere quello che non vi torna, quello che vi torna, quello che volete, io vi risponderò con impegno, ve lo prometto.
per il resto, il blog è in PAUSA!

Nella confusione che vige a riguardo di cosa un tizio col foglio rosa per la patente A possa o non possa fare, pubblico questo post burocraticoso nella speranza che le conclusioni alle quali sono faticosamente giunto (e i dubbi che ancora mi rimangono) possano finalmente chiarire le idee a qualcuno.
Inutile dire che laddove avessi sbagliato qualcosa la critica sarebbe più che bene accetta.

La domanda da cui parto, e quella che più mi interessava, è: il foglio rosa autorizza, con le attuali norme in vigore, a portare in sella con sé un passeggero?

Fotografia scattata da Pierofix (http://www.flickr.com/photos/pierofix/) e pubblicata con licenza Creative Commons: Attribuzione + Non commerciale + Condividi allo stesso modo (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/deed.en)

La risposta, nonostante sia una cosa molto poco conosciuta e lasci di stucco molti (compresi poliziotti), è sì.
Su internet infatti si trovano un sacco di discussioni in cui si afferma di tutto e di più, c’è chi giura che è assolutamente vietato e chi dice che, cascasse il mondo, è permesso. Addirittura istruttori di scuole guida e poliziotti spesso non ne hanno idea e sparano sentenze a casaccio (di solito dicendo che è vietato), basandosi sul loro buon senso ma dimostrando di non sapere che buon senso e legge non necessariamente procedono paralleli.

Ho fatto un po’ di chiarezza selezionando i discorsi più sensati, supportati dal Codice della Strada.

Per togliere subito ogni dubbio, sul sito della Polizia di Stato c’è questa domanda e la relativa risposta:

Domanda n. 2071: Ho appena ricevuto il “foglio rosa” per la patente A, dove posso esercitarmi? Posso avere a bordo un passeggero?

L’aspirante munito di “foglio rosa” per il conseguimento della patente A può liberamente esercitarsi sulla pubblica via dal giorno stesso in cui è stata rilasciata l’autorizzazione: l’unico limite previsto dal codice è che il luogo sia poco frequentato. Questa condizione non va intesa come una caratteristica permanente della strada ma valutata in concreto, nel momento stesso in cui l’esercitazione si svolge. Non si possono quindi individuare a priori le situazioni di traffico, ma dovranno essere valutate volta per volta in relazione alla specifica circostanza. L’esercitazione alla guida può essere svolta anche durante la notte. L’aspirante che viola questa disposizione è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di € 78,00. L’aspirante conducente maggiorenne può portare con sé altra persona se la carta di circolazione del veicolo lo consente, viceversa l’aspirante conducente minorenne non può mai trasportare un passeggero.

Data: 09-01-2009

E questo già fuga ogni dubbio.
Infatti il Codice della Strada, dice che (i commi 4, 5-bis, 6, 7, 8 e 9 non li riporto perché non c’entrano col discorso):

Art. 122. Esercitazioni di guida.

“Nuovo codice della strada”, decreto legisl. 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni.

TITOLO IV – GUIDA DEI VEICOLI E CONDUZIONE DEGLI ANIMALI

Art. 122. Esercitazioni di guida.

1. A chi ha fatto domanda per sostenere l’esame per la patente di guida ovvero per l’estensione di validità della patente ad altre categorie di veicoli ed è in possesso dei requisiti fisici e psichici prescritti è rilasciata un’autorizzazione per esercitarsi alla guida, previo superamento della prova di controllo delle cognizioni di cui al comma 1 dell’art. 121, che deve avvenire entro sei mesi  dalla data di  presentazione  della  domanda  per  il  conseguimento  della patente. Entro il termine di cui al  periodo  precedente  non  sono consentite più di due prove.

2. L’autorizzazione consente all’aspirante di esercitarsi su veicoli delle categorie per le quali è stata richiesta la patente o l’estensione di validità della medesima, purché al suo fianco si trovi, in funzione di istruttore, persona di età non superiore a sessantacinque anni, munita di patente valida per la stessa categoria, conseguita da almeno dieci anni, ovvero valida per la categoria superiore; l’istruttore deve, a tutti gli effetti, vigilare sulla marcia del veicolo, intervenendo tempestivamente ed efficacemente in caso di necessità. Se il veicolo non è munito di doppi comandi a pedale almeno per il freno di servizio e per l’innesto a frizione, l’istruttore non può avere età superiore a sessanta anni.

3. Agli aspiranti autorizzati ad esercitarsi per conseguire la patente di categoria A non si applicano le norme di cui al comma 2 ma quelle di cui al comma 5.

5. Le esercitazioni su veicoli nei quali non possa prendere posto, oltre al conducente, altra persona in funzione di istruttore sono consentite in luoghi poco frequentati.

Da queste norme derivano un paio di cose importanti:

  1. Con il foglio rosa non è necessario guidare la moto in compagnia di una persona con funzioni di istruttore (che, comunque, non è necessariamente un istruttore di scuola guida, ma va bene chiunque corrisponda ai canoni esplicitati nel comma 2): lo si deduce dai commi 2 e 3, in quanto è il comma 2 che stabilisce la necessità di un istruttore al fianco dell’aspirante, ed è il comma 3 che dice che per i veicoli che per guidare i quali è necessaria la patente A (ovvero le moto) il comma 2 non si applica (ma il 5). Se ne deduce dunque che per guidare le moto non è necessaria la presenza di un istruttore. Quindi le moto devono viaggiare sempre in luoghi poco frequentati (lo stabilisce il poliziotto che ti ferma se sono troppo frequentati o no…).
  2. Se l’unico limite per gli allievi conducenti (quelli con il foglio rosa) previsto dal codice della strada nell’art.122 c.d.s. è che il luogo sia poco frequentato (a questo c’è poi ovviamente da aggiungere che il mezzo utilizzato sia della stessa categoria per la quale si chiede il rilascio della patente), in accordo con la norma generale esclusiva “tutto ciò che non è vietato è permesso”, uno col foglio rosa per la patente A, se è maggiorenne (come impone l’articolo 115 del CdS) e se la moto è omologata per 2, può trasportare un passeggero.
Le uniche altre (importanti!!) cose a cui bisogna stare attenti nel caso in cui uno col foglio rosa volesse portarsi in sella un passeggero sono:
1) chiedersi: “nonostante sia legale farlo, la mia guida è già abbastanza buona da portare in giro in sicurezza un passeggero?
2) valutare bene se l’assicurazione con cui è stata assicurata la moto esercita il diritto di rivalsa in caso di sinistri con passeggero + foglio rosa: perché in tal caso, dopo che ha pagato, i soldi (non so se per i danni provocati al solo passeggero o tutti i danni tout court) li va a richiedere al conducente!
Inoltre, come scritto da un’altra persona su un forum, data la vaghezza dell’obbligo di guidare in strade poco trafficate, c’è il rischio che in un eventuale giudizio la compagnia sollevi in modo strumentale il dubbio che l’assicurato non potesse esercitarsi (e quindi nemmeno portare un passeggero) nel luogo del sinistro.
La domanda da farsi (e da fare all’assicurazione magari facendosi mettere la risposta per iscritto…) è: anche se è legale portare un passeggero con il foglio rosa (e lo è), siamo sicuri che l’assicurazione risponda dei danni nell’eventualità di un incidente?


Per finire ecco un paio di cose su cui non ho certezze a riguardo di quel che si può fare con il foglio rosa per la patente A:

  • Non ho ben capito se si possa guidare o meno in autostrada: tirando ancora in ballo la norma generale esclusiva si dovrebbe poterlo fare, a meno che non ci siano delle normative che ignoro… in effetti qualcuno dice di aver scritto alla polizia di stato e di aver avuto questo come risposta:
“[…] gli unici limiti previsti dal codice sono che il luogo sia poco frequentato e che il mezzo utilizzato sia della stessa categoria per la quale si chiede il rilascio della patente. Riguardo alla prima condizione il fatto che il luogo sia poco frequentato non va inteso come una caratteristica permanente della strada ma valutato in concreto, secondo l’equo apprezzamento dell’agente accertatore, nel momento stesso in cui l’esercitazione si svolge e non è, pertanto, esclusa l’autostrada“.
    Siccome però non ho certezza che queste parole provengano davvero dalla Polizia di Stato, non posso garantirvi la loro veridicità.
    Vedete voi.
  • Anche se non ne sono sicurissimo, trovo molto probabile che non si possa guidare all’estero (infatti, come scritto su un portale di informazione e aggiornamento sulle patenti), le licenze per gli allievi conducenti (ovvero il foglio rosa) non dovrebbero essere riconosciute all’estero).

Ricapitolando tutto da principio:
un foglio rosa deve…

    – guidare su strade poco trafficate (se ti ferma un agente, è lui che decide lo stato della strada… forse per un eventuale ricorso può servire portarsi una macchina fotografica… non so)
    – guidare un mezzo della stessa categoria per la quale si chiede il rilascio della patente
    – stare entro i confini nazionali (non ne sono sicuro ma quasi)
    – forse evitare le autostrade (su questo ho dei seri dubbi)

…  e può portare un passeggero se…

    – è maggiorenne
    – la carta di circolazione della moto lo consente
    – la sua guida è abbastanza sicura da non mettere troppo in pericolo il passeggero (regola di buon senso)
    – ha valutato bene se l’assicurazione con cui è assicurato il mezzo farebbe storie in caso di sinistro (altra regola di buon senso)

…….

Comunque, se decideste di andare in 2 sul motore con il foglio rosa, ricordatevi che tanti poliziotti credono che sia illegale!
Quindi il mio consiglio è quello di stamparvi questa mail, l’articolo 122 del codice della strada, e la risposta sul sito della Polizia dello Stato dai siti che vi ho linkato.
E poi, se si ostinassero comunque a farvi la multa, basterebbe fare ricorso: lo vincereste sicuramente  (se la legge vale ancora qualcosa..)!

CIAO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Post aggiornato a settembre 2010

dedicata agli amori inestinguibili
che si estingono
in una tepida saudade

ecco,
amore mio,
questa sera non mi lasciare, non mi lasciare questa sera amore mio.
ho spezzato mille rose rosse, cento lame di cristallo,
e la moltitudine delle notti e delle lune che ti hanno accarezzato,
oggi non sono altro che flebili viatici per i tuoi seni stanchi.

fiotti di caldo umore sgorgano dallo squarcio nel mio petto,
gessato rossore agita dalle gote tue,
i riccioli con cui giocavo –
si bagna di assenza la tua apparizione_
i riccioli del tuo cranio
danzano,
lemmi,
sui sogni miei.

giaci fra di me, nelle mie braccia,
come quel giorno in cui per la prima volta
facemmo l’amore,
noi due,
cent’anni fa;
giaci fra di me, nelle mie braccia,
come una pallida rosa
il petalo di una promessa
lo stelo della nostra nudità,
e io ti conquisto con le mie labbra stanche,
un giorno di più,
un giorno di più.

.

.

scritta alcuni anni fa come se un uomo potesse tornare ad un amore ormai morto da tempo, sapendo che comunque nuovamente ne morrà, per catturare faticosamente ogni nuovo giorno d’amore o di tiepido affetto
come una conquista
.

che si estingono
in una tiepida saudade

Un gruppo di autori residenti a Bologna sotto lo pseudonimo attivista “Luther Blisset” scrive un romanzo in cui si descrivono 30 anni di lotte ai poteri temporale e spirituale e la loro repressione, decine di personaggi, 600 pagine che ti scorrono via in un lampo, tradotto in 14 lingue, la prima opera pubblicata da una major con una formula anti-copyright.
Da quando Lutero il 31 ottobre 1517 affisse le sue 95 tesi alle porte della Cattedrale di Wittenberg l’Europa non sarebbe stata più la stessa: da Thomas Müntzer e la Rivolta Contadina al Movimento Anabattista, dalla banda di Batenburg degli Armati della Spada alla comunità Loista di Anversa. Dal mercato sotterraneo di libri dissidenti, all’anabattismo italiano.
“Eresie, insurrezioni, battaglie, duelli, amori, amplessi, vendette, processi, roghi e piani mandati all’aria da imprevedibili rovesci del destino” [dal sito di Wu Ming, il nuovo nome collettivo degli autori].
Due personaggi inventati, due nemici, percorrono fedelmente 30 anni di storia Europea colma di personaggi ed eventi reali.
Un romanzo politico assolutamente attuale, chiave per leggere i nostri tempi.
Un romanzo insanguinato, duro.
Non pensavo che esistesse un libro tanto enorme, meraviglioso, infuocato come questo.
Non è un libro che tutti gli stomaci e tutte le mentalità possano tollerare.
Tra i migliori che siano mai stati scritti, secondo me.

Prospetto e profetizzo un passaggio nella produzione dei vari beni presenti sul mercato: oggi prodotti da varie aziende di terzi, un domani lo saranno da ampie comunità auto-organizzantesi formate dagli usufruitori primari di quegli stessi beni, in maniera non dissimile da come sta già avvenendo per il software, seppur con le necessarie differenze: le persone comuni non saranno più soltanto sceglitrici, e nemmeno semplici masse critiche capaci di condizionare il mercato, bensì produttori, cuore stesso del mercato.
Dai beni primari ai secondari ai terziari.
Un meraviglioso meccanismo autogestito, autorigenerante, autocontrollato.
Un meraviglioso stravolgimento del mercato.

Spogliatemi oggi nubi,
rendetemi vergine,
occhi gialli e labbra carnose
donatemi
e guance rossicce.

.

.

Da oggi incomincio a pubblicare qualche mio scritto e poesia.

“Se avrai Fede entrerai in Paradiso, altrimenti andrai all’Inferno!”
“Voglio aver Fede, Padre! Mi dica cosa devo fare!”
“Devi fare la Volontà di Dio, Figlio mio!”
“Mi dica Padre, qual è la Volontà di Dio?”
“Per conoscerla devi affidarti alla Parola di Dio, messa per iscritto nelle Sacre Scritture dagli Uomini che Lui ha scelto, ed affidarti nella sua giusta interpretazione al Capo della Chiesa: in materia di Fede Egli è infallibile!”
“Va bene, Padre, ma chi mi garantisce che ciò che hanno scritto gli uomini sia realmente stato dettato da Dio, e che il Capo della Chiesa sia veramente, in materia di Fede, infallibile?”
“L’ha detto Dio!”
“La prego, Padre, mi faccia capire: il Capo della Chiesa dice di rappresentare la voce di Dio perché l’ha detto Dio, ma il fatto che l’abbia veramente detto Dio ce lo garantisce proprio il Capo della Chiesa… non ci trova qualcosa di strano? Chi mi assicura che questa voce l’abbia messa in giro proprio Dio e non il Capo della Chiesa? E chi mi dà la prova che le Sacre Scritture rappresentino veramente la Parola di Dio? Chi mi garantisce cioè che il Capo della Chiesa, e la Chiesa stessa, non si siano legittimati da soli?
“Arrr… il tuo cuore lo sa!”
“Ma allora devo ascoltare prima il mio cuore, e poi il Capo della Chiesa e le Sacre Scritture?! E tutti coloro il cui cuore suggerisce che il Capo della Chiesa non è veramente il massimo rappresentante di Dio in Terra e le Sacre Scritture non sono veramente la Parola di Dio?”
“Sono degli eretici! Non è la Parola di Dio che soffia contro le porte sprangate del loro cuore quella che ascoltano, seguono piuttosto il sibilo ammaliatore di Satana! Inoltre è evidente che dietro al Capo della Chiesa ed alle Sacre Scritture, e quindi a tutta la Chiesa, vi sia l’Unico Dio: solo così si spiegano infatti gli innumerevoli Miracoli e le Sante Opere che la Chiesa ha negli anni compiuto, e la sua diffusione nel mondo!”
“Padre, questo suo giudizio è quanto di più soggettivo ci possa essere e non trovo alcun motivo né razionale, né emotivo, né spirituale per cui debba essere unanimemente condiviso; trovo inoltre che l’unica cosa veramente evidente sia che la Chiesa ed il suo Capo abbiano una grande convenienza a che la loro autorità venga largamente riconosciuta”
“Figliolo…”
“Padre…”
“Tu andrai all’Inferno, Figliolo”
“Non c’è peggior peccato, Padre, che controllare gli uomini schiavizzando Dio”
“Andrai all’Inferno”
“Forse ne sto uscendo”

“Morire non mi piace per niente. Credo sarà l’ultima cosa che farò.”
R. Benigni

“Caro Ale

sono appena sceso in camera e vi ho trovato Vera seduta accanto al letto su cui la nonna sta dormendo col suo volto emaciato e stanco. Muove continuamente le mani in una strana e lenta tiritera, alzandole e lasciandole cadere rigirate sul letto. Lei dice di non soffrire, ed è una cosa meravigliosa. Chissà perché muove le braccia e le mani.. forse un riflesso? Forse per non pensare? È incredibile la lucidità di questa donna, che pure così visibilmente estraniata ed ormai addormentata è così presente e cosciente di ciò che le accade intorno… ha dei tempi di reazione incredibilmente brevi per quanto riguarda il capire alcune cose, come la presenza mia e di Vera, ad esempio, nonostante tutto il resto sia così inesorabilmente rallentato… la stanza è colma dell’illuminazione perfetta garantita da una progettazione sapiente e accorta, le immense vetrate la lasciano filtrare quasi ad abbracciarci, la musica dal lettore esce dolce e sottovoce, tutto è incantato in quella stanza e la nonna ne è la regina, come se tutto si schiudesse per lei, come se lei fosse una farfalla sul ciglio di nascere.
Non ci vorrà più molto tempo ormai, ma è stato bellissimo starle a mia volta accanto e stringere la mano a tutte e 2.. mi pare felice nella sua immensa stanchezza, è davvero felice di vederci, questo è un regalo reciproco che rende felice anche me… sai, come futuro medico, ho pensato che il medico che arriva ad ignorare la morte dei propri pazienti ed a non stringere la mano ai moribondi e a non provare compassione per loro è l’ennesima sconfitta per il sistema umano. Ci può essere così tanta bellezza nella morte, Ale, che è desolante vedere quanto ci si affanni a tenerla al di fuori dei nostri ospedali… davvero.”

Ti abbraccio
Sandro”.



Spesso tendiamo a proteggere i bambini dal dolore e dalla morte facendoglieli incontrare il più tardi possibile, conosco – e le conoscerete senz’altro anche voi – persone alle quali quando erano piccole è stato negato di incontrare parenti o amici nei loro ultimi giorni di vita perché ritenute troppo piccole per affrontare cose troppo brutte; però non va bene così, la vita è anche cose brutte, o perlomeno è un affrontare cose brutte, per farle magari diventare belle, ed ecco, io credo che questo nascondere i bambini dalla morte sia poi nasconderli dalla vita.

Leo Buscaglia in “Vivere, Amare, Capirsi”, scriveva un pezzo magico:

“Quando arrivai a Calcutta, scesi dal treno, e non avevo ancora percorso quattrocento metri quando, come per un sovraccarico percettivo, vidi tutto ciò che c’è da vedere nella vita! Vidi infelicità, vidi disperazione, vidi bambini che morivano di fame, vidi gente dall’espressione angosciata, vidi gioia e vidi rapimento. Sì, vidi anche rapimento. Vidi fiori e danze e bellezze e morte. In quattrocento metri… mentre avevo impegnato tanti anni della mia vita solo per incominciare a imparare cos’è la vita.
Ed è questo che intendo dire quando affermo che noi neghiamo la vita ai bambini.”

Non voglio generalizzare, ogni situazione è a sé e sono certo che ci siano cose che un bambino, e forse anche un adulto, non dovrebbe vedere; ma le situazioni standard di malattia e morte – da ex bambino che la morte l’ha in qualche modo incontrata e ne ha sofferto –, trovo che la decisione di affrontare le “cose brutte” negandole, piuttosto che trovandovi nuovi punti di accesso, sia alla lunga dannosa per la nostra qualità di vita.

Cristo! Sarò un medico e nessuno nei passati 4 e più anni di università mi ha mai anche solo incoraggiato ad affrontare la morte in modo profondo e sincero!

La “cultura della morte sottovoce” ha fatto sì non solo che nelle università di medicina sul come affrontare la morte non vengano né spese parole in aula (il che è parzialmente comprensibile dato che non sono cose che si possono apprendere in modo “didattico”(se esiste qualcosa che si può apprendere in modo “didattico”)) né tantomeno incoraggiati gli studenti in una propria ricerca interiore; ma pure che negli ospedali e nelle case di riposo la morte di decine e centinaia e migliaia di persone al giorno avvenga in modo sterile, come di routine: un po’ perché è una routine, ma un po’ anche perché nessun paziente – anche i molti con cui sarebbe possibile – viene incoraggiato a incontrare la morte nel modo a lui più congeniale: questa è una società che nega bellezza alla morte. Non voglio dire che la morte sia bella – francamente ora come ora ne farei anche a meno – né fare un discorso religioso – perché la morte non riguarda solo i religiosi –, ma visto che da che mondo è mondo ognuno di noi deve morire, farlo con le persone, nel modo, nel luogo a noi più congeniali sarebbe decisamente preferibile al morire soli o quasi in un letto d’ospedale dalle pareti verdine.

Qualcosa si sta già muovendo anche a livello istituzionale, per esempio con la diffusione degli Hospice, ma il più, il cambiamento culturale che attraversi trasversalmente la società, rimane ancora da intraprendere.

Uno dei miei maestri di vita e medicina è Patch Adams, che ho avuto la fortuna di incontrare ed ascoltare personalmente, e che stimo enormemente per quello che fa, che è, e per la sua profonda intelligenza.
Tra le molte rivouzioni che ha portato in medicina, la più classica delle quali – il clown – è stata anche troppo istituzionalizzata, ci sono anche le sue riflessioni sulla “morte divertente” (che vanno bene per chiunque, non solo per i medici). Dice Patch:

“La morte ha sempre goduto di cattiva pubblicità. Molte ore della nostra vita trascorrono nel terrore di questo grande mistero. Morire è una delle poche cose che tutti devono fare, ma spesso non riusciamo a sopportarne il pensiero. La nostra società sente un tale disagio nei confronti della morte che, nonostante l’incredibile preoccupazione che provoca, poche persone desiderano parlarne apertamente, come argomento di una conversazione stimolante. […] Quando ero uno studente di medicina non ho mai assistito a una lezione sulla morte. Questa è una trascuratezza grave. La gente muore. Le vite sono distrutte dalla paura che ciò avvenga e le famiglie sono devastate quando succede. Ciononostante l’istruzione medica la ignora. […] I medici non sono qui per prevenire la morte! Siamo qui per aiutare i pazienti a vivere la più alta qualità di vita e, quando non è più possibile, favorire la più alta qualità di morte. Se noi medici non riusciamo ad essere completamente a nostro agio nei confronti della morte prendiamo in giro noi stessi e i nostri pazienti con un glorioso canto del cigno. Quando cominciai a praticare la medicina in reparto, durante il mio terzo anno di scuola di medicina, divenne ovvio che la morte fosse la realtà più sconfortante della vita. Molto spesso i pazienti che stavano palesemente morendo erano abbandonati: lasciati morire. […] È un difetto della medicina moderna che i medici non riescano a vedere quali potenzialità abbia il trasformare un rito di passaggio in un’esperienza meravigliosa.”

“Ogni volta che trascorro del tempo con una persona che muore trovo in effetti una persona che vive. I giovani vicini alla morte sono stati molto efficaci nell’esprimerlo. Ricordo una bambina di undici anni che aveva un tumore alle ossa del viso molto esteso, con un occhio che galleggiava nella massa. La maggior parte delle persone trovava difficile stare con lei a causa del suo aspetto. Il suo dolore non era dovuto al fatto che stava morendo, ma alla solitudine dovuta all’essere una persona che non si riusciva a guardare. Noi due giocammo, scherzammo e godemmo della sua vita finché non si spense. Quello fu il momento in cui presi l’impegno di godere della presenza dei malati in modo profondo e di comportarmi in modo normale con loro.
Un altro amico, di poco più di vent’anni, malato di cancro, disse in modo enfatico che era una persona viva e che odiava il disagio che la gente dimostrava per la sua morte. Questo disagio, diceva, interferiva con la sua vita. Andò ad una grande ballo, poco prima di morire: gli era rimasta solo parte di un polmone, ma ballò più a lungo e più intensamente della maggior parte delle persone presenti. Morire è il processo che inizia pochi minuti prima della morte, quando il cervello viene privato dell’ossigeno, tutto il resto è vivere.
[…] Così incoraggiai i pazienti a morire nella propria casa e accettai di assisterli là. Ogni volta che l’ho fatto, dall’esperienza della morte è stata rimossa buona parte della paura. Ogni volta sia i pazienti che la famiglie sono stati profondamente grati, spesso sperimentando la stessa gioia e felicità di una nascita in casa. Queste famiglie sono le più grate di tutte quelle che io ho conosciuto. Mi rendo conto di come solo poche persone oggi abbiano sperimentato in modo pieno la morte di un caro. Quando avevo sedici anni mio padre morì in un ospedale senza la sua famiglia e senza la possibilità di dire addio. Mi sento arrabbiato e tradito dal fatto di non essere stato con lui in quel momento. […] Se i corsi sulla nascita possono renderla una bellissima esperienza, perché non fare dei corsi sulla morte, per prepararci alla morte? Spesso, rendere familiare un’esperienza di vita, riduce l’ansia che essa genera. Questa è la ragione per la quale sostengo la morte divertente. Ho chiesto a migliaia di persone che cosa pensano della loro morte, e ho sentito ricorrere sempre queste risposte: “Non voglio che sia dolorosa” e “Vorrei che accadesse nel sonno”. Credo che, con uno sforzo cosciente e una pianificazione, il morire possa essere un evento previsto e dotato di una sua bellezza, condiviso con la famiglia e gli amici, un’ultima celebrazione dello stare insieme.
Così chiedo ai miei pazienti di immaginare che tipo di morte vorrebbero. […] “Vorresti una fine da solo in ospedale, con tutti che si comportano come se fossi già morto? O sarebbe più di tuo gradimento una morte divertente?” Con “divertente”, intendo semplicemente qualsiasi cosa un individuo consideri ideale, nei limiti del realizzabile.
Nel nostro ospedale, e nelle case dei pazienti che lo desiderano, coinvolgeremo i pazienti terminali nel pianificare la loro morte. Incoraggeremo il dialogo con le famiglie, cosicché i desideri del paziente siano chiari per tutti. Suggerendo una morte divertente, spero che i pazienti e i loro amici useranno la loro creatività per concepire un’esperienza di morte che non sia solo tranquilla, ma anche prevista correttamente. […] Alcuni potrebbero preferire una morte tranquilla a casa con la famiglia e un sacerdote raccolto in preghiera, dando il benvenuto all’eternità. […] Per qualcuno potrebbe essere adatta una festa danzante selvaggia. Per me, dato che sono una persona un po’ folle, vorrei una morte folle. La chiave è la scelta personale.
[…] La maggior parte dei pazienti con cui ho parlato desidera solo essera a casa con i propri cari e in un ambiente familiare, magari con musica, massaggi, preghiere, e qualche ricordo in più.
[…] Smettiamo di aver paura della morte e trasformiamola in un’esperienza che può avvicinarci come famiglia. Scegliamo una morte divertente.”

da “Salute!”, Patch Adams.

È stato molto istruttivo accompagnare la nonna di Vera nel suo ultimo viaggio, è stata una conferma a molte delle cose che scriveva Patch.
I famigliari che sono stati presenti nei suoi ultimi giorni hanno vissuto un qualcosa di straordinario, e quelli che non l’hanno fatto se lo sono perso, magari per andare a lavorare.

Qualcuno mi mostri l’utilità e il senso di vivere assecondando la mediocrità della nostra società e dei suoi governanti, con i suoi cliché così distanti da come un bambino vorrebbe e potrebbe vivere. È tempo che la vita riacquisti la bellezza che le spetta, e venga glorificata con una morte degna.

Questa è la mail che scrissi al mio amico Alessando pochi giorni dopo la prima:

“Caro Ale

ieri è morta la nonna di Vera.
Proprio ier mattina me ne sono andato dalla sua casa in Svizzera per tornarmene alla mia a Prato, mentre una neve bellissima e dolce
fioccava giù.
Un paio d’ore dopo esser rincasato mi ha telefonato Vera piangendo.
Manca tanto anche a me, posso davvero dire che è stata la mia terza nonna… mostrava una predilezione per me e ne sono onorato… mi mancherà tanto la sua presenza in quella casa per me così magica e che tanto di più lo è per Vera…
Al telefono mi ha detto che in un momento in cui lei, sua zia e sua mamma erano nella stanza, la nonna – che non era praticamente più cosciente da 2 o 3 giorni e mai apriva gli occhi se non a spiraglio e non offriva più risposta alcuna – ha fatto un ultimo profondo respiro, ha spalancato gli occhi in una esplosione di intensa ed improvvisa lucidità – come ritornando indietro da chissà quale mondo distante – ha guardato Vera, la mamma e la zia che erano con lei in camera, ha rivolto loro un immenso sorriso radioso ad abbracciarle, ha chiuso gli occhi una ultima volta e dopo un altro paio di respiri interrotti ma in pace, basta, non ne ha fatti più.
Caro Ale, è stata una cosa magica in una famiglia magica in una casa magica.
Visto che tutti dobbiamo morire, che bello morire così!

PREOCCUPATISSIMO per le riforme costituzionali e sulla libertà in internet che questa destra SCELLERATA vuole fare, DISGUSTATO dalla tiepidezza con cui il PD fa opposizione, FRASTORNATO dalla gente che ignora o addirittura appoggia ciò che così chiaramente è marcio, DECISO a cambiare il nostro tipo di gestione del potere con uno più condiviso che passi dalla CONSAPEVOLEZZA delle persone comuni e dalla loro CAPACITÀ CRITICA, che è esattamente ciò che non si insegna a scuola.

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È CALDAMENTE CONSIGLIATO PERMETTERSI DI FARE ERRORI!

Questo sito in perenne modifica si propone di fare e dire tante cose e quindi si suppone che tante volte sbaglierà. La creatività presuppone la libertà di fallire, il cambiamento sociale anche. Un richiamo a questo concetto (e a molti altri) si trova anche in questo bel video qua! Permettersi di fare errori è forse il miglior modo per correggerli. Dato poi che di errori ne faccio tanti e che il mio pensiero è perennemente in evoluzione, non è difficile che al termine di un mio post possiate incontrare un aggiornamento scritto in rosso. Siete caldissimamente invitati a esporre critiche dubbi consensi e quant'altro di civilmente espresso al fine di contribuire all'aggiornamento e al perfezionamento dei miei pensieri! GRAZIE!!!

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