Il mio amico Nuvola e la cara Morena Fanti stanno trattando quaggiù l’annoso problema del razzismo.
Io pure sono preoccupato per l’andazzo che sta pigliando in Italia la questione, perché sebbene da qualche mese sia in Spagna in Erasmus ricordo che già prima che partissi gli italiani che parlavano male degli stranieri stavano aumentando… e ora non mi sembra che la tendenza stia invertendosi.
Qui a Valencia le cose sembrano andare un po’ meglio: c’è generalmente più integrazione e rispetto, per es. un sacco di persone, non solo giovani, magari di ritorno dal lavoro, o andando a comprare il pane, si fermano a parlare anche a lungo con barboni, artisti di strada, ecc., cosa che raramente vedo fare da noi.
Ma Valencia è una città viva, e una delle sue anime sono i tanti suonatori e artisti di strada, indubitabilmente.
Questo almeno è quello che vedo io.
Per quanto riguarda la delinquenza di molti immigrati (e già sarebbe un successo riconoscere che non li riguarda tutti e forse nemmeno la maggioranza) bisogna dire che è cosa ovvia in quanto l’emigrazione va di pari passo con la povertà e la povertà con la delinquenza, purtuttavia si dovrebbe anche ragionare sulle origini della delinquenza, e dei poveri, e dell’emigrazione, e magari indagare anche se noi italiani abbiamo o meno un ruolo storico nella faccenda.
Si parla spesso del debito dei paesi poveri nei confronti di quelli ricchi, ma quello dei ricchi nei confronti dei paesi poveri meno.
Ci sono ragioni sia storiche che attuali nelle quali siamo implicati e che stanno portando alla immigrazione e alla sua delinquenza.
Ma ora ancor più che parlare di razzismo voglio fare qualcosa di pratico, dato che il principale obiettivo di questo blog è quello di proporsi come fucina di idee, luogo in cui si danno spunti sia teorici ma soprattutto pratici, cose tangibili da realizzare.
Vorrei che così fosse usato anche da voi.
In attesa di partorire col vostro aiuto alcune grandi soluzioni, comincerò con una cosa piccolina: mi faccio una maglietta antirazzista, con un disegno, una scritta, il cui significato, immediatamente intelligibile, sarà “tu, immigrato, sei ben accetto da me!”.
Tanto per portare il mio piccolo, in maniera chiara, per strada.
Poi mi fermerò da barboni artisti di strada passanti qualunque ecc. e ci parlerò e gli chiederò di firmarmi la maglietta.
Se in tanti si andasse in giro con una maglietta che mette subito in chiaro le cose, ma soprattutto con l’intenzione di non giudicare in base alla nazionalità, già un’altra aria tirerebbe per la strada.
Propongo a tutti i lettori e quindi anche alla blogoclasse dell’università di medicina di Firenze di realizzare una maglietta antirazzista e andarci in giro per strada, ma soprattutto chiedo a tutti di trovare soluzioni personali al problema, e magari di discuterne qui o altrove.
aggiornamento: la maglietta è stata infine fatta e degli ulteriori sviluppi se ne parla qui



8 comments
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24 marzo 2009 a 9:08 pm
egocentricamente
Umm bella idea! adesso avrei un esame tra capo e collo il prossimo venerdì, ma la tua proposta è ganza quindi la tengo in considerazione e penso a come realizzarla. Quando l’ho fatta mi faccio una foto e la posto ok?
Baci
Pat
25 marzo 2009 a 8:55 pm
maialinporcello
ok!
la mi’ ragazza ha oggi comprato i pennarelli per scrivere sulle magliette.. stasera ci si mette a farle…
e poi posto anch’io le foto!
un bacione!
(e quando pubblichi un nuovo post? non vedo l’ora di risponderti “per le rime”
)
27 marzo 2009 a 8:07 pm
asterione88
Oh io coi barboni ci parlo abitualmente – quando sono completamente svitati mi va anche meglio! Parlo anche coi ragazzi africani che vendono la roba, ho conosciuto persone ganze.
Comunque, io ho la mia visione sul problema razzismo. Soluzioni pratiche, poche. Però tipo. Allora, io provo a immaginarmi cosa succederebbe se un giorno prendessi e andassi in India. Così, a caso.
Sono in un paese di cui non conosco leggi, lingue, e usanze. Ora, la prima, primissima cosa di cui avrei bisogno quale sarebbe? Un lavoro? mmm… ancora prima? Una casa? un letto? da mangiare? No! La lingua! La lingua è la prima cosa che avrei bisogno di sapere: se conosco un minimo di indiano, potrei chiedere informazioni, cercare lavoro, etc.
Per cui, una mia prima soluzione pratica sarebbe che lo Stato si affianchi all’immigrante, istituendo corsi di italiano-base; distribuendo volantini informativi che spieghino dove andare e a chi chiedere per cercare lavoro e casa!
28 marzo 2009 a 2:41 pm
maialinporcello
interessante! bisognerebbe informarci se esistono già cose del genere… altrimenti bissognerebbe farle.
Lo sai asterione? uno degli obiettivi è smuovere le cose anche “in grande”, qualunque via, se “etica”, per me è permessa: dall’andare in politica e istituzionalizzare questi corsi, a organizzare una rete “orizzontale” di persone che si mettono a fare lezioni gratuite di italiano agli immigrati… alla fine non sarebbe nemmeno necessario che ci fossero esperti insegnanti, bastererebbe qualcuno che sa bene la lingua madre e che fosse disponibile a dedicare qualche ora alla settimana agli immigrati… certo magari conoscere la lingua di loro magari è un altro requisito… però, appunto, non sarebbe una cosa così impossibile da fare!
la mi’ mamma, santa donna, ha già fatto già qualcosa del genere..
questa è una proposta pratica, buona, certo non risolve alla radice il problema del razzismo, ma di certo nemmeno una maglietta lo fa
bravo asterione…. quale sarebbe secondo te il prossimo passo per muoversi in tal senso? presentare un progetto al comune? parlare di persona agli immigrati che non sanno l’italiano? (è pieno in viale morgagni, per chi abita a firenze)… dimmi te
e grazie!
3 aprile 2009 a 8:27 am
egocentricamente
Sono molto interessata alla soluzione proposta da Asterione! Nel mio piccolo quando vennero ad abitare vicino a casa mia una coppia di albanesi con un bambino piccolo come la mia prima figlia, scaricai dal sito del comune di Firenze una guida in albanese, sulla quale erano riportati gli indirizzi degli uffici e i numeri di telefono per la pubblica amministrazione. Il babbo albanese non riusciva a crederci. Però ovviamente questa miniguida non è che contenesse le informazioni necessarie per sopravvivere, tipo dove trovare un lavoro o dove affittare una casa non a prezzi esorbitanti. Il problema è proprio questo: il fatto che nessuno fa niente per niente, che chi decide di affittare una casa lo fa a prezzi esagerati quando si tratta di immigrati, se devi offrire un lavoro ad un immigrato lo fai prima di tutto a nero e poi lo paghi meno del dovuto. Questo è l’”antietico” del problema. Comunque io ho già avuto esperienze di insegnamento dell’italiano agli stranieri, quindi se occorre, mi offro volontariamente e gratuitamente per un progetto di questo tipo. Capisco che Asterione avrà da ridire sul mio italiano che non è proprio da Accademia della Crusca, ma anche se scrivo “perchè” e non “perché” (visto che mi sta fatica pigiare il tasto del maiuscolo e mettere la é giusta), ho comunque superato brillantemente la prova di Italiano all’esame di maturità scientifica, quindi mi ritengo abbastanza idonea per riuscire a far districare un immigrato tra i nodi dell’italico idioma! Ah, non credo che occorra conoscere la lingua di origine dell’immigrato: quando si insegna a parlare ai bambini non si conosce il bambinese, occorre solo pazienza e l’applicazione dei moderni sistemi di apprendimento veloce delle lingue, che puntano a fornire un buon vocabolario e soprattutto a farlo in modo empatico!!
Vi abbraccio
7 aprile 2009 a 10:26 am
Mari
@asterione e egocentricamente: anch’io sono d’accordo con asterione,l’apprendimento di un idioma e’ fondamentale;me ne accorgo ora che sto facendo l’erasmus all’estero di quanto importante sia poter comunicare;per le cose spicciole(chiedere informazioni,sostenere una conversazione base,capire cio’ che mi dicono,studiare) me la cavo e non e’ poco,pero’ per i pensieri piu’ complessi e astratti mi trovo in difficolta’ e a volte e’ davvero frustrante.
Trovo bellissimo cio’ che ha fatto egocentricamente e propongo di rifare una cosa simile.Mi spiego. Potremmo organizzarci noi studenti e dire di mettere a disposizione un pomeriggio alla settimana(sera,mattina,quando vogliamo insomma) ,ritrovarci e offrire del tempo a persone straniere che hanno bisogno di una mano per la lingua,conversare con loro,oppure aiutarli proprio nella ricarca di informazioni etc.. ancora non ho pensato bene a come strutturarla,ma potrebbe venire fuori un bello scambio culturale..solo un esempio: qui a Valencia( in un giardino grande dove le persone fanno varie attivita’)un gruppo di persone africane si sono riunite e danno lezione di danza africana e di percussione…magari sto correndo coi pensieri,ma la vedo anche in grande,potrebbe essere un momento di scambio e conoscenza dell’”altro”;se poi viene fuori qualcosa di bello magari riusciamo a coinvolgere anche altre persone esterne e cosi’ gia’ si abbatte qualche pregiudizio
14 aprile 2009 a 7:02 pm
maialinporcello
allora dopo tutto questo tempo ho deciso come fare la maglietta: ci scrivo sul davanti “CHIUNQUE TU SIA DA ME SEI BEN ACCETTO!” e poi anche una traduzione in inglese e in spagnolo, le 2 lingue più parlate al mondo
poi sotto la scritta voglio disegnarci un gruppo di persone di tipi diversi: neri bianchi gialli preti barboni studenti professori gay islamisti buddhisti cattolici scemi geni punkettoni frikkettoni fascisti comunisti insomma molti tipi di etichette diverse tutte insieme…
comincio con la scritta, che la posso fare velocemente, il disegno, visto che sono perfezionista e lo voglio fare bene, lo farò in un secondo momento
… poi forse ci metterò tutta una serie di opcional assurdi tipo bigliettini che la gente potrà staccare dalla maglietta con su scritto l’indiririzzo internet in cui si discute della maglietta… oddio forse questo è troppo trash… però magari può favorire il contatto con gli estranei! (oddio: forse è troppo trash e basta!
)
30 aprile 2009 a 1:34 pm
guerrilla gardening & maglietta antirazzista & tanta cacca per contorno con morale! « Esperimento per la progettazione di una società
[...] e Cipollotto (veri nomi Lisa e Daria) ci siamo messi a fare le magliette antirazziste che dicevamo qui e anche [...]